"Questa
mattina, in nome del gruppo di Sinistra Ecologia Libertà alla Camera, sono
intervenuta contro l’ennesimo Decreto sull’Ilva.
Abbiamo
deciso di opporci per evidenti ragioni di metodo e soprattutto di merito.
Siamo
stati chiamati infatti a convertire il settimo Decreto sul siderurgico di
Taranto con la spada di Damocle della scadenza del provvedimento, dopo che al
Senato è stata posta la questione di fiducia e dopo che alla Camera ci è stato
impedito di cambiare anche solo una virgola del testo con la bocciatura di
tutti i nostri emendamenti.
Questo
decreto entra pesantemente a gamba tesa addirittura sulla prima parte della
Costituzione, e viola il diritto comunitario come evidenziato dalla ennesima
apertura di una procedura di infrazione nei confronti del nostro Paese.
Si
prevede infatti l’esclusione della responsabilità penale ed amministrativa del
commissario, e dei suoi delegati, in riferimento alle condotte connesse alla
attuazione dell’AIA violando quindi il principio di uguaglianza davanti alla
legge ed il principio della responsabilità dei funzionari dipendenti dello
Stato; la previsione dell’attuazione del 80% delle prescrizioni AIA, riferite
alla quantità e non alla qualità, viola l’obbligo di tutela del paesaggio e
della salute, nonché l’obbligo di impedire che l’iniziativa economica arrechi
danno alla dignità ed alla sicurezza dei cittadini; la legge regionale sulla
VDS viene indebolita con conseguente violazione del principio secondo il quale
la tutela della salute rientra nella legislazione concorrente; si produce
infine un cortocircuito con le normative europee che si basano sui principi
precauzione, prevenzione e correzione nonché sul principio del “chi inquina
paga”.
Questo
provvedimento è l’ennesimo simbolo di un governo incapace, buono solo a
guadagnare tempo giocando sulla pelle dei cittadini e lavoratori.
Taranto
non si merita assolutamente tutto questo. Taranto non è solo Puglia, non è solo
Meridione ma è Italia. Nel capoluogo jonico hanno sede il più grande
stabilimento siderurgico, la più grande stazione navale della Marina Militare
ed una importante raffineria di petrolio. Taranto è il centro della Magna
Grecia ed una città vecchia con 2700 anni di storia, ma è purtroppo diventata
il paradigma delle politiche ambientali, industriali ed energetiche assenti o
profondamente errate ed impattanti sulla salute.
In questa
città, sito di interesse nazionale, con una delle aree contaminate più
pericolose della nazione, lo Stato da un lato ed il capitalismo cialtrone
dall’altro hanno svelato, e continuano a svelare, il loro volto da predoni.
Servirebbero
investimenti seri per il risanamento ambientale, per l’innovazione e la
diversificazione produttiva e per la valorizzazione culturale e turistica.
Per
l’ennesima volta però, nulla di tutto questo è stato fatto.
Per tutte
queste ragioni il nostro no è stato forte ed evidente.
Lo dico
con grande convinzione e sofferenza: se Taranto non si salva e cambia, non si
salverà e non cambierà l’Italia, ed il nostro Paese non uscirà da una
“modernità” che calpesta diritti e dignità."