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martedì 3 marzo 2015

No al Decreto Ilva. Taranto paradigma di politiche ambientali ed industriali assenti, errate ed impattanti sulla salute

"Questa mattina, in nome del gruppo di Sinistra Ecologia Libertà alla Camera, sono intervenuta contro l’ennesimo Decreto sull’Ilva.
Abbiamo deciso di opporci per evidenti ragioni di metodo e soprattutto di merito.
Siamo stati chiamati infatti a convertire il settimo Decreto sul siderurgico di Taranto con la spada di Damocle della scadenza del provvedimento, dopo che al Senato è stata posta la questione di fiducia e dopo che alla Camera ci è stato impedito di cambiare anche solo una virgola del testo con la bocciatura di tutti i nostri emendamenti.
Questo decreto entra pesantemente a gamba tesa addirittura sulla prima parte della Costituzione, e viola il diritto comunitario come evidenziato dalla ennesima apertura di una procedura di infrazione nei confronti del nostro Paese.
Si prevede infatti l’esclusione della responsabilità penale ed amministrativa del commissario, e dei suoi delegati, in riferimento alle condotte connesse alla attuazione dell’AIA violando quindi il principio di uguaglianza davanti alla legge ed il principio della responsabilità dei funzionari dipendenti dello Stato; la previsione dell’attuazione del 80% delle prescrizioni AIA, riferite alla quantità e non alla qualità, viola l’obbligo di tutela del paesaggio e della salute, nonché l’obbligo di impedire che l’iniziativa economica arrechi danno alla dignità ed alla sicurezza dei cittadini; la legge regionale sulla VDS viene indebolita con conseguente violazione del principio secondo il quale la tutela della salute rientra nella legislazione concorrente; si produce infine un cortocircuito con le normative europee che si basano sui principi precauzione, prevenzione e correzione nonché sul principio del “chi inquina paga”.
Questo provvedimento è l’ennesimo simbolo di un governo incapace, buono solo a guadagnare tempo giocando sulla pelle dei cittadini e lavoratori.
Taranto non si merita assolutamente tutto questo. Taranto non è solo Puglia, non è solo Meridione ma è Italia. Nel capoluogo jonico hanno sede il più grande stabilimento siderurgico, la più grande stazione navale della Marina Militare ed una importante raffineria di petrolio. Taranto è il centro della Magna Grecia ed una città vecchia con 2700 anni di storia, ma è purtroppo diventata il paradigma delle politiche ambientali, industriali ed energetiche assenti o profondamente errate ed impattanti sulla salute.
In questa città, sito di interesse nazionale, con una delle aree contaminate più pericolose della nazione, lo Stato da un lato ed il capitalismo cialtrone dall’altro hanno svelato, e continuano a svelare, il loro volto da predoni.
Servirebbero investimenti seri per il risanamento ambientale, per l’innovazione e la diversificazione produttiva e per la valorizzazione culturale e turistica.
Per l’ennesima volta però, nulla di tutto questo è stato fatto.
Per tutte queste ragioni il nostro no è stato forte ed evidente.

Lo dico con grande convinzione e sofferenza: se Taranto non si salva e cambia, non si salverà e non cambierà l’Italia, ed il nostro Paese non uscirà da una “modernità” che calpesta diritti e dignità."



venerdì 20 febbraio 2015

Ilva, con il decreto l’ennesima beffa per Taranto

Ieri, con il voto di fiducia sul decreto Ilva, si è consumata l’ennesima pagina beffa per i cittadini della provincia jonica.

Riteniamo gravissimo, e da irresponsabili, murare al Senato tutto il lavoro emendativo fatto in una ottica di riqualificazione seria delle politiche ambientali e sanitarie della città di Taranto.
Come al solito, le promesse di Renzi e della sua maggioranza si sono rivelate parole vuote buone solo come spot elettorali su Twitter.
Con il voto di fiducia si è cementata la non punibilità per legge del commissario straordinario e si è impedito all’Arpa di implementare i propri, necessari, organici.
Con l’ennesimo voto di questo governo, su di un provvedimento che incide sulla pelle viva dei cittadini pugliesi, ci si fa pubblicità con il fantomatico reparto di oncologia pediatrica, 4,5 milioni spalmati nei prossimi due anni sono una cifra insignificante per le esigenze esistenti, ed in più si consolida il principio per cui si è nel rispetto della legge anche non rispettando tutte le prescrizioni AIA.

Denunciamo con forza questa operazione che per noi è una presa in giro, e annunciamo sin d’ora che con il gruppo di Sinistra Ecologia Libertà daremo battaglia serrata, quando il decreto arriverà alla Camera.

I parlamentari e le forze politiche pugliesi e di Taranto, contribuiscano a convincere il governo a rivedere questo ennesimo passaggio sopra alle esigenze di un intero territorio, già gravemente colpito da politiche di sviluppo sganciate dalla tutela della salute e delle bellezze naturali esistenti.

martedì 2 dicembre 2014

Ilva di Taranto, bene l’ipotesi di un intervento pubblico

Bene il Premier Renzi sulla possibilità di un intervento pubblico per il siderurgico Ilva di Taranto. E’ una proposta avanzata da Sel ed è una possibile soluzione alla gravissima situazione sanitaria, ambientale ed economica della provincia jonica. Bisogna però fare molta attenzione non essendo tollerabile un’operazione sulla falsariga di quella che ha portato alla vendita di Alitalia. Non è possibile continuare a giocare sulla pelle dei tarantini.
L’intervento pubblico deve servire al risanamento, comprensivo ed attuativo di tutte le prescrizioni Aia, e deve definire a monte le risorse da utilizzare, prevedendo l’effettivo sblocco dei fondi sequestrati alla proprietà Riva e l’esclusione di qualsiasi coinvolgimento della famiglia stessa. Poi si potrebbe seguire un nuovo modello di governance sull’esempio tedesco con la creazione del “Consiglio di sorveglianza”: un consiglio, operativo e riconosciuto, composto dalle rappresentanze di azienda e dei lavoratori oltre che da rappresentanze di tutti i cosiddetti “portatori di interesse”, quali Comune, Regione, Arpa e le associazioni ambientaliste. Una innovazione senza pari. Cambiare verso alle politiche aziendali ed ai rapporti di forza interni è il vero governo del cambiamento.

mercoledì 22 ottobre 2014

Il futuro dell’ILVA, il governo riferisca al più presto in Aula

Ho inviato alla Presidenza della Camera, insieme ai colleghi Francesco Ferrara ed Arturo Scotto, una richiesta di informativa urgente in merito all’ILVA di Taranto.
Durante la legislatura in corso, infatti, sono stati varati diversi provvedimenti in riferimento all’Ilva di Taranto, a partire da quello di commissariamento.
Attraverso l’adozione di questi provvedimenti, in risposta alle prescrizioni della Unione Europea e sulla scia del lavoro svolto dalle ultime due giunte Vendola, si sarebbe dovuti giungere alla redazione e soprattutto alla applicazione di un piano ambientale e di un piano industriale in grado di garantire gli attuali livelli occupazionali, nel pieno rispetto dell’AIA per la tutela ambientale e della salute. Il tutto, con la previsione di utilizzo dei fondi sequestrati alla famiglia Riva.
Ad oggi però questo non è avvenuto. Le colpe, sia del Governo Letta che di quello Renzi, sono evidenti.
Non è mai stata presentata una relazione sulla situazione epidemiologica, risultando quindi inascoltato l’ultimo aggiornamento dello studio “Sentieri”, né tantomeno un progetto a lungo termine sulla filiera dell’acciaio. I tempi di attuazione del Piano ambientale continuano a slittare; manca un piano industriale dopo la cancellazione di quello preparato dal precedente Commissario; non si è a conoscenza delle iniziative del nuovo sub commissario Carrubba, nominato da pochi giorni; si attendono notizie certe circa la possibilità di utilizzo dei fondi sequestrati alla famiglia Riva.
Oltre tutto questo, il Governo sembra intenzionato a procedere alla vendita del siderurgico di Taranto ad una compagnia straniera, presumibilmente la “Arcerol Mittal”, senza aver intavolato alcuna discussione con le organizzazioni sindacali e senza, cosa ancora più grave, aver sciolto i nodi relativi all’impatto ambientale della produzione.
Per tutto questo ho chiesto una immediata risposta del Governo in Aula, in modo da definire le motivazioni che stanno portando alla vendita ed i dettagli delle relative trattative.
L’esecutivo dovrà produrre inoltre una informativa circa la incompleta e parziale attuazione delle misure previste per la messa in sicurezza e le bonifiche dello stabilimento.

venerdì 5 settembre 2014

All’Ilva si muore, ma l’azienda si limita al cordoglio

Esprimo la mia vicinanza e la mia solidarietà ad i familiari di Angelo Iodici, vittima questa mattina di un infortunio mortale sul lavoro nello stabilimento dell’Ilva di Taranto.
Nella attesa delle indagini, che porteranno a chiarire la dinamica del mortale investimento, ritengo inaccettabile dover commentare l’ennesimo episodio che ha portato alla morte di un lavoratore.
Da anni denunciamo una superficiale osservanza delle misure di sicurezza, chiedendo una più decisa e ferma azione di prevenzione con un piano di gestione aziendale che rivoluzioni le fondamenta stesse dello stabilimento.

Soprattutto in questi mesi, infatti, abbiamo assistito ad una serie incredibile e preoccupante di infortuni, per ultimo quello del 27 agosto che ha portato il rovesciamento di un carrello con 200 tonnellate di ghisa e che ha prodotto una immensa fiammata, per puro caso senza conseguenze rilevanti. Ed è proprio per riparare a quel danno che oggi Angelo Iodici, dipendente di una ditta esterna, ha perso la vita.

Condivido la decisione delle OO.SS. di scioperare dalle 15 di oggi per un giorno intero.
Abbiamo pianto troppe volte lacrime tardive, figlie di condizioni di lavoro indegne di un paese civile. L’azienda, piuttosto che mandare note di cordoglio, deve essere riportata immediatamente alle sue precise responsabilità intervenendo con tempestività, altrimenti sarà ancora una volta troppo tardi.

giovedì 3 aprile 2014

Ilva: attuare Piano ambientale, Taranto non può perdere altro tempo. Lettera aperta a Ministro Ambiente

Nonostante siano trascorsi venti giorni dall’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri, il DPCM con il Piano ambientale elaborato sulla base del lavoro del Comitato di tre esperti e delle osservazioni pervenute da parte della Regione Puglia e del Commissario straordinario dell’ILVA non è stato ancora pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. I cittadini di Taranto non possono più attendere nuovi ritardi, il governo dia attuazione ai piani ambientale e industriale.
Lo scrivono i deputati di Sel on. Donatella Duranti, on. Alessandro Zan, on. Filiberto Zaratti, on. Serena Pellegrino, on. Nicola Fratoianni, on. Toni Matarrelli, on. Annalisa Pannarale e on. Arcangelo Sannicandro nella lettera aperta al Ministro dell’Ambiente Galletti sull’ILVA di Taranto.
Già il Governo ha approvato in ritardo, rispetto agli obblighi di legge, il Piano ambientale, prosegue la lettera al Ministro Galletti, e, questo ennesimo ulteriore, differimento dei tempi contrasta con la necessità di uscire con urgenza e al più presto dalla profonda emergenza sanitaria, ambientale e industriale dell’area tarantina. La certezza dei tempi di attuazione degli interventi previsti dall’Aia e la verifica dell’efficacia delle misure adottate, costituiscono una priorità assoluta.
Il Piano ambientale, scrivono i deputati di Sel, è indispensabile per approvare il Piano industriale, che consente la continuazione dell’attività produttiva nel rispetto delle prescrizioni di tutela ambientale, sanitaria e di sicurezza. Piano industriale anch’esso ancora allo stato di elaborazione.

Non è più possibile aspettare altro tempo, concludono i deputati di Sel, il Ministro e il Commissario Bondi si attivino per rendere operativi i Piani e informino il Parlamento. Non lo chiede Sel, ma la città di Taranto.

lunedì 10 marzo 2014

Non c’è più tempo da aspettare per la tutela ambientale di Taranto

La sottosegretaria Silvia Velo rispondendo a una mia interrogazione a risposta immediata in Commissione Ambiente, sul perché il governo non ha ancora approvato il DPCM contenente il “Piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria” dell’ILVA di Taranto, ha risposto che “a seguito del fisiologico avvicendamento che segue ogni cambio di Governo, è stato necessario procedere alla dovuta verifica del provvedimento in questione”. Con il risultato che il termine fissato dalla legge non è stato rispettato.
Il decreto legge 136/2013, che ha modificato il decreto legge 61/2013, all’articolo 7 fissava al 28 febbraio scorso il termine ultimo per la presentazione del Piano ambientale.
Questo differimento dei tempi è inaccettabile, e rappresenta uno “schiaffo” alla necessità di uscire, con urgenza e al più presto, dalla profonda emergenza sanitaria e ambientale dell’area tarantina. La certezza dei tempi di attuazione degli interventi previsti dall’Aia e la verifica dell’efficacia delle misure adottate, costituiscono una necessità assoluta: una necessità che ancora una volta viene però disattesa.

Mi auguro che il Governo non faccia trascorrere altro tempo e approvi il “Piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria” nel prossimo Consiglio dei Ministri. Non lo chiede Sel ma la città di Taranto.

venerdì 20 settembre 2013

La famiglia Riva fuori dall’ILVA e dalle aziende collegate

Non si può giocare sulla pelle dei lavoratori. La vicenda del gruppo Riva rischia, se non s’interviene come si è fatto per l’Ilva di Taranto, di far pagare ai lavoratori le scellerate scelte della famiglia Riva. Questa è l’unica risposta possibile alle parole dell’on. Sandro Bondi, che auspica manifestazioni dei lavoratori contro i tribunali per esprimere la sua contrarietà all’ipotesi di commissariamento.
Interi territori del nostro Paese e decine di migliaia di lavoratori stanno subendo le conseguenze di una gestione aziendale che non rispetta il diritto dei cittadini alla salute, alla vita e a un ambiente sano, ma che soprattutto non rispetta la legge.
Sinistra Ecologia Libertà, per salvaguardare il patrimonio rappresentato dalle aziende del gruppo Riva e dai suoi lavoratori, ritiene necessaria la definitiva estromissione della famiglia Riva da qualsiasi decisione inerente l’ILVA e le aziende ad essa collegate.

Chi attacca i giudici o auspica manifestazioni contro la magistratura per impedire il commissariamento se ne faccia una ragione: i lavoratori e i cittadini sanno esattamente che la responsabilità del dramma che stanno vivendo è ascrivibile esclusivamente ai Riva.

giovedì 11 luglio 2013

Ilva: per una svolta vera serviva più coraggio


Taranto e l’Ilva sono di straordinaria importanza non solo per la comunità ionica ma per l’intero Paese, perché chiamano in causa una diversa idea di sviluppo economico. Il decreto Ilva poteva rappresentare l’occasione per mettere a tema, compiutamente e con coraggio, la responsabilità delle imprese e il rispetto del dettato costituzionale; la responsabilità della politica, cioè la sua capacità e volontà di rispondere alle domande della collettività e di trovare soluzioni.

Questo decreto, che prevedeva il commissariamento dell’Ilva di Taranto, è stato voluto da SEL e, in particolare, dal presidente Vendola, come unica possibilità di affrontare il risanamento degli impianti e del territorio ionico senza chiudere la fabbrica, dopo le inadempienze della proprietà e della dirigenza e a seguito delle inchieste giudiziarie contro i Riva. Il decreto è entrato in Parlamento in un modo e ne è uscito peggiorato, depotenziato per rispondere alle richieste di Federacciai e di Confindustria.
Era la prima volta che si prevedeva il commissariamento per danni alla salute e all’ambiente, ma bisognava avere più coraggio, perché la comunità ionica e la comunità operaia sono colpite profondamente nel diritto prioritario alla salute e alla vita.
Avremmo voluto la divisione netta della proprietà dall’azienda, ma non sarà così perché la nomina a commissario straordinario di Bondi, uomo di fiducia dei Riva, non lo consentirà.
Era necessario avere più coraggio e operare una svolta reale, così come si aspettano i cittadini e i lavoratori di Taranto, così come richiesto anche dal presidente Vendola. La regione Puglia è stata l’unica istituzione che, in questi anni, e dopo tanti anni di assenza della politica, ha posto l’accento e l’attenzione, pur dentro competenze limitate, sul diritto prioritario alla salute con normative di legge che hanno garantito, di avere evidenze scientifiche chiare, il riesame dell’AIA, e alla magistratura di avviare le inchieste. Noi abbiamo voluto fortemente il commissariamento straordinario dell’Ilva per dividere la proprietà dall’azienda perché quella proprietà, ma anche quella dirigenza, non compissero più reati contro il diritto alla salute e il diritto all’ambiente.
Ci siamo astenuti sul decreto Ilva perché pensiamo che non sia sufficiente; è solo un primo, piccolo passo verso, la separazione dell’azienda dalla sua proprietà, un segnale per dire che la politica, così come ha fatto la regione Puglia fino ad oggi, si comincia ad occupare direttamente delle comunità interessate.  
Noi saremo attenti. Vigileremo a che le normative regionali e europee siano rispettate, e stiamo già lavorando per modificare quelle nazionali. La valutazione del danno sanitario deve entrare nelle prescrizioni dell’autorizzazione integrata ambientale, perché diversamente sarà difficile salvaguardare la salute dei cittadini.
La salute dei cittadini e dei lavoratori di Taranto è un bene prioritario; e se il Parlamento non dà risposte immediate non resta che vigilare, per fare in modo che il commissariamento straordinario, grazie anche all’impegno che noi speriamo ci metteranno il Ministro dell’ambiente e il sub commissario Ronchi, possa dare risposte concrete ai lavoratori, alla città, alla comunità tutta.