lunedì 30 marzo 2015

Circhi, ora stop allo sfruttamento degli animali

Nonostante le molte interrogazioni sullo sfruttamento degli animali nei circhi di Sel, e di altre forze parlamentari, il governo e il ministro dei Beni e delle Attività Culturali non hanno mai risposto. Silenzio anche sulle 20.000 firme raccolte dalla LAV su una petizione popolare volta a porre fine a questa odiosa pratica.
I circhi su cui la magistratura indaga, o quelli condannati in via definitiva, continuano a ricevere i fondi del Fondo Unico per lo Spettacolo, in contrasto con quanto previsto dalla normativa vigente e nonostante l’accoglimento da parte del governo dell’ordine del giorno del Senato con cui appunto si chiedeva l’azzeramento del “FUS” ai circhi con animali. È necessario che il governo si esprima al più presto su questa vicenda e il ministro non si sottragga più al confronto con le associazioni. L’Italia si metta alla testa dei Paesi più evoluti sul piano della civiltà e del rispetto per gli animali

giovedì 12 marzo 2015

Sel : hub di Taranto. Servono politiche di accoglienza strutturate per i migranti.


"Abbiamo appreso che il Ministro Alfano pensa di realizzare a Taranto un “hub” per il transito e l'identificazione delle migliaia di uomini e donne che, probabilmente, arriveranno sulle coste italiane dalla Libia nei prossimi mesi. Secondo le notizie di stampa, i migranti, perlopiù richiedenti asilo, dovrebbero rimanere nel capoluogo jonico non oltre le 72 ore, ospitati in una tensostruttura al porto, per poi essere destinati a strutture di accoglienza sul territorio regionale e nazionale. Esprimiamo forte disappunto per il modo di procedere del Ministro che fa annunci sulla stampa anziché confrontarsi con il Parlamento e coinvolgere il sindaco della città. Il Governo Renzi continua ad affrontare la questione degli sbarchi dei disperati, che scappano da guerre e fame, come si tratti di un'emergenza. Siamo, al contrario, di fronte ad un fenomeno strutturale che va gestito in modi e tempi completamente diversi. Si devono cambiare le politiche migratorie e dell'accoglienza italiane ed europee per garantire il soccorso in mare ed evitare di contare ancora morti nel Mediterraneo; organizzare canali umanitari dai Paesi di transito; avviare la gestione condivisa e multilaterale del soccorso e dell'accoglienza. Ed invece il Governo ha sospeso Mare Nostrum che è stata sostituito dall'operazione europea “Triton” che rischia, per la sua natura, di produrre più morti e tragedie, ed ha sospeso le procedure per il riconoscimento dei permessi di soggiorno a scopi umanitari. Sinistra Ecologia e Libertà presenterà un'interrogazione urgente per chiedere al Ministro che renda noto, al più presto, se esiste un programma di pianificazione nazionale per il transito e l'accoglienza che definisca le quote per ogni territorio regionale e provinciale; quali sono le caratteristiche che dovrà avere la struttura prevista al porto di Taranto; se è prevista una quota massima per la città e la provincia; se esiste un progetto rispetto alla regolarizzazione delle persone che rimarranno sul territorio nazionale. Infine, perché non ha dato corso ad un nostro ordine del giorno accolto che prevede l'estensione al comune di Taranto dell'esclusione delle spese connesse alla pressione migratoria dal patto di stabilità. La città può e deve, a nostro parere, dare un contributo importante ad affrontare la situazione e non girare lo sguardo davanti alla tragedia dei profughi di Paesi in cui l'Italia e l'Europa hanno contribuito a creare condizioni di instabilità e di guerra con una politica estera sbagliata. Abbiamo un dovere nei confronti di quelle donne e di quegli uomini ma il Governo non può continuare con interventi rabberciati e altamente insufficienti che, peraltro, hanno già dimostrato di non essere all'altezza delle responsabilità del nostro Paese, prima frontiera del Mediterraneo. Infine, esprimiamo preoccupazione e sdegno per alcune reazioni riportate dalla stampa locale che alimentano paura ed intolleranza anziché favorire un clima di serenità e un serio ragionamento per adottare soluzioni improntate ai principi di civiltà e di solidarietà di cui Taranto ha già dato prova."

mercoledì 11 marzo 2015

Lavoratori Difesa, pieni diritti sindacali anche per loro

Sinistra Ecologia Libertà è per la riforma della rappresentanza militare che vada nel senso indicato dalla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo, ovvero il pieno riconoscimento del diritto dei lavoratori delle Forze Armate italiane all’associazione sindacale, fatti salvi i doverosi limiti al diritto di sciopero da prevedere in un comparto così delicato come quello della difesa nazionale.
Le audizioni di oggi in Commissione Difesa hanno chiarito l’orientamento della Corte Europea e segnalato la differenza che intercorre fra una versione soft, che riconoscerebbe il mero diritto d’associazione, la linea della maggioranza di governo, e il pieno riconoscimento del diritto al sindacato contenuto nella nostra proposta di legge. Le indicazioni della sentenza della Corte europea non possono che essere accolte dal legislatore italiano. Lanciamo un appello a tutte le forze politiche affinché l’Italia si uniformi a quanto disposto in sede UE. Anche i nostri lavoratori delle Forze Armate hanno il diritto di crearsi il proprio sindacato.


martedì 3 marzo 2015

No al Decreto Ilva. Taranto paradigma di politiche ambientali ed industriali assenti, errate ed impattanti sulla salute

"Questa mattina, in nome del gruppo di Sinistra Ecologia Libertà alla Camera, sono intervenuta contro l’ennesimo Decreto sull’Ilva.
Abbiamo deciso di opporci per evidenti ragioni di metodo e soprattutto di merito.
Siamo stati chiamati infatti a convertire il settimo Decreto sul siderurgico di Taranto con la spada di Damocle della scadenza del provvedimento, dopo che al Senato è stata posta la questione di fiducia e dopo che alla Camera ci è stato impedito di cambiare anche solo una virgola del testo con la bocciatura di tutti i nostri emendamenti.
Questo decreto entra pesantemente a gamba tesa addirittura sulla prima parte della Costituzione, e viola il diritto comunitario come evidenziato dalla ennesima apertura di una procedura di infrazione nei confronti del nostro Paese.
Si prevede infatti l’esclusione della responsabilità penale ed amministrativa del commissario, e dei suoi delegati, in riferimento alle condotte connesse alla attuazione dell’AIA violando quindi il principio di uguaglianza davanti alla legge ed il principio della responsabilità dei funzionari dipendenti dello Stato; la previsione dell’attuazione del 80% delle prescrizioni AIA, riferite alla quantità e non alla qualità, viola l’obbligo di tutela del paesaggio e della salute, nonché l’obbligo di impedire che l’iniziativa economica arrechi danno alla dignità ed alla sicurezza dei cittadini; la legge regionale sulla VDS viene indebolita con conseguente violazione del principio secondo il quale la tutela della salute rientra nella legislazione concorrente; si produce infine un cortocircuito con le normative europee che si basano sui principi precauzione, prevenzione e correzione nonché sul principio del “chi inquina paga”.
Questo provvedimento è l’ennesimo simbolo di un governo incapace, buono solo a guadagnare tempo giocando sulla pelle dei cittadini e lavoratori.
Taranto non si merita assolutamente tutto questo. Taranto non è solo Puglia, non è solo Meridione ma è Italia. Nel capoluogo jonico hanno sede il più grande stabilimento siderurgico, la più grande stazione navale della Marina Militare ed una importante raffineria di petrolio. Taranto è il centro della Magna Grecia ed una città vecchia con 2700 anni di storia, ma è purtroppo diventata il paradigma delle politiche ambientali, industriali ed energetiche assenti o profondamente errate ed impattanti sulla salute.
In questa città, sito di interesse nazionale, con una delle aree contaminate più pericolose della nazione, lo Stato da un lato ed il capitalismo cialtrone dall’altro hanno svelato, e continuano a svelare, il loro volto da predoni.
Servirebbero investimenti seri per il risanamento ambientale, per l’innovazione e la diversificazione produttiva e per la valorizzazione culturale e turistica.
Per l’ennesima volta però, nulla di tutto questo è stato fatto.
Per tutte queste ragioni il nostro no è stato forte ed evidente.

Lo dico con grande convinzione e sofferenza: se Taranto non si salva e cambia, non si salverà e non cambierà l’Italia, ed il nostro Paese non uscirà da una “modernità” che calpesta diritti e dignità."