martedì 3 novembre 2015

Il 7 novembre al Teatro Quirino i parlamentari della sinistra presentano un’altra idea d’Italia



martedì 28 luglio 2015

Arsenale di Taranto: dalla Pinotti solo parole generiche. Serve azione concreta e condivisa con le OO.SS.

"Non mi e' stato possibile, per impegni concomitanti presso la commissione Difesa alla Camera dei Deputati, partecipare all'incontro organizzato dalla Ministra Pinotti con i Parlamentari jonici, in occasione della sua visita a Taranto. Sono venuta comunque a conoscenza, da articoli di stampa ma non solo, delle dichiarazioni della Ministra durante la serie di incontri istituzionali tenutisi nel capoluogo, fra cui la visita all’Arsenale della Marina Militare. Intendo, però, esprimere innanzitutto il mio sconcerto per come è stato gestito quello con le oo.ss. Non ho compreso la ragione per cui non erano tra i soggetti invitati al tavolo istituzionale presso la Prefettura e, comunque, ritengo un grave errore che la Ministra non abbia dedicato il tempo necessario al dialogo con i rappresentanti delle lavoratrici e dei lavoratori dello stabilimento e delle ditte di appalto e, soprattutto, che non sia venuta alcuna risposta alle questioni che pongono ormai da mesi. Credo di poter dire che e' la prima volta che un Ministro della Difesa assume un tale atteggiamento e tratta con tale superficialità e sottovalutazione il ruolo delle oo.ss.

Mi ha lasciato molto perplessa la dichiarazione con la quale la signora Ministro ha definito la privatizzazione degli Arsenali “una leggenda metropolitana”, pur sapendo benissimo che nel Libro Bianco , nel capitolo dedicato a “relazioni tra Difesa ed Industria”, si legge che “sarà esplorata la possibilità che l’industria possa assorbire alcune strutture tecnico-industriali della Difesa e, grazie a specifiche norme, il relativo personale...."
Inoltre, riferendosi al tema della attuazione del Piano Brin (indispensabile per assicurare la funzionalità e la piena operatività delle basi della Marina), ha dichiarato che sono già stati spesi 70 milioni, e che ne mancano 36 con la speranza di sbloccarne 1 per il 2015 ed altri 6 per il 2016. Mi risulta, come da risposte a miei atti di sindacato ispettivo, che fino al 2018 erano stati preventivati stanziamenti pari a 40 milioni di euro, ed invece apprendo che le risorse disponibili sono irrilevanti, a tutta conferma delle preoccupazioni già espresse dalle oo.ss. In un altro passaggio la Ministra afferma sottovoce che forse non sarà effettivamente possibile reperire tali risorse nella Legge di Stabilità, e che bisognerà ricorrere ad altre forme di finanziamento fra cui alcune private.
Infine, la Ministra ha auspicato l'inserimento delle problematiche relative all’attuazione del Piano Brin nel tavolo nazionale su Taranto ed alla presenza di tutte le parti interessate. Peccato però che la sua maggioranza ha bocciato un mio emendamento al decreto su Taranto che andava in quella direzione.
Inoltre, voglio ricordare che il governo aveva assunto un preciso impegno in riferimento all'apertura di un tavolo istituzionale con tutte le parti interessate sull'attuazione del Piano Brin accogliendo la mia Risoluzione dell'agosto 2014, approvata all'unanimità dalla Commissione Difesa. Anche da questo punto di vista, senza risultati.
Penso di poter dire che le dichiarazioni fatte abbiano avuto solo lo scopo di provare a tranquillizzare una realtà, quella di Taranto, che rischia di esplodere da un momento all'altro mentre meriterebbe risposte chiare e concrete. Sono convinta che vadano sviluppati tutti i progetti possibili per la valorizzazione culturale e storica dell'Arsenale della MM, ma non basta ed anzi non può essere solo questo.
Ho avuto modo di dirlo attraverso numerosi atti parlamentari, serve un rilancio vero a partire dall'attuazione del Piano Brin sino allo sblocco del turnover. Il Governo continua a tagliare le risorse per l'esercizio penalizzando il funzionamento degli stabilimenti e i lavoratori.
Si deve cambiare marcia al più presto perché la situazione si fa ogni giorno più critica, con il rischio molto alto che l'Arsenale di Taranto si trasformi esclusivamente in una grande area di archeologia industriale o che attività, strutture e personale vengano cedute ai privati con la possibilità di lucrare in un settore sensibile quale quello delle manutenzioni della Difesa. Sono due ipotesi che vanno scongiurate, e non certo con dichiarazioni di buone intenzioni o ad effetto, ma con un reale impegno in termini legislativi e di risorse in un leale, quanto indispensabile, confronto con i rappresentanti delle lavoratrici e dei lavoratori."

On. Donatella Duranti.

mercoledì 24 giugno 2015

Flash mob "Sogni dall'aldilà"

Oggi abbiamo celebrato il funerale dei sogni di chi è morto in mare cercando di realizzarli, fuggendo dall'orrore della fame e della guerra.





mercoledì 17 giugno 2015

Vertenza Teleperformance, dalla Ministra Guidi solo buoni propositi. Il Governo si attivi immediatamente e concretamente.

"Questo pomeriggio ho discusso in Aula una interrogazione urgente sulla vertenza Teleperformance, che mette a serio rischio oltre 2000 fra lavoratrici e lavoratori della città di Taranto.
Di oggi, infatti, la notizia della rottura della trattativa fra i sindacati ed i vertici della azienda, avvenuta durante il tavolo convocato a Roma da Confindustria con tutte le parti coinvolte.
I dirigenti hanno continuato ad opporre il muro del ricatto alle rappresentanze sindacali confermando la societarizzazione del polo di Taranto, che andrebbe ad acuire in maniera irreparabile la già difficile situazione sociale ed occupazionale del capoluogo jonico.
Ho chiesto alla Ministra Guidi la convocazione immediata di un tavolo interministeriale nazionale che affronti in maniera risolutiva una vertenza che va avanti da troppo tempo, e che ciclicamente mette a repentaglio il futuro di migliaia di famiglie.
La risposta ottenuta, come spesso accade, è stata vaga ed intrisa di semplici buoni propositi.
La Ministra ha ricordato l’esistenza di un tavolo nazionale che si occupa delle problematiche del settore dei call center , che ad onor del vero mi risulta non venga convocato da ormai troppi mesi, e si è limitata ad auspicare che le amministrazioni non utilizzino il regime del massimo ribasso nelle gare per l'aggiudicazione degli appalti, dichiarandosi infine disponibile all'apertura di un tavolo nazionale, accusando le parti però di non averne ancora fatto richiesta.
Ho trovato queste ultime affermazioni inaccettabili.
Un Ministro della Repubblica ha il dovere di adottare provvedimenti e non auspici, e per quanto riguarda la convocazione di un tavolo nazionale, i sindacati tutti hanno lanciato l’allarme sin da gennaio di quest’anno ed io, insieme ad altri parlamentari jonici, ho inviato richiesta scritta alla Presidenza del Consiglio dei Ministri una decina di giorni fa.

Mi auguro che il Governo si attivi immediatamente per risolvere la situazione della seconda realtà produttiva di Taranto e per risarcire le lavoratrici e i lavoratori dei sacrifici sostenuti in questi anni con una soluzione definitiva, che riconosca il loro diritto alla stabilità del posto di lavoro e ad una giusta retribuzione."

mercoledì 10 giugno 2015

Mozione Xylella. Dalla parte degli ulivi

Mozione 1-00863
presentata da
DURANTI Donatella


La Camera, 
premesso che: 
con quasi 500 milioni di tonnellate, l'Italia è il secondo produttore mondiale (dopo la Spagna) di olio d'oliva, rappresentando uno dei prodotti più importanti del made in Italyagroalimentare, i cui importanti risvolti socio-economici si esprimono, in particolare, nei territori del Sud del Paese, dove tale coltura è principalmente presente. L'olivicoltura pugliese costituisce, infatti, uno dei comparti più rilevanti del sistema agricolo, rappresentando il 30 per cento circa della produzione olivicola nazionale; 
per quanto riguarda la superficie interessata dall'olivicoltura, in Puglia risultano in

produzione circa 375.000 ettari a olivo (pari al 32 per cento delle superfici olivicole nazionali e a circa il 29 per cento della superficie agricola utilizzata regionale); 
inoltre, per quanto attiene al tessuto-imprenditoriale, l'olivicoltura è realizzata in Puglia da circa 270.000 imprese agricole, pari al 22 per cento delle aziende olivicole italiane, dove si rileva anche come la superficie media per azienda coltivata a olivo (1,4 ettari) sia sensibilmente superiore alla media nazionale (un ettaro); 
nel panorama olivicolo nazionale, la Puglia si contraddistingue anche per l'olio a denominazione di origine protetta (dop Terra di Bari, dop Terra di Otranto), con il fatturato più elevato in Italia (28 milioni di euro), rappresentando al contempo il 35 per cento del fatturato complessivo degli oli extravergine a marchio dop e igp italiani. Negli scambi internazionali di settore, l'olio rappresenta il terzo prodotto pugliese più esportato (dopo ortofrutta e conserve vegetali), per un valore di circa 106 milioni di euro, pari al 9 per cento dell’export di olio dall'Italia (1,2 miliardi di euro di olio d'oliva esportato nel 2012); 
il ritrovamento nell'ottobre del 2013 nell'area del gallipolino del patogeno da quarantena Xylella fastidiosa su piante di olivo e su altre specie coltivate, ornamentali e spontanee ha determinato sin dai primi mesi notevole criticità per la gestione di questa emergenza fitosanitaria, unica per la sua specificità; 
il 15 ottobre 2013 viene data la comunicazione ufficiale del ritrovamento della Xylella fastidiosa da parte delle istituzioni scientifiche facenti parte della rete dei laboratori pubblici Selge e, in particolare, il batterio viene identificato dal Cnr-Istituto per la protezione sostenibile delle piante di Bari. Il ritrovamento della Xylella fastidiosa, batterio da quarantena inserito nella lista A1 dell’Eppo (European and Mediterranean plant protection Organization) ha determinato l'avvio di un'intensa attività tecnico-amministrativa da parte della regione Puglia; 

mercoledì 13 maggio 2015

Dichiarazioni di voto finale sulla Legge Quadro sulle Missioni Internazionali

Grazie signor Presidente, signor sottosegretario, colleghe e colleghi, nel nostro ordinamento giuridico non esisteva fino ad oggi una normativa di carattere generale riguardante le missioni e le operazioni internazionali. 
Il lavoro nelle Commissioni difesa ed esteri che ha portato al testo in esame oggi, durato oltre un anno e condiviso da tutti i gruppi parlamentari, aveva lo scopo di superare la prassi delle emergenzialità e delle conseguenti ambiguità in una delicata materia come quella delle missioni internazionali. Vorrei ricordare che il nostro Paese è tuttora impegnato in 24 missioni e che, nel corso degli anni, le missioni alle quali abbiamo partecipato hanno superato il numero di 120. La formulazione definitiva del testo è evidentemente un compromesso ma per noi non del tutto sufficiente in riferimento ad alcune sue parti: in riferimento al processo autorizzatorio, alla tipologia di missioni cui l'Italia può partecipare e al ruolo di controllo del Parlamento, nonostante alcune modifiche che hanno sicuramente migliorato la prima formulazione del testo che oggi è in aula. Vorrei ricordare che il gruppo di Sinistra Ecologia Libertà ha lungamente lavorato insistito sia nelle Commissioni congiunte difesa ed esteri perché si arrivasse all'approvazione di un provvedimento di una legge quadro sulle missioni internazionali. Abbiamo insistito anche in aula in occasione di ogni rifinanziamento della proroga delle missioni internazionali. Abbiamo presentato a maggio del 2013 una proposta di legge per regolamentare le missioni internazionali perché c'era a nostro giudizio appunto la necessità di definire  finalmente un quadro normativo più adeguato al crescente impegno del nostro Paese nell'ambito delle operazioni missioni internazionali. Con la proposta di legge Atto Camera n. 933, a mia prima firma, avevamo previsto una stringente definizione legislativa degli ambiti di intervento delle operazioni e delle missioni internazionali in modo da garantire un più incisivo controllo del Parlamento e la disciplina della normativa da parte di una norma di rango primario, per l'appunto di una legge; l'indicazione poi puntuale delle fonti primarie di riferimento per chiarire il terreno normativo per l'operatività delle missioni. Tutto ciò perché, giova ricordarlo, sul piano internazionale, nonostante la chiarezza delle norme e dei principi, si è contrapposta nel tempo una prassi segnata da gravi violazioni ed ambiguità ed il nostro Paese ha partecipato a missioni ad alto contenuto di uso della forza e, anche con propri mezzi, ha partecipato operazioni di bombardamento. Inoltre l'Italia ha partecipato a missioni in cui non veniva rispettato il principio che l'autorizzazione del Consiglio di sicurezza ONU per azioni coercitive da parte di un'organizzazione o di un accordo regionale debba essere preventiva ed esplicita. L'ambito di applicazione individuato dall'articolo 1 del testo in esame a nostro giudizio non è sufficiente al fine di realizzare l'obiettivo che avevamo indicato cioè dare forza al nuovo diritto internazionale che riconosce la pace quale diritto fondamentale delle persone e dei popoli. Abbiamo insistito con gli emendamenti sulla necessità di indicare la tipologia delle missioni che non è resa superflua dall'esplicitazione della base di legalità internazionale ma, al contrario, la loro indicazione metterebbe al sicuro anche in riferimento ad eventuali operazioni NATO perché, come sappiamo, anche la NATO deve comunque agire secondo la Carta delle Nazioni Unite e così non è stato sempre. Per quanto attiene alla procedura per l'autorizzazione delle missioni internazionali, abbiamo sostenuto la necessità, peraltro condivisa da diversi gruppi parlamentari, di superare la prassi che si è sviluppata negli anni che ha limitato il ruolo del Parlamento all'autorizzazione dell'erogazione dei mezzi finanziari; che ha costretto ad una valutazione globale non consentendo la possibilità di valutare compiutamente la coerenza delle missioni con il dettato costituzionale dell'articolo 11, mettendo tutte le missioni sullo stesso piano. 

La formulazione del testo non risponde a questa necessità secondo noi, perché lascia, con le previsioni dell'articolo 2, in capo al Governo la deliberazione della partecipazione alle missioni internazionali e solo successivamente – lo voglio dire ai colleghi che hanno tanto enfatizzato questo procedimento autorizzatorio – prevede il passaggio alle Camere per la loro autorizzazione. È per questo, perché non ci soddisfa l'articolo 2, che abbiamo insistito perché si riprendesse la formulazione «autorizzate con apposito provvedimento legislativo». Lavoreremo nel passaggio al Senato per modificare sostanzialmente e concretamente l'articolo 2, appunto, quello che riguarda il procedimento autorizzativo. 
Quanto alla funzione di controllo, il testo unificato prevede una sessione parlamentare attraverso la presentazione di una relazione del Governo da effettuarsi entro il 31 marzo. Abbiamo sostenuto la necessità di istituire anche un comitato parlamentare di controllo, che potesse avere penetranti competenze di controllo sulle missioni e sull'aderenza di esse ai principi del diritto internazionale, al dettato costituzionale, alle regole di ingaggio, agli obiettivi, ai risultati, per l'appunto alla legge quadro, e al rispetto degli atti di indirizzo deliberati dalle Camere. 
Tant’è: il testo all'esame, nonostante sia un passo avanti rispetto alla prassi degli ultimi decenni, sembra, per alcuni profili, limitarsi a fotografare l'esistente, senza andare fino in fondo nella direzione auspicata da più parti, cioè verso una norma che completamente indichi le fonti primarie di riferimento, capace di superare le ambiguità dell'impiego dei militari in operazioni internazionali necessarie al fine di dare la piena prerogativa sul procedimento autorizzatorio alle Camere. 
Insomma, a nostro giudizio, non è stata sfruttata a pieno l'occasione di presentare, in sede internazionale, una legge riconosciuta come sviluppo naturale dell'impegno del nostro Paese a promuovere il nuovo diritto internazionale, quello che ripudia la guerra e disciplina l'uso della forza, con elementi di sopranazionalità e per finalità diverse da quelle belliche.

Abbiamo perso l'occasione di smilitarizzazione il profilo della nostra politica estera, di scongiurare la possibilità che l'Italia si ritrovi a partecipare a missioni di guerra, come è avvenuto negli anni. 
Il voto di SEL sarà di astensione per significare il nostro impegno nel dibattito nelle Commissioni, in quest'Aula e nella stesura del testo e la nostra convinzione rispetto alla necessità di arrivare ad una normativa che modifichi realmente la prassi consolidata, ma, nel contempo, per significare l'insoddisfazione rispetto al risultato finale, che doveva essere più pregnante rispetto, soprattutto, alle aspettative che tutti insieme abbiamo creato. 
Resta l'auspicio che, finalmente, con questo seppur insufficiente e piccolo passo avanti anche grazie al dibattito che si è sviluppato intorno a questo provvedimento, si arrivi a determinare un cambio di passo sul terreno dell'impegno a promuovere azioni ed interventi che non differiscano più le decisioni di avviare operazioni di guerra o di uso della violenza bellica agli organismi internazionali quali la NATO, aggirando, di fatto, l'articolo 11, così com’è avvenuto molteplici volte in questi anni. Un impegno che definisca, al contrario, come priorità politica del nostro Paese, azione ed interventi di carattere umanitario e non bellico, in conformità alla Carta delle Nazioni Unite, al diritto alla pace di ogni individuo e di ogni popolo, a cominciare dalla gestione delle crisi aperte nei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. 
In conclusione, signor Presidente, voto di astensione del gruppo di Sinistra Ecologia Libertà è a significare la nostra ferma determinazione a continuare al Senato la battaglia che abbiamo cominciato qui, in quest'Aula, ormai da anni. Lavoreremo per cancellare le norme che non consentono anche e, soprattutto, in questo testo oggi all'esame, il pieno dispiegamento delle prerogative parlamentari e noi aggiungiamo il pieno dispiegamento delle previsioni dell'articolo 11 della Costituzione italiana.

giovedì 16 aprile 2015

Non ci è stato regalato niente

Giovedi 24 aprile alle ore 18,00 presso il circolo Arci Aggarbato in via Ribes a Gandoli dibattito sulle donne nella Resistenza

mercoledì 15 aprile 2015

LA NOSTRA POLITICA ESTERA E DI DIFESA NON PUO’ ESSERE DECISA DALLA PASSERELLA ALLA CASA BIANCA DEL PREMIER

A quanto si apprende dalla stampa, il premier Renzi, durante la visita al Presidente Obama, si appresterebbe ad impegnarsi per il prolungamento italiano della missione ISAF in Afghanistan, oltre a considerare l’impegno diretto dell’Italia nell’attuazione di un blocco navale al largo delle coste libiche.
Chiediamo per questo che la Ministra Pinotti ed il Ministro Gentiloni vengano immediatamente a riferire in Aula circa le reali intenzioni del Governo, ritenendo inconcepibile un comportamento del genere, che esautora completamente il parlamento da decisioni delicate e fondamentali di Politica Estera e Difesa.
Il nostro impegno in Afghanistan, così come previsto dal Decreto Missioni appena approvato anche al Senato, ha come termine ultimo il settembre di questo anno.
Invece si sta paventando la possibilità, per rispondere alle richieste unilaterali americane, di prolungare la nostra presenza (che consta di almeno 750 uomini), almeno fino alla fine del 2015 se non oltre.
Per quanto riguarda la Libia invece, il nostro appoggio concreto al blocco navale della Libia, richiesto ripetutamente dal generale Khalifa Haftar, capo delle forze armate libiche schierate al fianco del Governo riconosciuto di Tobruk, sarebbe una libera e forzata interpretazione della Missione Mare Sicuro, presente nel Decreto Missioni senza dettagli precisi di regole di ingaggio e senza esplicitazione della sua reale funzione. Inoltre rappresenterebbe l’ennesima giravolta del Governo, che predilige l’approccio di stampo militaristico (dietro lo scudo dei presunti interessi nazionali) a discapito della diplomazia e di quello che invece dovrebbe essere il nostro ruolo. Cioè quello di registi di un processo di pacificazione che parta dal dialogo fra i due Governi riconosciuti in Libia.
La nostra Politica Estera e di Difesa, con decisioni che avranno ripercussioni sulla intera stabilità del mediterraneo per almeno i prossimi trenta anni, non può e non deve essere decisa nella passerella alla Casa Bianca del Premier, ne tantomeno dagli Stati Maggiori nel chiuso delle loro stanze.


Inizio modulo

lunedì 30 marzo 2015

Circhi, ora stop allo sfruttamento degli animali

Nonostante le molte interrogazioni sullo sfruttamento degli animali nei circhi di Sel, e di altre forze parlamentari, il governo e il ministro dei Beni e delle Attività Culturali non hanno mai risposto. Silenzio anche sulle 20.000 firme raccolte dalla LAV su una petizione popolare volta a porre fine a questa odiosa pratica.
I circhi su cui la magistratura indaga, o quelli condannati in via definitiva, continuano a ricevere i fondi del Fondo Unico per lo Spettacolo, in contrasto con quanto previsto dalla normativa vigente e nonostante l’accoglimento da parte del governo dell’ordine del giorno del Senato con cui appunto si chiedeva l’azzeramento del “FUS” ai circhi con animali. È necessario che il governo si esprima al più presto su questa vicenda e il ministro non si sottragga più al confronto con le associazioni. L’Italia si metta alla testa dei Paesi più evoluti sul piano della civiltà e del rispetto per gli animali

giovedì 12 marzo 2015

Sel : hub di Taranto. Servono politiche di accoglienza strutturate per i migranti.


"Abbiamo appreso che il Ministro Alfano pensa di realizzare a Taranto un “hub” per il transito e l'identificazione delle migliaia di uomini e donne che, probabilmente, arriveranno sulle coste italiane dalla Libia nei prossimi mesi. Secondo le notizie di stampa, i migranti, perlopiù richiedenti asilo, dovrebbero rimanere nel capoluogo jonico non oltre le 72 ore, ospitati in una tensostruttura al porto, per poi essere destinati a strutture di accoglienza sul territorio regionale e nazionale. Esprimiamo forte disappunto per il modo di procedere del Ministro che fa annunci sulla stampa anziché confrontarsi con il Parlamento e coinvolgere il sindaco della città. Il Governo Renzi continua ad affrontare la questione degli sbarchi dei disperati, che scappano da guerre e fame, come si tratti di un'emergenza. Siamo, al contrario, di fronte ad un fenomeno strutturale che va gestito in modi e tempi completamente diversi. Si devono cambiare le politiche migratorie e dell'accoglienza italiane ed europee per garantire il soccorso in mare ed evitare di contare ancora morti nel Mediterraneo; organizzare canali umanitari dai Paesi di transito; avviare la gestione condivisa e multilaterale del soccorso e dell'accoglienza. Ed invece il Governo ha sospeso Mare Nostrum che è stata sostituito dall'operazione europea “Triton” che rischia, per la sua natura, di produrre più morti e tragedie, ed ha sospeso le procedure per il riconoscimento dei permessi di soggiorno a scopi umanitari. Sinistra Ecologia e Libertà presenterà un'interrogazione urgente per chiedere al Ministro che renda noto, al più presto, se esiste un programma di pianificazione nazionale per il transito e l'accoglienza che definisca le quote per ogni territorio regionale e provinciale; quali sono le caratteristiche che dovrà avere la struttura prevista al porto di Taranto; se è prevista una quota massima per la città e la provincia; se esiste un progetto rispetto alla regolarizzazione delle persone che rimarranno sul territorio nazionale. Infine, perché non ha dato corso ad un nostro ordine del giorno accolto che prevede l'estensione al comune di Taranto dell'esclusione delle spese connesse alla pressione migratoria dal patto di stabilità. La città può e deve, a nostro parere, dare un contributo importante ad affrontare la situazione e non girare lo sguardo davanti alla tragedia dei profughi di Paesi in cui l'Italia e l'Europa hanno contribuito a creare condizioni di instabilità e di guerra con una politica estera sbagliata. Abbiamo un dovere nei confronti di quelle donne e di quegli uomini ma il Governo non può continuare con interventi rabberciati e altamente insufficienti che, peraltro, hanno già dimostrato di non essere all'altezza delle responsabilità del nostro Paese, prima frontiera del Mediterraneo. Infine, esprimiamo preoccupazione e sdegno per alcune reazioni riportate dalla stampa locale che alimentano paura ed intolleranza anziché favorire un clima di serenità e un serio ragionamento per adottare soluzioni improntate ai principi di civiltà e di solidarietà di cui Taranto ha già dato prova."

mercoledì 11 marzo 2015

Lavoratori Difesa, pieni diritti sindacali anche per loro

Sinistra Ecologia Libertà è per la riforma della rappresentanza militare che vada nel senso indicato dalla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo, ovvero il pieno riconoscimento del diritto dei lavoratori delle Forze Armate italiane all’associazione sindacale, fatti salvi i doverosi limiti al diritto di sciopero da prevedere in un comparto così delicato come quello della difesa nazionale.
Le audizioni di oggi in Commissione Difesa hanno chiarito l’orientamento della Corte Europea e segnalato la differenza che intercorre fra una versione soft, che riconoscerebbe il mero diritto d’associazione, la linea della maggioranza di governo, e il pieno riconoscimento del diritto al sindacato contenuto nella nostra proposta di legge. Le indicazioni della sentenza della Corte europea non possono che essere accolte dal legislatore italiano. Lanciamo un appello a tutte le forze politiche affinché l’Italia si uniformi a quanto disposto in sede UE. Anche i nostri lavoratori delle Forze Armate hanno il diritto di crearsi il proprio sindacato.


martedì 3 marzo 2015

No al Decreto Ilva. Taranto paradigma di politiche ambientali ed industriali assenti, errate ed impattanti sulla salute

"Questa mattina, in nome del gruppo di Sinistra Ecologia Libertà alla Camera, sono intervenuta contro l’ennesimo Decreto sull’Ilva.
Abbiamo deciso di opporci per evidenti ragioni di metodo e soprattutto di merito.
Siamo stati chiamati infatti a convertire il settimo Decreto sul siderurgico di Taranto con la spada di Damocle della scadenza del provvedimento, dopo che al Senato è stata posta la questione di fiducia e dopo che alla Camera ci è stato impedito di cambiare anche solo una virgola del testo con la bocciatura di tutti i nostri emendamenti.
Questo decreto entra pesantemente a gamba tesa addirittura sulla prima parte della Costituzione, e viola il diritto comunitario come evidenziato dalla ennesima apertura di una procedura di infrazione nei confronti del nostro Paese.
Si prevede infatti l’esclusione della responsabilità penale ed amministrativa del commissario, e dei suoi delegati, in riferimento alle condotte connesse alla attuazione dell’AIA violando quindi il principio di uguaglianza davanti alla legge ed il principio della responsabilità dei funzionari dipendenti dello Stato; la previsione dell’attuazione del 80% delle prescrizioni AIA, riferite alla quantità e non alla qualità, viola l’obbligo di tutela del paesaggio e della salute, nonché l’obbligo di impedire che l’iniziativa economica arrechi danno alla dignità ed alla sicurezza dei cittadini; la legge regionale sulla VDS viene indebolita con conseguente violazione del principio secondo il quale la tutela della salute rientra nella legislazione concorrente; si produce infine un cortocircuito con le normative europee che si basano sui principi precauzione, prevenzione e correzione nonché sul principio del “chi inquina paga”.
Questo provvedimento è l’ennesimo simbolo di un governo incapace, buono solo a guadagnare tempo giocando sulla pelle dei cittadini e lavoratori.
Taranto non si merita assolutamente tutto questo. Taranto non è solo Puglia, non è solo Meridione ma è Italia. Nel capoluogo jonico hanno sede il più grande stabilimento siderurgico, la più grande stazione navale della Marina Militare ed una importante raffineria di petrolio. Taranto è il centro della Magna Grecia ed una città vecchia con 2700 anni di storia, ma è purtroppo diventata il paradigma delle politiche ambientali, industriali ed energetiche assenti o profondamente errate ed impattanti sulla salute.
In questa città, sito di interesse nazionale, con una delle aree contaminate più pericolose della nazione, lo Stato da un lato ed il capitalismo cialtrone dall’altro hanno svelato, e continuano a svelare, il loro volto da predoni.
Servirebbero investimenti seri per il risanamento ambientale, per l’innovazione e la diversificazione produttiva e per la valorizzazione culturale e turistica.
Per l’ennesima volta però, nulla di tutto questo è stato fatto.
Per tutte queste ragioni il nostro no è stato forte ed evidente.

Lo dico con grande convinzione e sofferenza: se Taranto non si salva e cambia, non si salverà e non cambierà l’Italia, ed il nostro Paese non uscirà da una “modernità” che calpesta diritti e dignità."



venerdì 20 febbraio 2015

Ilva, con il decreto l’ennesima beffa per Taranto

Ieri, con il voto di fiducia sul decreto Ilva, si è consumata l’ennesima pagina beffa per i cittadini della provincia jonica.

Riteniamo gravissimo, e da irresponsabili, murare al Senato tutto il lavoro emendativo fatto in una ottica di riqualificazione seria delle politiche ambientali e sanitarie della città di Taranto.
Come al solito, le promesse di Renzi e della sua maggioranza si sono rivelate parole vuote buone solo come spot elettorali su Twitter.
Con il voto di fiducia si è cementata la non punibilità per legge del commissario straordinario e si è impedito all’Arpa di implementare i propri, necessari, organici.
Con l’ennesimo voto di questo governo, su di un provvedimento che incide sulla pelle viva dei cittadini pugliesi, ci si fa pubblicità con il fantomatico reparto di oncologia pediatrica, 4,5 milioni spalmati nei prossimi due anni sono una cifra insignificante per le esigenze esistenti, ed in più si consolida il principio per cui si è nel rispetto della legge anche non rispettando tutte le prescrizioni AIA.

Denunciamo con forza questa operazione che per noi è una presa in giro, e annunciamo sin d’ora che con il gruppo di Sinistra Ecologia Libertà daremo battaglia serrata, quando il decreto arriverà alla Camera.

I parlamentari e le forze politiche pugliesi e di Taranto, contribuiscano a convincere il governo a rivedere questo ennesimo passaggio sopra alle esigenze di un intero territorio, già gravemente colpito da politiche di sviluppo sganciate dalla tutela della salute e delle bellezze naturali esistenti.

mercoledì 18 febbraio 2015

Libia, venti di guerra e solita corsa al riarmo

Mentre spirano venti di guerra e si moltiplicano gli appelli per impedire un nuovo conflitto in Libia il nostro Paese continua la corsa al riarmo sotto l’occhio vigile della ministra Pinotti che, dismessi i panni della no global di Porto Alegre, ormai indossa l’elmetto. Le notizie che vengono dagli Usa sulla conferma dell’acquisto di tutto il pacchetto F35 e del via libera all’acquisto della tecnologia dei droni armati “Predator” ne sono l’esempio più eclatante. La ministra Pinotti continua ad armare il Paese senza tenere conto del Parlamento come nel caso degli F35, o addirittura senza informarlo, vedi droni Predator. Il tutto mentre aspettiamo impazienti il fantomatico Libro Bianco che dovrebbe definire la politica di difesa e lo strumento militare di cui l’Italia si dovrebbe dotare.

giovedì 22 gennaio 2015

Taranto, certezze ai lavoratori dei servizi degli Enti della Difesa

Leggo con preoccupazione le notizie che riguardano le lavoratrici ed i lavoratori dei servizi di manovalanza, pulizie e ristorazione degli Enti della Difesa della città di Taranto e provincia che hanno proclamato lo stato di agitazione in seguito alla ennesima ed inaccettabile riduzione delle risorse finanziarie destinate agli appalti esternalizzati. Esprimo la mia disapprovazione rispetto a ciò che sta accadendo e oggi stesso presenterò un’interrogazione al Ministro della Difesa per chiedere conto degli impegni assunti e, ad ora, non rispettati, in occasione dell’approvazione dell’ultima legge di Bilancio.
Il 13 novembre scorso infatti, in Commissione Bilancio, è stato approvato un mio emendamento che prevede uno stanziamento ulteriore per il 2015 di 500 mila euro per tutti questi contratti di appalto.
Nonostante ciò, e nonostante il parere favorevole e l’impegno preciso del viceministro Morando, per i servizi di pulizia e sanificazione della provincia jonica è stata prevista una riduzione del 10 %, che comporterà una ulteriore riduzione degli orari contrattuali dei 144 lavoratori dipendenti già in regime di part-time e già colpiti nel maggio scorso da una decurtazione del 60% del monte ore.

Per quanto riguarda i lavoratori degli appalti di manovalanza, che hanno visto negli anni decurtate le risorse finanziarie di oltre il 50% invece, non è stata previsto alcun aumento di fondi rispetto al 2014. Così facendo, le oltre 40 persone impiegate continueranno nel loro calvario precario che li vede collocati con un contratto a chiamata e salari bassissimi, che garantisce appena fra le 40 e le 70 ore mensili, con picchi a volte molto più bassi. È necessario che la Difesa e il Governo, dopo aver riconosciuto la necessità di aumentare le risorse destinate a questi lavoratori e a queste lavoratrici con l’approvazione dell’emendamento al Bilancio, pongano al più presto rimedio ad una situazione inaccettabile socialmente e che pesa negativamente sul corretto funzionamento delle strutture della Difesa.

martedì 13 gennaio 2015

Teleperformance, a Taranto in 2000 sotto ricatto

Riteniamo intollerabile la situazione di ricatto sotto cui si ritrovano, ad anno appena iniziato, le lavoratrici e i lavoratori della Teleperformance di Taranto.

Il 30 giugno prossimo infatti scadrà l’accordo firmato nel 2013 con cui si rilanciava l’attività della azienda, riducendo il costo del lavoro e revocando oltre 800 esuberi.
A quel punto, anche a causa del combinato disposto di Jobs Act e legge di stabilità ed all’aumento del costo del lavoro previsto nell’ordine del 12%, ci sarà il concreto rischio di una richiesta di esubero per le oltre 2000 lavoratrici e lavoratori impiegati direttamente.
Con Sinistra Ecologia Libertà seguiamo la vertenza della Teleperformance dal 2013, in particolare con una interrogazione ( alla quale non abbiamo ancora avuto risposta, nonostante numerose sollecitazioni) e con una mozione al Ministro dello Sviluppo Economico con cui chiedevamo degli interventi immediati per risolvere in via definitiva tutte le problematiche legate ai call center. Partendo dalla piaga del “minimo ribasso”, dalla diffusa e capillare presenza di centri abusivi nella provincia di Taranto ed arrivando alle continue minacce di delocalizzazione da parte dei vertici aziendali.
Fra sei mesi rischiamo quindi seriamente di ritrovarci sul baratro della disoccupazione per un numero incredibile di famiglie, così come denunciato ieri da Andrea Lumino, segretario SLC CGIL ionica e da Giuseppe Massafra, segretario provinciale CGIL Taranto.
Il 15 gennaio si terrà al Mise l’ennesimo tavolo sulla vertenza in oggetto, dopo che tutti gli altri hanno partorito molto spesso soluzioni temporanee e raffazzonate.
È arrivato il momento di prendere seriamente in mano la situazione, dando una risposta chiara e definitiva a tutte le donne e gli uomini che vedono ogni sei mesi il loro futuro in bilico.
La nostra parte la abbiamo sempre fatta, e continueremo a farla con tutti gli strumenti a nostra disposizione, in tutela dei lavoratori.
Ci auguriamo ci sia una presa di responsabilità identica da parte di tutti gli altri partiti, con particolare riferimento a quelli che compongono la strana maggioranza che guida il nostro Paese, che a parole esprimono continuamente solidarietà ma alla prova dei fatti troppo spesso concludono poco, o nulla.