"Dinanzi all’ennesimo (il decimo!) decreto Ilva, abbiamo presentato una dettagliata Pregiudiziale di Costituzionalità.
Non
è più possibile affrontare la perdurante e gravissima emergenza
sanitaria ed industriale con provvedimenti di urgenza - che già in
passato hanno mostrato tutti i loro limiti – e che oltremodo ledono in
maniera pesante la nostra Carta Costituzionale.
Con
questo provvedimento, nello specifico, si modifica il decreto del
gennaio 2015 estendendo l’immunità penale ed amministrativa, oltre che
ai Commissari ed ai delegati alle applicazioni delle prescrizioni AIA
(misura già duramente contestata), addirittura
all’affittuario/acquirente. In questo modo, oltre al ledere il principio
fondamentale di eguaglianza dinanzi alla Legge (articolo 3), si estende
dal pubblico al privato la configurazione di un “diritto di disastro” -
previsto in capo ai soggetti i cui comportamenti risultano tutelati da
presunzione di liceità.
Oltremodo,
in maniera inaccettabile, si proroga fino a 18 mesi (e quindi in
sostanza sino al 2019) il termine fissato per la completa attuazione del
piano ambientale, già prorogato sino al giugno 2017. In tal modo si
violano le tutele costituzionali riguardanti la tutela dell’ambiente
naturale, l’obbligo di tutela della salute come diritto fondamentale
dell’individuo ed interesse della collettività e l’obbligo
all’impedimento di iniziative economiche che utilizzino modalità tali da
arrecare danno alla sicurezza, alla libertà ed alla dignità umana.
Come se non bastasse, si viola palesemente la normativa comunitaria in materia ambientale.
Fa
specie inoltre l’istituzione di un comitato di non meglio definiti
“esperti” – composto da “tre componenti scelti fra soggetti di
comprovata esperienza in tutela di ambiente ed impianti siderurgici” –
che avrà il delicatissimo compito di esaminare e valutare i piani
ambientali presentati dai possibili acquirenti, privatizzando di fatto
una funzione tipica e specifica in capo al Ministero dell’Ambiente.
Per
ultimo, contestiamo il passaggio dedicato alle coperture finanziarie in
quanto non si affronta in maniera specifica e credibile il nodo legato
al risanamento e rilancio dello stabilimento, mentre come contraltare si
prevede che sia l’amministrazione straordinaria a restituire allo Stato
il cosiddetto prestito ponte, materializzando di fatto un “regalo” ai
privati di 400 milioni di euro a scapito delle casse pubbliche.
Il
decreto è al vaglio delle commissioni ambiente e attività produttive
per approdare in Aula dove sarà, probabilmente, licenziato entro i primi
giorni di luglio.
Faremo anche questa volta la nostra battaglia parlamentare per denunciarne la gravità e ostacolarne la conversione."
On. Donatella Duranti (Sinistra Italiana/SEL)