giovedì 4 dicembre 2014

Difesa, non si posso acquistare nuove navi militari

Come Sinistra Ecologia Libertà in Commissione Difesa abbiamo espresso la nostra contrarietà all’acquisto di nuove navi, peraltro a carico del Ministero dello Sviluppo Economico e non della Difesa. Non si possono spendere in questo momento di crisi per il nostro Paese 5,4 miliardi di euro per i prossimi anni. Ma l’Italia con l’acquisto di tutte queste navi e dei caccia F35 ha deciso di dichiarare guerra a qualcuno?

Le nuove 10 Fregate previste nel programma, la cui grandezza e dotazione d’arma non rispondono all’esigenza di soccorso dei migranti ed alla salvaguardia delle vite umane, sono vere e proprie navi da guerra che, insieme al programma Fremm e ai nuovi sommergibili, trasformeranno la nostra Marina Militare in quella dotata di maggiore capacità offensiva d’Europa. La ministra Pinotti da mesi ci dice che sarà il libro bianco della difesa a fissare gli obiettivi. Fino ad ora però del libro bianco nessuna notizia mentre continuano gli acquisti. Va assolutamente evitato di assecondare le voglie di rafforzamento militare, in ottica da grande potenza militare, degli Stati maggiori della Difesa delle diverse Forze armate. È la politica che definisce il ruolo del nostro Paese non i generali.

martedì 2 dicembre 2014

Ilva di Taranto, bene l’ipotesi di un intervento pubblico

Bene il Premier Renzi sulla possibilità di un intervento pubblico per il siderurgico Ilva di Taranto. E’ una proposta avanzata da Sel ed è una possibile soluzione alla gravissima situazione sanitaria, ambientale ed economica della provincia jonica. Bisogna però fare molta attenzione non essendo tollerabile un’operazione sulla falsariga di quella che ha portato alla vendita di Alitalia. Non è possibile continuare a giocare sulla pelle dei tarantini.
L’intervento pubblico deve servire al risanamento, comprensivo ed attuativo di tutte le prescrizioni Aia, e deve definire a monte le risorse da utilizzare, prevedendo l’effettivo sblocco dei fondi sequestrati alla proprietà Riva e l’esclusione di qualsiasi coinvolgimento della famiglia stessa. Poi si potrebbe seguire un nuovo modello di governance sull’esempio tedesco con la creazione del “Consiglio di sorveglianza”: un consiglio, operativo e riconosciuto, composto dalle rappresentanze di azienda e dei lavoratori oltre che da rappresentanze di tutti i cosiddetti “portatori di interesse”, quali Comune, Regione, Arpa e le associazioni ambientaliste. Una innovazione senza pari. Cambiare verso alle politiche aziendali ed ai rapporti di forza interni è il vero governo del cambiamento.

giovedì 13 novembre 2014

Legge di bilancio, aumentati fondi per i servizi della Difesa

Oggi in V° Commissione è stato approvato un emendamento alla Legge di Bilancio, a mia prima firma, che puntava a ripristinare le risorse per i contratti di appalto per i servizi di manovalanza, pulizie e ristorazione degli Enti della Difesa, con riferimento particolare alla provincia jonica.
Con il mio testo si prevedeva uno stanziamento aggiuntivo di un milione di euro annui per il 2015, 2016 ed il 2017.
Il Governo lo ha accolto, modificando però il testo con la previsione di uno stanziamento di 500 mila euro solo per il 2015.
Mi ritengo, quindi, parzialmente soddisfatta perché quella del Governo non è una risposta completa e lungimirante, tuttavia rappresenta una base di partenza per raggiungere l’obiettivo preposto, e cioè quello del reperimento dei fondi per il triennio 2015-2017, e l’inversione di una tendenza ai tagli delle risorse che avevano messo a rischio le condizioni di vita di molti lavoratori. Si tratterà, nei prossimi mesi a partire da gennaio del 2015, di vigilare affinché quei fondi siano destinati prioritariamente ai lavoratori degli Enti della Difesa del territorio jonico.

giovedì 23 ottobre 2014

Torre Veneri, silenzio del governo sulle esercitazioni militari

Come già denunciato da varie associazioni, a Torre Veneri insiste un poligono militare dove quotidianamente, e secondo un calendario fittissimo, si svolgono esercitazioni con spari a ridosso della spiaggia e dell’area protetta di grande interesse naturalistico. Oltre al disagio arrecato agli abitanti della zona, molte esercitazioni avvengono in orari notturni, la spiaggia ed il mare risultano piene di ogive e residui delle esplosioni che rischiano di impattare e distruggere l’ecosistema. Già la Procura di Lecce ha aperto un’inchiesta che ha dimostrato in maniera univoca una condizione di grave inquinamento della zona. Tutto questo non è ammissibile, i ministri Pinotti e Galletti interrompano immediatamente le esercitazioni militari Nato “Eagle Joker 14” iniziate il 14 ottobre nell’area addestrativa del Poligono di Torre Veneri in provincia di Lecce e verifichino i rischi per la popolazione e per l’ambiente. Non si può accettare che per far esercitare i militari si comprometta un territorio che invece andrebbe valorizzato per le sue bellezze naturali e paesaggistiche.

mercoledì 22 ottobre 2014

Il futuro dell’ILVA, il governo riferisca al più presto in Aula

Ho inviato alla Presidenza della Camera, insieme ai colleghi Francesco Ferrara ed Arturo Scotto, una richiesta di informativa urgente in merito all’ILVA di Taranto.
Durante la legislatura in corso, infatti, sono stati varati diversi provvedimenti in riferimento all’Ilva di Taranto, a partire da quello di commissariamento.
Attraverso l’adozione di questi provvedimenti, in risposta alle prescrizioni della Unione Europea e sulla scia del lavoro svolto dalle ultime due giunte Vendola, si sarebbe dovuti giungere alla redazione e soprattutto alla applicazione di un piano ambientale e di un piano industriale in grado di garantire gli attuali livelli occupazionali, nel pieno rispetto dell’AIA per la tutela ambientale e della salute. Il tutto, con la previsione di utilizzo dei fondi sequestrati alla famiglia Riva.
Ad oggi però questo non è avvenuto. Le colpe, sia del Governo Letta che di quello Renzi, sono evidenti.
Non è mai stata presentata una relazione sulla situazione epidemiologica, risultando quindi inascoltato l’ultimo aggiornamento dello studio “Sentieri”, né tantomeno un progetto a lungo termine sulla filiera dell’acciaio. I tempi di attuazione del Piano ambientale continuano a slittare; manca un piano industriale dopo la cancellazione di quello preparato dal precedente Commissario; non si è a conoscenza delle iniziative del nuovo sub commissario Carrubba, nominato da pochi giorni; si attendono notizie certe circa la possibilità di utilizzo dei fondi sequestrati alla famiglia Riva.
Oltre tutto questo, il Governo sembra intenzionato a procedere alla vendita del siderurgico di Taranto ad una compagnia straniera, presumibilmente la “Arcerol Mittal”, senza aver intavolato alcuna discussione con le organizzazioni sindacali e senza, cosa ancora più grave, aver sciolto i nodi relativi all’impatto ambientale della produzione.
Per tutto questo ho chiesto una immediata risposta del Governo in Aula, in modo da definire le motivazioni che stanno portando alla vendita ed i dettagli delle relative trattative.
L’esecutivo dovrà produrre inoltre una informativa circa la incompleta e parziale attuazione delle misure previste per la messa in sicurezza e le bonifiche dello stabilimento.

mercoledì 15 ottobre 2014

“Tempa Rossa”, per la città di Taranto altri veleni in arrivo


Come noto, tale progetto riguarda un giacimento petrolifero della Total E&P, sito in Basilicata, che avrà una capacità produttiva giornaliera di oltre 50000 barili di petrolio, 230000 metri cubi di
gas e 240 tonnellate di GPL.
Lo stoccaggio e la movimentazione del greggio prodotto riguarderà l’impianto di raffinazione ENI di Taranto, con conseguente emissione di composti organici volatili, fra cui gli “IPA” (Idrocarburi
policiclici aromatici), in una città che subisce già una allarmante incidenza delle patologie tumorali.
Bisogna ricordare che l’allora Ministro dell’Ambiente, in data 27.10.2011, decretò la compatibilità ambientale al progetto “Tempa Rossa” rilasciando “l’autorizzazione all’esercizio”, VIA-AIA.
Tutto questo senza attendere il parere endoprocedimentale della Regione che, fra le altre cose, prescriveva a carico dell’ENI la presentazione all’ARPA e all’ASL territorialmente competente della
Valutazione di Incidenza Sanitaria (VIS). Documento che, ad oggi, non è mai stato depositato.
Successivamente, nell’ottobre 2012, il Comune di Taranto approvò un ordine del giorno con cui si deliberava l’orientamento contrario alla realizzazione da parte dell’ENI dell’impianto di stoccaggio.
Ci sono potenziali rischi per i cittadini della provincia jonica, già martoriata, ed infatti l’Assessorato regionale per l’ambiente, il 30 settembre scorso, ha disposto la costituzione di una cabina di regia ARPA-ARES-ASL per la valutazione del danno sanitario.
Per tutto questo chiedo al Ministro dell’Ambiente di fermare l’iter di Autorizzazione VIA-AIA in attesa di conoscere gli esiti della valutazione del danno sanitario. Infatti, qualora l’esito fosse
negativo, ci troveremmo di fronte ad un impianto in costruzione, se non addirittura in esercizio, al di fuori del “principio di precauzione” previsto dalla normativa europea. Ho chiesto inoltre quali
interventi i Ministri della salute e dell’Interno intendano adottare in via precauzionale, nell’ambito delle rispettive competenze, al fine di evitare un conflitto procedurale sia dal punto di vista
Amministrativo e giuridico che dal punto di vista sociale, in un territorio già fortemente segnato dal punto di vista sanitario, occupazionale, ambientale e paesaggistico.

venerdì 10 ottobre 2014

“Taranto container”, a rischio 160 posti di lavoro

Ad oggi le opere di cantierizzazione previste dall’Accordo per lo sviluppo dei traffici nel Porto di Taranto, sottoscritto nel 2012 in risposta alle deficienze infrastrutturali che avevano fatto trasferire gran parte delle rotte oceaniche causando la messa in mobilità di 160 lavoratori della Tct, non hanno visto la luce.

La situazione per i lavoratori del Terminal si fa sempre più critica. Dal 22 settembre scorso la Tct ha deciso di eliminare definitivamente lo scalo delle navi transoceaniche nel porto di Taranto spostandolo al Pireo, cancellando anche le attività di tutti i “feeder” (navi medio-piccole di collegamento nazionale e locale).
Da quella data i dipendenti Tct hanno creato un presidio permanente presso l’Autorità Portuale, ottenendo un tavolo di confronto convocato dal Prefetto, che ha prodotto la sottoscrizione di alcuni impegni per il futuro.
Nonostante questo, e nonostante il Tar di Lecce abbia respinto il ricorso della Matarrese Spa dando concreta speranza di una veloce ripartenza dei lavori, non riteniamo sufficienti le garanzie per i lavoratori.
Per questo chiedo la convocazione di un tavolo interministeriale sulla base di quanto fatto anche dal Prefetto di Taranto, al fine di assicurare un monitoraggio e coinvolgimento del Governo nella sottoscrizione dei futuri impegni e chiedendo la definizione di azioni precise volte a garantire la fruibilità degli ammortizzatori sociali sino alla effettiva cantierizzazione del Porto.

martedì 7 ottobre 2014

I sindacati nelle forze armate, una battaglia di democrazia

Il 2 ottobre la Corte europea dei diritti dell’uomo ha depositato due sentenze, che considero di portata storica, per i componenti delle Forze Armate, affermando in entrambe la violazione dell’Articolo 11 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo da parte degli Stati che vietano la costituzione di sindacati o di associazioni professionali tra i militari.
Nello specifico le sentenze riguardano la Francia, ma l’applicabilità delle stesse si estende automaticamente a tutti gli Stati aderenti alla Convenzione firmata a Roma nel 1950, quindi anche all’Italia.
Non posso che accogliere questa notizia, in qualità di capogruppo in Commissione Difesa ed a nome del gruppo di Sinistra Ecologia Libertà, con grande piacere e speranza.
Il tema della “sindacalizzazione” militare è da anni nella nostra agenda politica. Già nella XV legislatura depositammo una prima Proposta di Legge (a prima firma on. Elettra Deiana) in questo senso, mentre è adesso in discussione in Commissione Difesa della Camera la mia proposta sulla “ Disciplina della rappresentanza sindacale del personale delle Forze armate e dei corpi di polizia ad ordinamento militare” (A.c. 1993).
L’intento che ci ha mosso, sostenuti anche da una forte e diretta richiesta delle parti in causa, nasce dagli evidenti limiti della normativa che regolamenta l’attuale “rappresentanza militare”.
Parliamo della Legge n.382 del 1978 (ad oggi confluita nel decreto legislativo n.66 del 2010) che ha introdotto per la prima volta nell’ordinamento militare la rappresentanza soggettiva del militare in relazione alla tutela dei soli diritti collettivi, nonché il principio per cui anche il militare è titolare di interessi legittimi che non possono ritenersi conclusi nell’ambito del rapporto gerarchico disciplinare.
Con l’affermazione di questo principio di democrazia nasceva all’interno delle Forze armate italiane la “rappresentanza militare”, un complesso di organismi sostanzialmente articolato su tre livelli con un sistema elettorale di secondo grado e che, però, solo in minima parte garantisce una reale rappresentatività delle istanze e delle aspirazioni del personale militare. Importante ricordare come il principio fondante dell’attuale rappresentanza è quello di essere un organismo dell’organizzazione militare e quindi, in quanto tale, inserito nel sistema gerarchico-disciplinare, che diventa corpo meramente consultivo delle autorità di comando.
Da questo conseguono pericolose peculiarità strutturali, talvolta appunto contraddittorie rispetto a quella che dovrebbe essere la natura di organismo rappresentativo. Un esempio su tutti è la evidente mancanza di una adeguata tutela dei delegati nello svolgimento delle proprie funzioni, spesso in conflitto e divergenti con l’Amministrazione, e quindi potenzialmente soggetti a sanzioni derivanti da interpretazioni restrittive delle norme sulla disciplina militare.
Per queste ragioni, seguendo anche l’esempio di quasi tutti i paesi europei, abbiamo immaginato l’adozione di un sistema di rappresentanza del personale militare che abbia le forme proprie del sindacato, forti anche delle richieste esplicite delle parti interessate, nonché di interpretazioni giuridiche che col tempo si stanno avvicinando ad una maggiore apertura dei diritti. Già nel 1999 infatti la Corte Costituzionale, investita del problema della legittimità costituzionale dell’articolo 8 della L.382 del 1978, aveva dichiarato “non incostituzionale” il divieto per i militari di costituire associazioni professionali o sindacali.
Le sentenze della Corte Europea rendono giustizia ad una battaglia che tanti hanno portato avanti all’interno delle forze armate, trovando raramente la politica ed il legislatore pronti ad accogliere le loro istanze.
L’Europa propone, se non addirittura impone, al nostro Paese l’affermazione di vincoli democratici e di assoluto buonsenso, si tratta ora di lavorare affinché il Governo del “modernizzatore” Renzi e le forze politiche della maggioranza, a cominciare dal PD che esprime la Ministra della Difesa, siano conseguenti e ascoltino ciò che l’Europa ci chiede in termini di avanzamento di diritti. Si tratta, infine, di riconoscere il lavoro importante che i militari hanno prodotto in questo senso nonostante l’ostracismo che i vertici delle forze armate hanno messo in campo perché la Costituzione fosse fermata all’ingresso delle caserme.

giovedì 11 settembre 2014

Isis, dove sono le garanzie sulle armi fornite ai curdi?

Il governo non è in grado di dare nessuna garanzia sulla trasparenza e sul percorso che le armi italiane faranno per arrivare alle popolazioni curde dell’Iraq. Sel, contraria all’invio di questo armamento, ritiene necessario che il Parlamento verifichi e controlli questa operazione visto che esiste un concreto rischio di “sviamento” di queste armi. La scarsa affidabilità del governo iracheno non fa che rafforzare questo rischio.

Oggi in commissione il sottosegretario alla Difesa rispondendo ad una interrogazione di Sel ha dato conto solo dei passaggi amministrativi tra il nostro governo e quello iracheno senza dare nessuna garanzia sul percorso e sul reale esito dell’operazione. Inoltre il tempo trascorso tra l’annuncio dell’invio e i successivi passaggi è stato molto lungo e poco trasparente. Il Parlamento italiano, le commissioni Difesa ed Esteri, devono essere messe nelle condizioni di vigilare.

venerdì 5 settembre 2014

All’Ilva si muore, ma l’azienda si limita al cordoglio

Esprimo la mia vicinanza e la mia solidarietà ad i familiari di Angelo Iodici, vittima questa mattina di un infortunio mortale sul lavoro nello stabilimento dell’Ilva di Taranto.
Nella attesa delle indagini, che porteranno a chiarire la dinamica del mortale investimento, ritengo inaccettabile dover commentare l’ennesimo episodio che ha portato alla morte di un lavoratore.
Da anni denunciamo una superficiale osservanza delle misure di sicurezza, chiedendo una più decisa e ferma azione di prevenzione con un piano di gestione aziendale che rivoluzioni le fondamenta stesse dello stabilimento.

Soprattutto in questi mesi, infatti, abbiamo assistito ad una serie incredibile e preoccupante di infortuni, per ultimo quello del 27 agosto che ha portato il rovesciamento di un carrello con 200 tonnellate di ghisa e che ha prodotto una immensa fiammata, per puro caso senza conseguenze rilevanti. Ed è proprio per riparare a quel danno che oggi Angelo Iodici, dipendente di una ditta esterna, ha perso la vita.

Condivido la decisione delle OO.SS. di scioperare dalle 15 di oggi per un giorno intero.
Abbiamo pianto troppe volte lacrime tardive, figlie di condizioni di lavoro indegne di un paese civile. L’azienda, piuttosto che mandare note di cordoglio, deve essere riportata immediatamente alle sue precise responsabilità intervenendo con tempestività, altrimenti sarà ancora una volta troppo tardi.

lunedì 11 agosto 2014

Mozione Xylella. Dalla parte degli ulivi

Mozione 1-00863
presentato da
DURANTI Donatella
testo di
Giovedì 4 giugno 2015, seduta n. 435
  La Camera,
premesso che:
con quasi 500 milioni di tonnellate, l'Italia è il secondo produttore mondiale (dopo la Spagna) di olio d'oliva, rappresentando uno dei prodotti più importanti del made in Italyagroalimentare, i cui importanti risvolti socio-economici si esprimono, in particolare, nei territori del Sud del Paese, dove tale coltura è principalmente presente. L'olivicoltura pugliese costituisce, infatti, uno dei comparti più rilevanti del sistema agricolo, rappresentando il 30 per cento circa della produzione olivicola nazionale;
per quanto riguarda la superficie interessata dall'olivicoltura, in Puglia risultano in produzione circa 375.000 ettari a olivo (pari al 32 per cento delle superfici olivicole nazionali e a circa il 29 per cento della superficie agricola utilizzata regionale);
inoltre, per quanto attiene al tessuto-imprenditoriale, l'olivicoltura è realizzata in Puglia da circa 270.000 imprese agricole, pari al 22 per cento delle aziende olivicole italiane, dove si rileva anche come la superficie media per azienda coltivata a olivo (1,4 ettari) sia sensibilmente superiore alla media nazionale (un ettaro);
nel panorama olivicolo nazionale, la Puglia si contraddistingue anche per l'olio a denominazione di origine protetta (dop Terra di Bari, dop Terra di Otranto), con il fatturato più elevato in Italia (28 milioni di euro), rappresentando al contempo il 35 per cento del fatturato complessivo degli oli extravergine a marchio dop e igp italiani. Negli scambi internazionali di settore, l'olio rappresenta il terzo prodotto pugliese più esportato (dopo ortofrutta e conserve vegetali), per un valore di circa 106 milioni di euro, pari al 9 per cento dell’export di olio dall'Italia (1,2 miliardi di euro di olio d'oliva esportato nel 2012);
il ritrovamento nell'ottobre del 2013 nell'area del gallipolino del patogeno da quarantena Xylella fastidiosa su piante di olivo e su altre specie coltivate, ornamentali e spontanee ha determinato sin dai primi mesi notevole criticità per la gestione di questa emergenza fitosanitaria, unica per la sua specificità;
il 15 ottobre 2013 viene data la comunicazione ufficiale del ritrovamento della Xylella fastidiosa da parte delle istituzioni scientifiche facenti parte della rete dei laboratori pubblici Selge e, in particolare, il batterio viene identificato dal Cnr-Istituto per la protezione sostenibile delle piante di Bari. Il ritrovamento della Xylella fastidiosa, batterio da quarantena inserito nella lista A1 dell’Eppo (European and Mediterranean plant protection Organization) ha determinato l'avvio di un'intensa attività tecnico-amministrativa da parte della regione Puglia;
le attività svolte dalla regione Puglia sono sempre state supportate da istituzioni scientifiche coinvolte, in stretta collaborazione, quali:
a) il dipartimento di scienze del suolo, della pianta e degli alimenti, Università degli studi di Bari Aldo Moro;
b) dal Cnr, Istituto per la protezione sostenibile delle piante, unità di Bari;
c) dall'Istituto agronomico mediterraneo di Bari, organo del Ciheam;
d) dal dipartimento di scienze agrarie degli alimenti e dell'ambiente dell'Università degli studi di Foggia;
e) dal Centro ricerca sperimentazione e formazione in agricoltura «Basile Caramia»;
la collaborazione è stata anche estesa, per il tramite delle stessi istituti su indicati; anche a istituzioni internazionali di elevato riconoscimento scientifico e professionale;
sono anche in stretta collaborazione con l'osservatorio fitosanitario regionale altre istituzioni impegnate nella attività di monitoraggio e di realizzazione della cartografia e, precisamente, l'asso-ciazione dei consorzi di difesa della Puglia con i consorzi provinciali associati e Innovapuglia, società in house della regione Puglia;
la Xylella fastidiosa è un batterio xylem-limited che si trasmette in natura solo ed esclusivamente attraverso insetti xilemomizi (xylem-fluid feeding insects) appartenenti all'ordine degli Hemiptera, caratterizzati da apparato boccale pungente-succhiante in grado di infiggerlo nella pianta e di raggiungerne lo xilema, acquisendo le cellule batteriche dalle piante infette per poi trasmetterle a quelle sane. Dalle attuali conoscenze scientifiche l'unico insetto vettore identificato in grado di trasmettere le cellule batteriche è loPhilaenus spumarius. Non essendo un batterio sporigeno, non si trasmette per contatto;
il batterio è in grado di determinare gravi pandemie fitosanitarie nei territori in cui si insedia, in quanto prolifera nei vasi xilematici delle piante, causandone l'occlusione dei vasi e, di conseguenza, il disseccamento inizialmente dei giovani rami e, successivamente, delle branche e dell'intera pianta;
la professionalità anche riconosciuta a livello internazionale dei ricercatori che lavorano presso le istituzioni scientifiche italiane ha consentito di identificare completamente il genoma della Xylella fastidiosa e di isolarlo su piastra di crescita in laboratorio;
particolare importanza è stata data alle metodologie adottate dai laboratori incaricati di verificare la presenza o l'assenza della Xylella fastidiosa, al fine di garantire l'affidabilità delle analisi di laboratorio. Per tale scopo, è stato fatto un importante lavoro di predisposizione dei protocolli da parte di tutti i ricercatori nel definire le metodologie di analisi, consentendo l'accreditamento degli stessi da parte dell'osservatorio fitosanitario;
da un punto di vista genetico, oggi è possibile affermare che si è di fronte ad un ceppo diverso dalle altri riscontrati nei diversi Paesi mondiali classificato dai ricercatori italiani come Xylella fastidiosa, subspecie Pauca ceppo «CoDiRO», accertando un ceppo «gemello» presente in Costa Rica. Sono state, infatti, riscontrate recentemente piante di caffè ad uso ornamentale in importazione con presenza di Xylella;
nell'ambito del piano di attività sperimentali finanziate dalla regione Puglia-ufficio fitosanitario, con il programma «Azioni di ricerca urgenti in risposta all'identificazione di Xylella fastidiosa in olivi colpiti dal “complesso del disseccamento rapido dell'olivo (CoDiRO)”», sono stati effettuati rilievi in campo nella aree focolaio e saggi di laboratorio, al fine di identificare piante ospiti suscettibili alle infezioni batteriche in condizioni naturali. I rilievi sono stati concentrati nelle aree con oliveti ad elevata incidenza d'infezione da Xylella fastidiosa e che manifestavano gravi sintomi di CoDiRO;
la ricerca, attivata con finanziamenti esclusivamente regionali, è riuscita dare in breve tempo numerose risposte importanti sulla biologia del batterio e, in particolare, nell'identificazione di uno specifico ceppo che ha interessato la provincia di Lecce;
sono state effettuate numerose analisi sulle diverse specie di piante presenti nel Salento (oltre le 200) e, ad oggi, la presenza di Xylella fastidiosa è stata riscontrata solo sulle seguenti piante produttrici: olivo, ciliegio, mandorlo; e sulle seguenti piante ornamentali: Catharanthus Rosea, acacia, poligala, oleandro, ginestra, westringia, rosmarino, mirto e alaterno. Mentre piante di cui non è stata però confermata successivamente la presenza del batterio sono il quercus, la portulaca, la malva e il sorgo e, allo stato attuale, non è stata mai stata riscontrata la presenza di Xylella fastidiosa su vite e agrumi;
dal ritrovamento iniziale della vasta area di Gallipoli e dei 5 focolai puntiformi, che ad aprile 2014 sono state eradicate, le infezioni sono aumentate in modo esponenziale in tutta la provincia di Lecce;
successivi monitoraggi effettuati nel periodo estivo del 2014 hanno evidenziato un'estensione delle infezioni sul territorio leccese e la manifestazione dei sintomi hanno mostrato palesemente la gravità dell'epidemia fitosanitaria, oltretutto la vegetazione ricresciuta dopo le potature drastiche effettuate su piante infette risultava in gran parte disseccata;
con nota del 21 luglio 2014, n. AOO-030/0069398, il servizio fitosanitario regionale evidenzia l'ulteriore aggravamento che si stava riscontrando in merito al disseccamento degli oliveti infetti da Xylella fastidiosa nella provincia di Lecce. Sono state riscontrate, infatti, in diversi siti della provincia di Lecce la presenza di numerosi oliveti con sintomi ascrivibili alla Xylella fastidiosa confermati successivamente da analisi di laboratorio;
la regione Puglia, in due incontri a fine luglio e fine agosto 2014 con il Ministro e i dirigenti del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, ha evidenziato la drammaticità dell'emergenza fitosanitaria e le proporzioni sempre maggiori delle infezioni, chiedendo di adottare in modo indifferibile ed urgente strumenti straordinari e di emergenza che consentissero di attivare misure per contenere la diffusione di questo batterio sia nella provincia leccese che nella regione Puglia. È stato, infatti, evidenziato come la problematica fitosanitaria presenti tutte le caratteristiche di un'emergenza straordinaria che deve essere affrontata con tutte le forze disponibili per evitare che questo patogeno da quarantena si diffonda ulteriormente, mettendo a rischio l'olivicoltura regionale;
alla luce di quanto si riscontrava nel territorio, la regione Puglia è stata costretta a rimodulare per ben tre volte la delimitazione delle aree interessate da Xylella fastidiosa, al fine di attivare misure per contenere o eradicare la diffusione del batterio. L'ultima rimodulazione è stata fatta a marzo 2015 con la determinazione n. 54 a seguito di un ritrovamento di un focolaio in agro di Oria (Brindisi);
sulla base di quanto rilevato nei territori e anche a seguito di indicazioni molto più rigide dettate dalla Commissione europea (si vedano le due decisioni di esecuzione del 13 febbraio 2014-2014/87/CE – e del 23 luglio 2014 - 2014/497/UE – che ha abrogato la precedente), è stata adottata la determina dirigenziale n. 54 del 13 marzo 2015, pena l'apertura di una procedura di infrazione contro l'Italia, delimitando così il nuovo quadro dell'area in tutta la provincia di Lecce e in parte di quella di Brindisi e di Taranto;
con la stessa determina sono state stabilite le diverse zone delimitate come segue:
a) «zona infetta» da Xylella fastidiosa costituita dal territorio di tutti i comuni ricadenti nella provincia di Lecce e dal focolaio puntiforme ubicato nel comune di Oria in provincia di Brindisi;
b) «zona cuscinetto» costituita dal territorio contiguo alla zona infetta della provincia di Lecce e dal territorio circostante il focolaio di Oria, entrambi di larghezza non inferiore a 2 chilometri;
c) «zona di eradicazione» deve essere estesa ad almeno 15 chilometri dalla zona cuscinetto;
d) «zona profilassi» nella quale vanno obbligatoriamente effettuate le misure fitosanitarie, di cui alle lettere a) e b) del comma 5 dell'articolo 10 del decreto del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali n. 2777 del 2014, «Misure di emergenza per la prevenzione, il controllo e l'eradicazione di Xylella Fastidiosa (Well e Raju) nel territorio della Repubblica italiana»;
la presenza della Xylella fastidiosa è stato un evento unico per le proporzioni fitosanitarie con cui si è evidenziata e, in particolare, su una coltura, come l'olivo, che ha un valore al di sopra della propria produttività agricola nella produzione dell'olio. Nota è la sua storia culturale che da millenni caratterizza la Puglia e i suoi paesaggi di bellezza ambientale tale da emanare una legge regionale a loro tutela (legge regionale n. 14 del 2007, «Tutela e valorizzazione del paesaggio degli ulivi monumentali della Puglia»);
si è reso, comunque, necessario studiare e ricercare numerosi quesiti e dubbi che sono emersi nella gestione di tale emergenza fitosanitaria, per cui molte misure indicate per l'eradicazione e il contenimento delle infezioni non trovavano ancora un riscontro scientifico tale da giustificare la stessa applicazione. Tra l'altro, gli eventi rapidi che sono emersi e il riscontro dei sintomi in ampie superfici non consentiva di organizzare e programmare in tempi brevi misure in grado di eradicare o, quantomeno, di contenere le infezioni di Xylella fastidiosa;
con la definizione delle zone delimitate nel mese di aprile 2015, sono state prese misure di estirpazione delle piante di olivi risultati infetti in 5 focolai puntiformi per un totale di 104 piante. Va evidenziato l'impatto e la complessità dell'intera operazione, che è stata posta in essere per ottemperare a quanto imposto dalla Commissione europea, completando le operazioni entro il termine fissato del 15 aprile 2015;
il supporto scientifico è stato sempre di elevato contributo nelle decisioni che la regione Puglia ha preso in merito all'emergenza fitosanitaria e, in particolare, nelle decisioni che sono state prese tra fine agosto e fine ottobre 2014, sulla base di quanto realmente stava verificandosi nel territorio leccese e anche grazie al contributo di esperienze maturate in altri Paesi; è emersa la convinzione che la Xylella fastidiosa non poteva più essere eradicata e, quindi, andavano adottate misure diverse da quelle programmate inizialmente. Si delineava, pertanto, la convinzione che quanto riportato nella decisione comunitaria non trovava una sufficiente validità nell'affrontare tale emergenza e nel ridurre le infezioni del batterio, in quanto l'elevata quantità di piante da abbattere era tale da non consentire una riduzione dell'inoculo;
su tale base è stata riprogrammata una nuova strategia da adottare nelle diverse zone delimitate e secondo il piano di azione concordato con il commissario straordinario (nominato con ordinanza della protezione civile n. 225 dell'11 febbraio 2015) saranno adottate specifiche misure;
le misure prevedono interventi nella fascia di profilassi, nella zona cuscinetto, nella fascia di eradicazione, nei focolai puntiformi e in quelli di maggiore criticità; prevedono, altresì, interventi nei vivai, nella restante zona infetta e interventi di tipo trasversale. Per tutte le predette misure, tranne quelle previste nella voce «le altre aree della zona infetta», è stato stabilito l'importo di spesa, la priorità e la tempistica. Per la sola voce «le altre aree della zona infetta» non è stata prevista alcuna spesa, atteso che questa sarà a carico dei proprietari o conduttori dei terreni;
le altre misure riguardano l'eliminazione di tutte le piante ospiti presenti lungo le strade, fossi, canali, aree verdi ed altro, con trinciatura della chioma e smaltimento di tutte le piante ospiti di Xylella fastidiosa. Le aree interessate sono quelle della zona cuscinetto e della fascia di eradicazione;
in data 29 aprile 2015 il Consiglio dei ministri ha approvato la deroga al decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 102, per l'attivazione del fondo di solidarietà nazionale, per la prima volta su una emergenza fitosanitaria, per andare incontro alle necessità economiche degli agricoltori e dei vivaisti danneggiati dalla diffusione del batterio della Xylella fastidiosa, prevedendo un plafond di iniziali 11 milioni di euro per interventi compensativi. Lo step successivo è la dichiarazione dello stato di calamità;
la direttiva 2000/29/CE prevede misure di protezione contro l'introduzione nell'Unione europea di organismi nocivi ai vegetali o ai prodotti vegetali e contro la loro diffusione nell'Unione. La direttiva predetta è stata modificata dalla direttiva 2002/89/CE (data attuazione dal decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 214), dal regolamento (CE) n. 882/2004 e dalla direttiva 2009/143/CE (data attuazione dal decreto legislativo 23 dicembre 2010, n. 241). Il testo consolidato, così come il precedente, include il batterio dellaXylella fastidiosa nella lista degli organismi nocivi da denunciare alla Commissione europea in caso di accertata presenza sul proprio territorio nazionale di materiale vegetale infetto;
la direttiva 2000/29/CE prevede per taluni vegetali e prodotti vegetali provenienti da Paesi terzi (allegato V, parte B) un'ispezione alla loro introduzione nel territorio dell'Unione europea. L'ispezione comprende, in particolare, un controllo documentale, un controllo di identità e un controllo fitosanitario. Il controllo fitosanitario consiste nel verificare, sulla base di una ispezione totale o su un campione rappresentativo, che i vegetali e i prodotti non presentino segni di contaminazione da organismi nocivi e che siano rispettati i requisiti specifici definiti nella direttiva. È del tutto evidente che la direttiva va radicalmente rivista alla luce di quanto accaduto in Puglia, dato che il batterio proviene da un Paese terzo quale la Costa Rica, giacché i controlli che la direttiva impone sono non solo insufficienti, ma del tutto inadeguati per far fronte alla notevole quantità di materiale vegetale commercializzato che arriva presso lo snodo commerciale di Rotterdam (Olanda) – luogo da dove con quasi certezza è entrato il materiale vegetale infetto. Gestire una così notevole quantità di materiale vegetale nella pratica rende complicatissimo fare i controlli sia a campione che totali, non consentendo, di fatto, di garantire, sufficientemente, il rispetto del divieto di introduzione di patogeni da quarantena molto dannosi per l'ambiente e la società;
appare incredibile che, nonostante la Commissione europea fosse a conoscenza della provenienza del ceppo presente in Puglia, non abbia emesso, da quando è stato scoperto il batterio, pur essendo presente nella lista della direttiva 2000/29/CE, alcun blocco di importazione da Paesi terzi, mentre ha imposto regole severissime (si vedano le due decisioni di esecuzione comunitarie) nel territorio della provincia di Lecce;
a conferma di ciò è sufficiente ricordare il ritrovamento di ulteriore materiale vegetale infetto proveniente dalla Costa Rica come le piante di caffè ornamentali nei Paesi Bassi ed in Lombardia nei primi mesi del 2014;
va rilevato che ancora oggi moltissime specie ospiti nei Paesi americani possono essere importate senza alcun controllo perché non viene richiesto dalla normativa europea il passaporto delle piante che quindi hanno libero accesso. A tal proposito, anche l'Efsa ha fatto rilevare che la direttiva è del tutto insufficiente a proteggere gli Stati membri dai rischi che le fitopatie rappresentano;
nella riunione del 23 marzo 2015 della Commissione agricoltura del Parlamento europeo, il deputato verde José Bové ha riferito che la Xylella fastidiosa è stata trovata in Corsica su ulivi ornamentali venduti nei centri commerciali. Questa notizia potrebbe cambiare del tutto la prospettiva della ricerca scientifica condotta finora, perché, in attesa che escano i risultati sulla patogenicità dell'ulivo, la Xylella fastidiosa è stata trovata su piante sane, asintomatiche, nel corso di controllo di routine sulla tracciabilità delle stesse;
il Ministro dell'agricoltura, delle risorse agroalimentari e forestale francese, Stephane Le Foll, ha emanato in data 2 aprile 2015 un decreto relativo alla prevenzione dell'introduzione della Xylella fastidiosa (Well Raju) in Francia;
il decreto ministeriale prevede il divieto di importazione dalla Puglia di materiale di propagazione di 102 specie differenti, quali: ulivo, vite, fico, albicocco, mandorlo, pesco, agrumi, ciliegio, gelso e molte piante ornamentali. Tra le piante messe al bando vi sono alcune piante sulle quali non è mai stata certificata la presenza del batterio da quarantena, come, ad esempio, la vite e gli agrumi;
il portavoce del Commissario alla salute, Vytenis Andriulkaitis, ha affermato che il decreto ministeriale francese fosse «legittimo», per poi ammettere che la Francia con i divieti «si è spinta molto in là»;
suscita perplessità, commista a preoccupazione, la posizione della Commissione europea che ha affermato che la decisione di bloccare l’import dalla Puglia «(...) è in linea con la legislazione europea (...)», aggiungendo di essere consapevole delle preoccupazioni simili della Spagna, Portogallo e Grecia, ma «(...) non informata (...)» di iniziative simili nel «(...) prossimo futuro (...)». Il precedente è che la Francia apra la strada a misure unilaterali analoghe di altri Paesi dell'Unione europea, oltre ad essere alquanto singolare che la Commissione europea ritenga di non intervenire sulla decisione di uno Stato membro adottata senza tenere conto dell'approfondimento politico e scientifico in corso a livello comunitario e non;
in data 15 aprile 2015 le autorità di controllo sanitario francesi hanno individuato il batterio della Xylella fastidiosa su una pianta di caffè ornamentale all'interno del mercato all'ingrosso di Rungis, alle porte di Parigi. Secondo le prime verifiche la pianta proveniva, verosimilmente, dall'America centrale ed era stata introdotta nell'Unione europea attraverso il porto di Rotterdam (Olanda). Il Ministro francese Le Foll ha avviato verifiche al fine di prendere misure precauzionali. Mentre il Commissario europeo alla salute ha annunciato che l'Unione europea «(...) indagherà sul caso (...)»;
quanto avvenuto in Francia coincide in modo preoccupante con quello che nel 2013, secondo la ricostruzione dell'Istituto agronomico mediterraneo di Bari, portò la Xylella fastidiosa in Puglia attraverso delle piante di caffè ornamentali provenienti dalla Costa Rica. Questa vicenda appalesa l'immobilismo e i gravissimi ritardi della Commissione europea nell'affrontare l'emergenza fitosanitaria che sta minacciando gli ulivi del Salento;
le misure imposte finora alla regione Puglia dalla Commissione europea si presterebbero a censure per violazione del «principio di proporzionalità» anche sotto il profilo dell'inadeguatezza tra il fine stabilito e i mezzi adottati: le misure estreme di contenimento potrebbero non essere idonee ad evitare la diffusione della Xylella fastidiosa nel territorio comunitario, visto che, come illustrato nel presente atto, i controlli adottati dagli Stati membri evidenziano la presenza del batterio nelle piante di caffè ornamentali (provenienti dalla Costa Rica e dall'Honduras) in altri Stati membri, come Olanda, Francia e Germania. Questa nuova situazione, di fatto, renderebbe le nuove misure adottate non adeguate al fine che la Commissione si prefigge e, di conseguenza, le stesse sarebbero lesive del «principio di proporzionalità»;
il vivaismo viticolo rappresenta uno dei settori maggiormente trainanti dell'economia agricola salentina. Nella zona dell'otrantino operano circa cinquanta aziende, ognuna di esse impiega fino a trenta dipendenti e il relativo indotto che le stesse creano, con le attività di imballaggio, trasporto e logistica, è di notevole importanza socio-economica. I provvedimenti adottati dalla Commissione europea hanno messo in ginocchio l'economia salentina (sono state vietate dalla Commissione europea la movimentazione di 180 specie), che si è vista ingiustamente vietare la commercializzazione delle barbatelle della vite le quali sono immuni al batterio dopo che l'osservatorio fitosanitario regionale ha fatto tremila campionamenti su di esse che hanno dato tutti esito negativo. Il batterio della Xylella fastidiosa non attecchisce né sui rami e né sulle foglie, perché non è l’habitatprediletto dall'insetto vettore, la sputacchina;
a seguito di queste misure draconiane l'Algeria il 14 gennaio 2015 ha annullato importanti commesse, a cui ha fatto seguito la Francia – nostro principale competitorcommerciale sulle barbatelle – e il Marocco. Le barbatelle sono un materiale di propagazione che va impiegato entro i due anni, si consideri che le piante messe a dimora sono venti milioni su un'estensione di 70 ettari di vivai;
la stessa sorte è già toccata al settore florovivaistico ornamentale del Salento, con drammatiche ricadute sociali in termini di occupazione e mancati guadagni delle aziende, che, oggi, dovranno sopportare anche i costi per le pratiche agronomiche e per la distruzione delle piante, per le quali è stato previsto dal piano del commissario di Governo un ristoro di 20 centesimi a pezzo, ristoro questo abbondantemente al di sotto dei costi di produzione e del mantenimento a dimora;
ventisei aziende vivaistiche, ventisei aziende biologiche e alcuni proprietari terrieri hanno fatto ricorso al tribunale amministrativo regionale del Lazio, ottenendo in data 24 aprile 2015 la sospensione del piano del commissario. Su 5.920 piante analizzate dall'osservatorio fitosanitario, è stato eccepito nel ricorso, neanche una è risultata positiva allaXylella fastidiosa, ma ne è stata ugualmente ordinata la distruzione;
in data 27 e 28 aprile si è riunito a Bruxelles il Comitato permanente per le piante gli animali, gli alimenti e i mangimi, Paff, dell'Unione europea sulle ulteriori misure da adottare contro il contagio del batterio;
le nuove misure dell'Unione europea impongono agli Stati membri di notificare la comparsa di nuovi focolai, di effettuare indagini ufficiali e di delimitare immediatamente le zone infestate. In tali zone sono applicate misure di eradicazione rigorose che comprendono la rimozione e la distruzione delle piante infestate e di tutte le piante ospiti nel raggio di 100 metri, indipendentemente dal loro stato di salute. L'Italia potrà adottare misure di contenimento in tutta la provincia di Lecce, in cui l'eradicazione non è più possibile. In tal caso resta l'obbligo di eliminare sistematicamente tutte le piante infette e di testare tutte le piante circostanti (entro 100 metri) in una zona di 20 chilometri contigua alle province di Brindisi e Taranto. Le importazioni e la circolazione all'interno dell'Unione europea di determinate piante note per essere sensibili alla Xylella fastidiosa provenienti da qualsiasi Paese del mondo saranno soggette a condizioni rigorose. Sono vietate, in particolare, le importazioni di piante di caffè originarie dell'Honduras e della Costa Rica, le quali presentano un rischio elevato di essere colpite dal batterio;
il Paff ha rivisto la lista delle piante quali possibili «ospiti» della Xylella fastidiosa, riducendone il numero: la lista è stata ridotta da 17 a 13 e non contiene più, in particolare, le querce, la malva, la portularia e il sorgo. Nella lista restano, invece, l'acacia, la pervinca, il mirto, l'oleandro, la polygala, il ciliegio, il mandorlo, il rosmarino e la ginestra. Nella provincia di Lecce sarà vietato il reimpianto di queste specie. A questa lista se ne aggiunge un'altra di 188 piante (comprese le 13 «ospiti») che non potranno essere commercializzate dai vivai al di fuori della provincia di Lecce, a meno che non dispongano di un certificato che ne assicuri l'assenza del batterio. La differenza delle due liste consiste nel fatto che per le 13 piante «ospiti» gli esami di laboratorio hanno confermato l'avvenuta infezione dal parte del batterio, mentre per le restanti 175 non ci sono evidenze scientifiche riguardo all'infettività della Xylella fastidiosa. Si tratta, comunque, di specie che sono state attaccate da altri ceppi della Xylella, in California e in Costarica, dove il batterio è endemico da decenni;
fonti della Commissione europea hanno riferito che l'Esecutivo sarebbe pronto a rivedere la lista se e quando l'Italia sarà in grado di dimostrare con evidenze scientifiche che laXylella del Salento non attacca alcune delle piante sottoposte a restrizioni nel commercio. Attualmente, vi sono ulteriori test in corso sulla vite, circa 2.000 effettuati finora, che non hanno mai riscontrato l'infezione da Xylella e che dovrebbero completarsi entro la fine di luglio 2015. Anche i test sugli agrumi sono in corso e, ad oggi, non vi è alcun risultato scientifico che abbia accertato la presenza del batterio;
è alquanto singolare leggere nel comunicato stampa diffuso il 28 aprile 2015 dalla Commissione europea che la Xylella: «(...) è un organismo nocivo da quarantena che colpisce gli ulivi ed è potenzialmente pericoloso per molte altre piante, come la vite e gli agrumi (...)». Questo atteggiamento pervicace, nonostante il fatto che gli esami di laboratorio abbiano smentito la presenza del batterio sulla vite e sugli agrumi, induce i firmatari del presente atto di indirizzo a dubitare dell'imparzialità dell'azione dell'Esecutivo comunitario, oltre a evidenziare un modus decidendi lesivo del «principio di proporzionalità»;
è singolare la circostanza verificatasi all'interno del Paff dove, in maniera particolare e con grande «spirito comunitario», la Francia, la Germania, la Grecia, la Spagna e il Portogallo, a cui si sono aggiunti gli altri Paesi mediterranei, abbiano chiesto il blocco all’import di tutti i prodotti ortofrutticoli pugliesi. Tale atteggiamento sottende il tentativo di avviare una vera guerra commerciale contro la Puglia e l'Italia, già accennata con l'emanazione del decreto ministeriale francese;
sarebbe opportuno e adeguato, rispetto alle circostanze empiriche dei fatti e ai dati tecnici di laboratorio, avviare con vero «spirito comunitario» un ripensamento delle azioni fin qui poste in essere dalla Commissione europea, in considerazione del ritrovamento del batterio della Xylella fastidiosa su una pianta di caffè ornamentale nel mercato all'ingrosso di Rungis (Parigi) e in Corsica su ulivi ornamentali venduti nei centri commerciali;
in data 7 maggio 2015 il tribunale amministrativo regionale del Lazio ha accolto la richiesta di sospensiva di ventisei aziende vivaistiche, di ventisei aziende biologiche e di alcuni proprietari terrieri. Il tribunale amministrativo regionale ha sospeso il piano del commissario di Governo in attesa che venga pubblicata la nuova decisione di esecuzione assunta nella seduta del 27 e 28 aprile ultimo scorso dal Paff. Il tribunale amministrativo regionale fa rilevare che: «(...) rispetto alla decisione di esecuzione precedente del 2014, si prevedono misure differenti, sia sugli accertamenti tecnici da compiere sia in ordine alle misure da adottare (...)», in sostanza il piano andrebbe riscritto alla luce della nuova decisione di esecuzione comunitaria;
sulla Gazzetta ufficiale n. 103 del 6 maggio 2015 è stato pubblicato il decreto interministeriale n. 51 del 2015, «Disposizioni urgenti in materia di rilancio dei settori agricoli in crisi, di sostegno alle imprese agricole colpite da eventi di carattere eccezionale e di razionalizzazione delle strutture ministeriali». L'articolo 5 del decreto interministeriale prevede l'accesso al fondo di solidarietà nazionale per le imprese agricole che hanno subito danni a causa di eventi alluvionali e di infezioni di organismi nocivi e il comma 3 del medesimo articolo dispone interventi compensativi di sostegno in favore delle imprese danneggiate dalla diffusione della Xylella fastidiosa nella misura di un milione di euro per il 2015 e di dieci milioni di euro per l'anno 2016,
impegna il Governo:
a valutare, compatibilmente con gli equilibri di finanza pubblica, iniziative per differire o sospendere tutti gli adempimenti tributari e fiscali dovuti dai soggetti agricoli professionali le cui colture sono state danneggiate dal batterio della Xylella fastidiosa, nonché per postergare ogni scadenza di mutui e investimenti sottoscritti dai medesimi soggetti per i prossimi cinque anni;
a valutare la possibilità, compatibilmente con gli equilibri di finanza pubblica, di assumere iniziative per sospendere dal pagamento dell'IMU agricola, prevista dal decreto-legge 24 gennaio 2015, n. 4, convertito, con modificazioni dalla legge 24 marzo 2015, n. 34, quelle imprese i cui impianti di olivicoltura sono stati colpiti dal suddetto batterio;
a valutare la possibilità, compatibilmente con gli equilibri di finanza pubblica, di assumere iniziative per escludere dal saldo finanziario, rilevante ai fini del patto di stabilità interno, le risorse finanziarie provenienti dallo Stato e le spese in conto capitale sostenute dalle regioni e dalle province autonome per l'attuazione delle misure compensative del fondo di solidarietà nazionale;
a valutare la possibilità, compatibilmente con gli equilibri di finanza pubblica, di non ricomprendere nel saldo finanziario in termini di competenza mista, individuato ai sensi dell'articolo 31, comma 3, della legge 12 novembre 2011, n. 183, e rilevante ai fini della verifica del rispetto del patto di stabilità interno degli enti locali, le risorse provenienti dallo Stato e dalle regioni e le relative spese di parte corrente ed in conto capitale, destinate agli interventi per il contrasto alla diffusione della Xylella fastidiosa, nonché gli impegni ed i pagamenti effettuati, per la predetta finalità, dagli enti locali della regione Puglia con risorse autonome, esclusione che opera anche nel caso in cui le stesse siano state effettuate in più anni, purché nei limiti complessivi delle risorse statali e regionali trasferite, e nel limite di 15 milioni di euro per gli interventi finanziati con le risorse autonome degli enti locali;
alla luce di quanto illustrato nel presente atto di indirizzo, ad avviare le necessarie iniziative politico-istituzionali con la Commissione europea al fine di predisporre un tavolo tecnico con cui avviare una profonda revisione della direttiva 2000/29/CE, rivelatasi inadeguata nel sistema dei controlli dei flussi commerciali all'ingresso dell'Unione europea;
ad attivare gli opportuni strumenti finanziari previsti nel quadro dei fondi strutturali 2014-2020 e dei programmi comunitari come Orizzonte 2020 e a porre in essere tutti gli strumenti e le azioni che la politica agricola comune prevede all'interno sia del I che del II pilastro e dell'organizzazione comune dei Mercati (regolamento (UE) n. 1308/2013), in particolar modo il «Partenariato europeo per l'innovazione» per la produttività agricola e sostenibilità che mira a unire il mondo agricolo e quello della ricerca – distretti e cluster– a livello regionale, nazionale e comunitario, al fine di strutturare nel contesto sovranazionale un percorso definito e dettagliato di ricerca scientifica sulla Xylella fastidiosa e sul «complesso del disseccamento rapido dell'olivo (CoDiRO)»;
ad adottare opportune iniziative al fine di far escludere, in sede comunitaria, la vite e gli agrumi dalla lista delle piante quali «suscettibili» alla Xylella fastidiosa, in considerazione del fatto che le barbatelle della vite sono risultate immuni al batterio dopo che l'osservatorio fitosanitario regionale ha fatto tremila campionamenti che hanno dato esito negativo, così come non è stata mai stata riscontrata la presenza di Xylella fastidiosa sugli agrumi e, comunque, ad assumere iniziative per rendere commercializzabili le barbatelle della vite prodotte dai vivai pugliesi;
ad attivarsi nelle sedi preposte all'esclusione del diritto di impianto per le specie «ospiti» in area di contenimento;
a valutare la possibilità di assumere iniziative per predisporre adeguati ristori economici, anche in forma di indennizzi, per i mancati redditi e per tutte quelle operazioni da adottare, a carico dei privati, nel prossimo futuro nelle aree delimitate ed in area di contenimento.
(1-00863) 

venerdì 4 luglio 2014

Teleperformance: dirigenza intende chiudere a Taranto. Depositata interrogazione al Ministro del lavoro

La dirigenza della Teleperformance, in questi giorni, ha annunciato l’intenzione di chiudere la sede di Taranto.
Parliamo di una azienda che occupa più di 1800 lavoratori fra cui oltre il 70 % di donne e che rappresenta il secondo polo occupazionale della provincia jonica.
La dirigenza, che già più volte in passato ha messo sul tavolo l’opzione chiusura, riduzione personale o delocalizzazione pur avendo usufruito a più riprese sia di incentivi statali che di incentivi regionali per la formazione del personale, questa volta motiva la scelta dichiarando un eccessivo assenteismo dei dipendenti.
Queste sono scuse inaccettabili, in particolar modo alla luce degli sforzi già profusi dai sindacati di categoria che, oltre ad aver accettato di sottoscrivere l’accordo unico grazie al quale Teleperformance sta risanando i conti, accogliendo peraltro tutte le condizioni previste, si sono più volte detti disposti al confronto con l’azienda per la composizione di concerto dei turni di lavoro, tenendo conto delle esigenze delle donne e delle madri lavoratrici al fine di scongiurare qualsiasi eventuale abuso dei permessi di malattia.
Per tutte queste ragioni, e considerando anche le denunce della Cgil Taranto che hanno portato allo scoperto numerosi “call center” che non rispettano le basilari normative vigenti sfruttando i lavoratori, ho depositato una interrogazione al Ministro del Lavoro chiedendo sia un intervento immediato per scongiurare l’ipotesi di chiusura della Teleperformance , sia la convocazione di un tavolo interministeriale al fine di affrontare le problematiche dei “call center”.

mercoledì 2 luglio 2014

Immigrazione: il ministro Alfano dimentica la Puglia

Nelle scorse ore si è verificato il sesto sbarco di migranti nel giro di tre settimane nel porto di Taranto e il Governo continua a non occuparsene lasciando da sola la citta e la Puglia nell’affrontare la situazione. Ad oggi quasi 6000 fra donne, uomini e bambini in fuga da povertà e guerra sono arrivate lungo le coste joniche. Se da una parte Alfano chiede aiuto all’Europa, dall’altro si dimentica di chi affronta ormai quotidianamente queste emergenze.
Taranto non può e non deve essere l’unico “Hub” d’Italia. E’ necessario garantire vie di accesso protette e corridoi umanitari e particolare attenzione deve essere riservata ai minori non accompagnati, ai quali non sono state destinate risorse aggiuntive per garantire l’inserimento in strutture per minori come previsto dalla vigente normativa.

Chiedo nuovamente al Ministro dell’Interno di riferire, al più presto, sull’emergenza profughi che sta investendo la Puglia. Il territorio jonico da solo non può reggere a lungo e non può essere lasciato solo.

giovedì 19 giugno 2014

Difesa: inaccettabile la posizione del Consiglio Supremo di Difesa

Non è la prima volta che il Consiglio Supremo di Difesa entra a gamba tesa contro il Parlamento sulle questioni che riguardano le spese militari e la politica di difesa ribadendo il suo punto di vista: il Governo deve procedere alla stesura del Libro Bianco in totale autonomia, lasciando ai due rami del Parlamento solamente l’eventualità di esprimere valutazioni e/o suggerimenti. Questo per noi è inaccettabile.
Il libro bianco non è di proprietà del Governo, o degli Stati Maggiori ma uno strumento richiesto, sin dall’inizio della legislatura, dai parlamentari che hanno rivendicato la centralità delle Camere nel produrre le linee guida della politica di difesa e degli armamenti. Centralità che si è concretizzata anche con l’indagine conoscitiva sugli armamenti, da cui non si può prescindere nella valutazione delle scelte future in materia di difesa e di spese militari.

Quella delle Forze Armate è una riforma che non può essere lasciata alla sola responsabilità e iniziativa del Governo e degli Stati Maggiori, ma deve essere potestà del Parlamento.

martedì 17 giugno 2014

Immigrazione: sistema di accoglienza al collasso. Istituzioni locali lasciate sole. Intervenga Alfano

Lettera a Laura Boldrini
Da giorni l’area jonica pugliese, in particolare Taranto, sta gestendo l’accoglienza di numerosi profughi nell’ambito dell’operazione “Mare Nostrum”. Le operazioni di accoglienza, che hanno visto la mobilitazione di numerosi volontari, scontano tutte le difficoltà connesse all’elevato numero di profughi e alla carenza di strutture.
L’emergenza cui è chiamato il territorio pugliese, lungi dall’avere il carattere dell’eccezionalità, in realtà è “strutturale” vista la mole di arrivi, e’ di fatto lasciata solo ed esclusivamente alle istituzioni locali e alle strutture del volontariato, seppur con un supporto del sistema della protezione civile regionale e del servizio sanitario regionale. Vista la grave carenza di strutture per un’accoglienza ed un’assistenza adeguata, è particolarmente preoccupante l’ipotesi, che il Governo starebbe valutando, di fare del porto di Taranto l’unico “hub” di accoglienza del Mezzogiorno.
Per evitare il collasso del sistema di accoglienza pugliese, sarebbe invece necessario supportare il territorio di risorse umane e finanziarie maggiori rispetto a quelle oggi disponibili, nonché individuare immediatamente altri porti-hub che consentano una gestione sostenibile e distribuita degli arrivi.
Abbiamo inviato una lettera alla Presidente della Camera Laura Boldrini, per chiederle un impegno urgente affinchè il Ministro dell’Interno, Angelino Alfano, venga a riferire al più presto in Aula rispetto alla gestione delle politiche di accoglienza e alle iniziative da intraprendere nel territorio pugliese rispetto delle convenzioni internazionali sul tema.
Donatella Duranti, Annalisa Pannarale

Immigrazione: Interpellanza al Ministro Alfano circa gli sbarchi di migranti a Taranto

Ecco il testo della Interpellanza con cui interrogo il Ministro Alfano circa gli sbarchi di migranti a Taranto :
Atto Camera
Interpellanza 2-00577
Venerdì 13 giugno 2014, seduta n. 245


I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell’interno, per sapere – premesso che:
nei giorni scorsi, anche per le condizioni favorevoli del mare e del clima estivo, l’area jonica, in particolare Taranto, ha dovuto gestire l’accoglienza di numerosi profughi, quasi 3000 persone, tra uomini, donne e minori, provenienti per lo più dalla Siria, Somalia Africa Sub-Sahariana;
gli arrivi, tramite la nave San Giorgio – concentratisi, peraltro, in pochissimi giorni sono ricollegati all’operazione «Mare Nostrum», e hanno visto la mobilitazione di volontari impegnati ad ospitare, sfamare e curare persone disperate che fuggono da miseria e povertà, con tutte le difficoltà connesse all’elevato numero di profughi e alla carenza di strutture per gestirlo;
non solo Taranto, ma anche Grottaglie e Martina Franca, hanno offerto un’immediata risposta solidale per assicurare un’accoglienza più degna possibile – nonostante le difficoltà nelle quali si son trovati ad operare – con particolare impegno non solo dell’amministrazione, ma soprattutto dei volontari di associazioni presenti sul luogo;
la situazione è particolarmente delicata in primis in relazione all’aspetto sanitario: sono numerosi: casi di scabbia, malaria, varicella. In aiuto ai medici ed infermieri del 118, si son resi disponibili colleghi in turno di riposo e volontari;
l’emergenza cui è chiamato il territorio pugliese, lungi dall’avere i caratteri dell’eccezionalità, pare aver assunto un carattere «strutturale», cui il territorio non può continuare a far fronte, paventandosi un vero e proprio collasso del sistema di accoglienza;
basti pensare che sarebbero presenti circa 60 minori non accompagnati rispetto ai quali, a causa del collasso delle strutture di accoglienza per minori le misure previste dalla normativa in tema sono state avviate con notevole ritardo, mentre la loro custodia è stata garantita con standard molto al di sotto di quella prevista dalla normativa vigente;
inoltre, si diffondono voci, non verificate in città, tese a creare allarme su atti di violenza commessi all’interno di strutture non adeguatamente vigilate, situazione rispetto alla quale la polizia del luogo, in assenza di direttive specifiche, non può garantire presenza e intervento;
in tale ottica appare particolarmente preoccupante l’ipotesi, che il Governo starebbe valutando, di fare del porto di Taranto l’unico «hub» di accoglienza, tanto più in considerazione della grave carenza di strutture che consentano un’assistenza adeguata;
la gestione dell’arrivo e dall’accoglienza di così tanti migranti parrebbe quindi solo a carico delle istituzioni locali, nonché delle strutture del volontariato – seppur con un supporto del sistema della protezione civile regionale e del servizio sanitario regionale – che stanno mettendo in campo uno slancio solidale senza limiti;
come evidente, la situazione richiede un immediato ripensamento della strategia nazionale intrapresa, soprattutto se il fenomeno dovesse prolungarsi ancora per molto tempo;
ferma restando la generosa disponibilità dei tarantini, e più in generale dei pugliesi, sarebbe quindi necessario individuare immediatamente, prima del collasso, altri porti-hub che consentano una gestione sostenibile e distribuita degli arrivi, come anche supportare il territorio di risorse umane e finanziarie decisamente più idonee rispetto a quelle oggi disponibili;
al fine di assicurare il rispetto delle condizioni di dignità umana, vi è in particolare anche la necessità di rendere disponibili strutture in grado di ospitare un alto numero di persone e pronte all’utilizzo, quali ad esempio strutture militari usate per l’addestramento dei militari di leva, oggi in disuso;
ad avviso degli interpellanti, il Governo non può rimanere indifferente rispetto alla necessità di interventi connessi alle operazioni di salvataggio e, più in generale, al rispetto delle convenzioni internazionali sul tema dell’accoglienza –:
quali siano le informazioni e gli orientamenti del Ministro circa quanto riferito in premessa e, in particolare, rispetto ad interventi urgenti e indispensabili, anche a seguito di quanto ha avuto luogo negli ultimi giorni nel tarantino rispetto alla gestione dei massicci arrivi di profughi, ai fini di un’accoglienza degli stessi che sia dignitosa e rispettosa dei diritti umani;
se il Ministro interpellato sia realmente intenzionato a rendere il porto di Taranto un hub di accoglienza e, in caso affermativo, come ritenga di riorganizzare l’intero sistema di gestione dell’accoglienza sul territorio per renderlo adeguato all’emergenza in corso. 

mercoledì 11 giugno 2014

Difesa: inaccettabile mancato coinvolgimento parlamentari a conferenza nazionale su servitù militari

E’ assolutamente inconcepibile che il Governo abbia organizzato – dopo più di trent’anni – la Seconda conferenza nazionale sulle servitù militari escludendo dai suoi lavori i parlamentari italiani. Ed e’ inoltre inaccettabile, come fatto dalla Ministra Pinotti, declassare la conferenza a mera “iniziativa tecnica”, date le enormi implicazioni in materia ambientale, sanitaria, economica e sociale.
La Commissione Difesa sta conducendo da mesi un’indagine sulle servitù militari che ha evidenziato tutte le contraddizioni che segnano questa tematica e non possiamo che ritenere offensiva la posizione di chiusura del Governo, fatto che parrebbe alludere ad accordi già definiti con lo Stato Maggiore della Difesa per mantenere lo status quo e concedere ai territori solamente le briciole.

Auspichiamo un ripensamento del Ministro della Difesa Pinotti e del Governo e ci auguriamo che la questione possa essere affrontata nella sua collocazione più naturale per un Paese democratico: quella della massima partecipazione e del massimo coinvolgimento nel dibattito.

venerdì 6 giugno 2014

Lavoro: Il Governo intervenga per salvaguardare i trasportatori della raffineria ENI di Taranto

Ho depositato una interrogazione parlamentare, insieme ai miei colleghi pugliesi, in modo da chieder conto direttamente al Ministro dello Sviluppo Economico Guidi della vicenda relativa alla vertenza dei trasportatori di carburante della raffineria Eni di Taranto del consorzio TLS, durante il prossimo Question Time in Aula.
Il piano di riorganizzazione previsto dalla Raffineria per il 2014 incide pesantemente sul nostro territorio, già vessato da fin troppe situazioni analoghe, portando il 50 % delle commesse fuori dai confini regionali.
Parliamo di centinaia di lavoratori addetti al trasporto che coprono una vasta area tra Puglia, Basilicata e parte di Campania e Basilicata, con partenze giornaliere di oltre 200 cisterne. In questi giorni ci sono stati diversi tentavi, portati avanti anche dalla Prefettura di Taranto di concerto con il Comune, volti a mediare le posizioni della proprietà con quelle del consorzio TLS.
Allo stato attuale, purtroppo, le trattative si sono arenate nonostante la disponibilità ad un “giusto compromesso” mostrata dai trasportatori. Disponibilità che si è scontrata contro il muro della dirigenza che ha portato avanti la linea dura, mettendo a serio rischio diversi posti di lavoro.
Il Governo deve farsi garante della stabilità del reddito delle oltre duecento famiglie della provincia Jonica che in questi giorni vedono in bilico il proprio futuro, richiamando la neo Presidente Eni, Emma Marcegaglia, ad una precisa assunzione di responsabilità. Sarebbe l’ennesima volta che si gioca sulla pelle dei nostri concittadini, scaricati in nome del maggior profitto possibile.

A loro va tutta la mia solidarietà, ed a loro garantisco tutto il mio impegno affinché ci sia la giusta soluzione nel più breve tempo possibile.

lunedì 12 maggio 2014

Arsenale di Taranto: Il Governo si impegni a chiarire ritardi e responsabilità

Nei giorni scorsi ho depositato una Risoluzione in Commissione Difesa in riferimento al “Piano Brin” per l’Arsenale di Taranto che impegna il Governo ad aprire un Tavolo Istituzionale con le parti coinvolte, e ad avviare una indagine parlamentare che definisca in maniera dettagliata lo stato attuale di avanzamento dei lavori e che appuri le responsabilità, sia interne alla Marina Militare sia esterne, che hanno comportato ritardi e fallimenti.
L’Arsenale di Taranto è il più grande stabilimento pubblico di manutenzione della M.M. italiana, cuore tecnico e supporto logistico fondamentale per il buon funzionamento della flotta navale.
I Capi di Stato Maggiore e i Ministri della Difesa hanno sempre sostenuto la sua centralità e la sua importanza ma nel corso degli anni i Governi hanno operato in senso contrario, determinando il degrado delle infrastrutture, degli impianti, delle Officine e dei Bacini.
Nel 2007, finalmente, la Marina Militare Italiana ha predisposto un piano pluriennale di ammodernamento e messa in norma degli Arsenali e degli Stabilimenti di lavoro, ribattezzato “Piano Brin”, con lo scopo di assicurare la funzionalità e la piena operatività delle Basi.
Il suddetto Piano, con riferimento all’Arsenale di Taranto, pensato come crocevia per la prosecuzione delle attività garantendo a regime costi di gestione contenuti, prevede tuttora la ristrutturazione dei Bacini e di tre grandi Officine Polifunzionali. Inoltre era inizialmente previsto anche un piano energetico composto da ben 16 progetti per un importo complessivo di 500 milioni di euro (impianti fotovoltaici e sostituzione di vecchi impianti in favore di apparecchiature di nuove generazione).
Ad oggi il progetto di sviluppo correlato al “Piano Brin” per l’Arsenale di Taranto ha evidenziato numerose criticità che hanno compromesso il rispetto della tabella di marcia inizialmente prevista; hanno provocato disagi notevoli alle lavoratrici e ai lavoratori pubblici che sono stati spostati da un Reparto all’altro, costretti ad effettuare le lavorazioni in condizioni ambientali non adeguate ed hanno pregiudicato anche i lavoratori delle ditte private coinvolte, dati i ritardi nella liquidazione delle spettanze per le opere già effettuate che hanno generato, in taluni casi, l’apertura delle procedure per la dichiarazione dello stato di fallimento delle stesse.
Tengo a ricordare che i fondi messi a disposizione in questi anni per il suddetto “Piano Brin” sono risorse pubbliche, e quindi l’attenzione verso il loro effettivo, concreto e corretto utilizzo deve essere massima.

La mia Risoluzione ha lo scopo quindi di verificare, come detto, le responsabilità rispetto alla situazione attuale di questa rilevante realtà socio-economica del territorio jonico, e a determinare soluzioni immediate per ridare centralità ad uno stabilimento in cui per altro, alle problematiche espresse, va aggiunto il blocco del turn-over dei dipendenti la cui età media si attesta oltre i 53 anni.

giovedì 8 maggio 2014

Ambiente: tuteliamo i Parchi e le Aree Protette dalle esercitazioni militari

“Il 29 aprile scorso ho depositato una Proposta di Legge, anche a firma dei deputati pugliesi di SEL e di alcuni deputati della Murgia di altri gruppi parlamentari, volta a modificare l’articolo 357 del codice dell’ordinamento militare, in materia di divieto di localizzazione delle aree addestrative e dei poligoni semipermanenti od occasionali in aree naturali protette.
L’obiettivo della mia proposta è l’esclusione dei poligoni di tiro e delle esercitazioni militari a fuoco e non dai parchi regionali e nazionali e da tutte le aree protette. Nello specifico si potrà, una volta approvata la modifica dell’ordinamento militare, affrancare il Parco Nazionale dell’Alta Murgia dalla presenza delle Forze Armate, come da tempo richiesto dai rappresentanti del Parco, dalle associazioni e dai comitati pacifisti ed ambientalisti e da diverse forze politiche. Penso si tratti di un bel regalo in occasione del decennale della sua Istituzione ad un Parco che, per usare le parole del Presidente Veronico “ È l’unico parco costruito “collettivamente” con un impegno fortissimo di studenti, ambientalisti, e sostenuto da figure importanti come don Tonino Bello e del centro Studi Torre di nebbia.”
Le attività esercitative pregiudicano l’ambiente e la composizione dell’ecosistema, non soltanto a causa delle immissioni di metalli pesanti ma anche attraverso immissioni foniche ed accumulo di inquinanti, determinando pesanti ricadute in termini di riduzione della biodiversità e contaminazione del territorio nonché consumo di suolo e perdita di fertilità dello stesso.
Pesanti ricadute si riscontrano altresì sul piano economico: la presenza di tali servitù limita fortemente l’uso della proprietà. Nel caso del Parco dell’Alta Murgia, ad esempio, le aree vengono sottratte alle attività agricole in favore delle esercitazioni militari con una media di 180 giorni all’anno. Tale presenza militare rende difficoltosa ogni ipotesi di sviluppo aziendale e zootecnico dell’area, non essendo possibile pianificare attività agricole che richiedano una costante presenza sul fondo. La stessa presenza fissa di campi militari nel corso delle esercitazioni limita la fruizione del territorio protetto a visitatori e ricercatori con conseguenti ricadute sulle strutture ricettive che basano la loro attività sui percorsi escursionistici nell’area. Tali attività di carattere militare risultano a mio parere incompatibili con quelle già presenti e attive su territori in cui si è instaurato, nel corso degli anni, un delicato equilibrio tra uomo e natura, generando economie verdi fondate sull’agricoltura di qualità e sul turismo sostenibile.
Auspico quindi che la condivisione trasversale da parte di tutti i gruppi parlamentari, che si è registrata durante l’audizione in Commissione Difesa dei rappresentanti del Parco, si concretizzi con il sostegno pieno ed immediato alla mia Proposta di Legge.
Penso che questo percorso sia il più utile e funzionale al raggiungimento dello scopo.

Noi Deputati abbiamo delle precise responsabilità legate in maniera particolare alla attività legislativa. E da questo, utilizzando al meglio le nostre prerogative, dobbiamo partire per rispondere alle aspettative dei territori. “

martedì 15 aprile 2014

Appalti difesa: grave situazione lavoratori pulizie marina militare Taranto. Ministra Pinotti ripristini risorse tagliando F35

La Ministra Pinotti si attivi in favore delle lavoratrici e dei lavoratori degli appalti di pulizie, ristorazione e manovalanza degli Enti della Marina Militare di Taranto. Centinaia di lavoratori, stanno vivendo un vero dramma occupazionale a causa della riduzione dei fondi per gli appalti sistematicamente operata dal Ministero della Difesa.
Lo afferma la deputata tarantina di Sel Donatella Duranti, capogruppo Sel in Commissione Difesa.
La situazione sta precipitando. I lavoratori e le lavoratori vivono già in una condizione fatta di incertezza lavorativa e salari bassissimi. E’ necessario un intervento della Ministra Pinotti che vada oltre i tavoli e gli incontri, assumendosi in pieno la responsabilità del ripristino delle risorse indispensabili a partire proprio dall’anello più debole rappresentato dalle lavoratrici e i lavoratori delle ditte di appalto della Difesa: i tagli si facciano guardando agli sprechi, ai privilegi dei vertici militari, alle spese per sistemi d’arma assurdi come gli F 35.

Lo chiedono a gran voce i sindacati, il Sindaco, il Vescovo, e una intera città già piegata da drammi occupazionali non più sopportabili, conclude Donatella Duranti.

Difesa: Ministra Pinotti intervenga per risolvere le problematiche dell’anello più debole

Chiedo alla Ministra Pinotti un intervento urgente in favore delle lavoratrici e dei lavoratori degli appalti di pulizie, ristorazione e manovalanza degli Enti della Marina Militare di Taranto. Centinaia di lavoratori, stanno vivendo l’ennesimo dramma occupazionale nella provincia di Taranto a causa della riduzione dei fondi per gli appalti sistematicamente operata dal Ministero. Già a dicembre dello scorso anno ho presentato un ordine del giorno, senza esito positivo, in occasione della discussione sulla Legge di Stabilità al fine di ottenere interventi precisi ed urgenti per non far sprofondare quelle lavoratrici e quei lavoratori in una condizione peggiore di quella che vivono da anni, fatta di incertezza lavorativa e salari bassissimi. La situazione e’ precipitata ulteriormente, ed e’ quindi necessario un intervento della Ministra che vada oltre i tavoli e gli incontri, assumendosi in pieno la responsabilità del ripristino delle risorse indispensabili.
Lo chiedono a gran voce i sindacati, il Sindaco, il Vescovo, ed una intera città già piegata da drammi occupazionali non più sopportabili.
Il Parlamento sta discutendo in questi giorni il Documento di Economia e Finanza che, secondo le parole del Presidente Renzi, dovrebbe rilanciare l’occupazione. Allo stato attuale però non ci sono elementi e provvedimenti concreti che vanno in quel senso, ma solo ennesimi annunci su una condizione di vita inaccettabile che riguarda milioni di lavoratrici e lavoratori.
Vanno trovate immediatamente le risorse finanziarie a partire proprio dall’anello più debole rappresentato dalle lavoratrici e i lavoratori delle ditte di appalto della Difesa: i tagli si facciano guardando agli sprechi, ai privilegi dei vertici militari, alle spese per sistemi d’arma assurdi come gli F 35.

Per tutto questo, durante la seduta odierna della Commissione Difesa, ho chiesto anche l’audizione, in tempi brevissimi, del Segretario Generale della Difesa per il ruolo amministrativo che gli compete.