lunedì 12 maggio 2014

Arsenale di Taranto: Il Governo si impegni a chiarire ritardi e responsabilità

Nei giorni scorsi ho depositato una Risoluzione in Commissione Difesa in riferimento al “Piano Brin” per l’Arsenale di Taranto che impegna il Governo ad aprire un Tavolo Istituzionale con le parti coinvolte, e ad avviare una indagine parlamentare che definisca in maniera dettagliata lo stato attuale di avanzamento dei lavori e che appuri le responsabilità, sia interne alla Marina Militare sia esterne, che hanno comportato ritardi e fallimenti.
L’Arsenale di Taranto è il più grande stabilimento pubblico di manutenzione della M.M. italiana, cuore tecnico e supporto logistico fondamentale per il buon funzionamento della flotta navale.
I Capi di Stato Maggiore e i Ministri della Difesa hanno sempre sostenuto la sua centralità e la sua importanza ma nel corso degli anni i Governi hanno operato in senso contrario, determinando il degrado delle infrastrutture, degli impianti, delle Officine e dei Bacini.
Nel 2007, finalmente, la Marina Militare Italiana ha predisposto un piano pluriennale di ammodernamento e messa in norma degli Arsenali e degli Stabilimenti di lavoro, ribattezzato “Piano Brin”, con lo scopo di assicurare la funzionalità e la piena operatività delle Basi.
Il suddetto Piano, con riferimento all’Arsenale di Taranto, pensato come crocevia per la prosecuzione delle attività garantendo a regime costi di gestione contenuti, prevede tuttora la ristrutturazione dei Bacini e di tre grandi Officine Polifunzionali. Inoltre era inizialmente previsto anche un piano energetico composto da ben 16 progetti per un importo complessivo di 500 milioni di euro (impianti fotovoltaici e sostituzione di vecchi impianti in favore di apparecchiature di nuove generazione).
Ad oggi il progetto di sviluppo correlato al “Piano Brin” per l’Arsenale di Taranto ha evidenziato numerose criticità che hanno compromesso il rispetto della tabella di marcia inizialmente prevista; hanno provocato disagi notevoli alle lavoratrici e ai lavoratori pubblici che sono stati spostati da un Reparto all’altro, costretti ad effettuare le lavorazioni in condizioni ambientali non adeguate ed hanno pregiudicato anche i lavoratori delle ditte private coinvolte, dati i ritardi nella liquidazione delle spettanze per le opere già effettuate che hanno generato, in taluni casi, l’apertura delle procedure per la dichiarazione dello stato di fallimento delle stesse.
Tengo a ricordare che i fondi messi a disposizione in questi anni per il suddetto “Piano Brin” sono risorse pubbliche, e quindi l’attenzione verso il loro effettivo, concreto e corretto utilizzo deve essere massima.

La mia Risoluzione ha lo scopo quindi di verificare, come detto, le responsabilità rispetto alla situazione attuale di questa rilevante realtà socio-economica del territorio jonico, e a determinare soluzioni immediate per ridare centralità ad uno stabilimento in cui per altro, alle problematiche espresse, va aggiunto il blocco del turn-over dei dipendenti la cui età media si attesta oltre i 53 anni.

giovedì 8 maggio 2014

Ambiente: tuteliamo i Parchi e le Aree Protette dalle esercitazioni militari

“Il 29 aprile scorso ho depositato una Proposta di Legge, anche a firma dei deputati pugliesi di SEL e di alcuni deputati della Murgia di altri gruppi parlamentari, volta a modificare l’articolo 357 del codice dell’ordinamento militare, in materia di divieto di localizzazione delle aree addestrative e dei poligoni semipermanenti od occasionali in aree naturali protette.
L’obiettivo della mia proposta è l’esclusione dei poligoni di tiro e delle esercitazioni militari a fuoco e non dai parchi regionali e nazionali e da tutte le aree protette. Nello specifico si potrà, una volta approvata la modifica dell’ordinamento militare, affrancare il Parco Nazionale dell’Alta Murgia dalla presenza delle Forze Armate, come da tempo richiesto dai rappresentanti del Parco, dalle associazioni e dai comitati pacifisti ed ambientalisti e da diverse forze politiche. Penso si tratti di un bel regalo in occasione del decennale della sua Istituzione ad un Parco che, per usare le parole del Presidente Veronico “ È l’unico parco costruito “collettivamente” con un impegno fortissimo di studenti, ambientalisti, e sostenuto da figure importanti come don Tonino Bello e del centro Studi Torre di nebbia.”
Le attività esercitative pregiudicano l’ambiente e la composizione dell’ecosistema, non soltanto a causa delle immissioni di metalli pesanti ma anche attraverso immissioni foniche ed accumulo di inquinanti, determinando pesanti ricadute in termini di riduzione della biodiversità e contaminazione del territorio nonché consumo di suolo e perdita di fertilità dello stesso.
Pesanti ricadute si riscontrano altresì sul piano economico: la presenza di tali servitù limita fortemente l’uso della proprietà. Nel caso del Parco dell’Alta Murgia, ad esempio, le aree vengono sottratte alle attività agricole in favore delle esercitazioni militari con una media di 180 giorni all’anno. Tale presenza militare rende difficoltosa ogni ipotesi di sviluppo aziendale e zootecnico dell’area, non essendo possibile pianificare attività agricole che richiedano una costante presenza sul fondo. La stessa presenza fissa di campi militari nel corso delle esercitazioni limita la fruizione del territorio protetto a visitatori e ricercatori con conseguenti ricadute sulle strutture ricettive che basano la loro attività sui percorsi escursionistici nell’area. Tali attività di carattere militare risultano a mio parere incompatibili con quelle già presenti e attive su territori in cui si è instaurato, nel corso degli anni, un delicato equilibrio tra uomo e natura, generando economie verdi fondate sull’agricoltura di qualità e sul turismo sostenibile.
Auspico quindi che la condivisione trasversale da parte di tutti i gruppi parlamentari, che si è registrata durante l’audizione in Commissione Difesa dei rappresentanti del Parco, si concretizzi con il sostegno pieno ed immediato alla mia Proposta di Legge.
Penso che questo percorso sia il più utile e funzionale al raggiungimento dello scopo.

Noi Deputati abbiamo delle precise responsabilità legate in maniera particolare alla attività legislativa. E da questo, utilizzando al meglio le nostre prerogative, dobbiamo partire per rispondere alle aspettative dei territori. “