nei giorni scorsi, anche per le condizioni favorevoli del mare e del clima estivo,
l’area jonica, in particolare Taranto, ha dovuto gestire l’accoglienza di
numerosi profughi, quasi 3000 persone, tra uomini, donne e minori, provenienti
per lo più dalla Siria, Somalia Africa Sub-Sahariana;
gli arrivi, tramite la nave San Giorgio – concentratisi, peraltro, in
pochissimi giorni sono ricollegati all’operazione «Mare Nostrum», e hanno visto
la mobilitazione di volontari impegnati ad ospitare, sfamare e curare persone
disperate che fuggono da miseria e povertà, con tutte le difficoltà connesse
all’elevato numero di profughi e alla carenza di strutture per gestirlo;
non solo Taranto, ma anche Grottaglie e Martina Franca, hanno offerto
un’immediata risposta solidale per assicurare un’accoglienza più degna
possibile – nonostante le difficoltà nelle quali si son trovati ad operare –
con particolare impegno non solo dell’amministrazione, ma soprattutto dei
volontari di associazioni presenti sul luogo;
la situazione è particolarmente delicata in primis in relazione all’aspetto
sanitario: sono numerosi: casi di scabbia, malaria, varicella. In aiuto ai
medici ed infermieri del 118, si son resi disponibili colleghi in turno di
riposo e volontari;
l’emergenza cui è chiamato il territorio pugliese, lungi dall’avere i caratteri
dell’eccezionalità, pare aver assunto un carattere «strutturale», cui il
territorio non può continuare a far fronte, paventandosi un vero e proprio
collasso del sistema di accoglienza;
basti pensare che sarebbero presenti circa 60 minori non accompagnati rispetto
ai quali, a causa del collasso delle strutture di accoglienza per minori le
misure previste dalla normativa in tema sono state avviate con notevole
ritardo, mentre la loro custodia è stata garantita con standard molto al di
sotto di quella prevista dalla normativa vigente;
inoltre, si diffondono voci, non verificate in città, tese a creare allarme su
atti di violenza commessi all’interno di strutture non adeguatamente vigilate,
situazione rispetto alla quale la polizia del luogo, in assenza di direttive
specifiche, non può garantire presenza e intervento;
in tale ottica appare particolarmente preoccupante l’ipotesi, che il Governo
starebbe valutando, di fare del porto di Taranto l’unico «hub» di accoglienza,
tanto più in considerazione della grave carenza di strutture che consentano
un’assistenza adeguata;
la gestione dell’arrivo e dall’accoglienza di così tanti migranti parrebbe
quindi solo a carico delle istituzioni locali, nonché delle strutture del
volontariato – seppur con un supporto del sistema della protezione civile
regionale e del servizio sanitario regionale – che stanno mettendo in campo uno
slancio solidale senza limiti;
come evidente, la situazione richiede un immediato ripensamento della strategia
nazionale intrapresa, soprattutto se il fenomeno dovesse prolungarsi ancora per
molto tempo;
ferma restando la generosa disponibilità dei tarantini, e più in generale dei
pugliesi, sarebbe quindi necessario individuare immediatamente, prima del
collasso, altri porti-hub che consentano una gestione sostenibile e distribuita
degli arrivi, come anche supportare il territorio di risorse umane e
finanziarie decisamente più idonee rispetto a quelle oggi disponibili;
al fine di assicurare il rispetto delle condizioni di dignità umana, vi è in
particolare anche la necessità di rendere disponibili strutture in grado di
ospitare un alto numero di persone e pronte all’utilizzo, quali ad esempio
strutture militari usate per l’addestramento dei militari di leva, oggi in
disuso;
ad avviso degli interpellanti, il Governo non può rimanere indifferente
rispetto alla necessità di interventi connessi alle operazioni di salvataggio
e, più in generale, al rispetto delle convenzioni internazionali sul tema
dell’accoglienza –:
quali siano le informazioni e gli orientamenti del Ministro circa quanto
riferito in premessa e, in particolare, rispetto ad interventi urgenti e
indispensabili, anche a seguito di quanto ha avuto luogo negli ultimi giorni
nel tarantino rispetto alla gestione dei massicci arrivi di profughi, ai fini
di un’accoglienza degli stessi che sia dignitosa e rispettosa dei diritti
umani;
se il Ministro interpellato sia realmente intenzionato a rendere il porto di
Taranto un hub di accoglienza e, in caso affermativo, come ritenga di
riorganizzare l’intero sistema di gestione dell’accoglienza sul territorio per
renderlo adeguato all’emergenza in corso.