Nei giorni
scorsi ho depositato una Risoluzione in Commissione Difesa in riferimento al
“Piano Brin” per l’Arsenale di Taranto che impegna il Governo ad aprire un
Tavolo Istituzionale con le parti coinvolte, e ad avviare una indagine
parlamentare che definisca in maniera dettagliata lo stato attuale di
avanzamento dei lavori e che appuri le responsabilità, sia interne alla Marina
Militare sia esterne, che hanno comportato ritardi e fallimenti.
L’Arsenale
di Taranto è il più grande stabilimento pubblico di manutenzione della M.M.
italiana, cuore tecnico e supporto logistico fondamentale per il buon
funzionamento della flotta navale.
I Capi di
Stato Maggiore e i Ministri della Difesa hanno sempre sostenuto la sua centralità
e la sua importanza ma nel corso degli anni i Governi hanno operato in senso
contrario, determinando il degrado delle infrastrutture, degli impianti, delle
Officine e dei Bacini.
Nel 2007,
finalmente, la Marina Militare Italiana ha predisposto un piano pluriennale di
ammodernamento e messa in norma degli Arsenali e degli Stabilimenti di lavoro,
ribattezzato “Piano Brin”, con lo scopo di assicurare la funzionalità e la
piena operatività delle Basi.
Il suddetto
Piano, con riferimento all’Arsenale di Taranto, pensato come crocevia per la
prosecuzione delle attività garantendo a regime costi di gestione contenuti,
prevede tuttora la ristrutturazione dei Bacini e di tre grandi Officine
Polifunzionali. Inoltre era inizialmente previsto anche un piano energetico
composto da ben 16 progetti per un importo complessivo di 500 milioni di euro
(impianti fotovoltaici e sostituzione di vecchi impianti in favore di
apparecchiature di nuove generazione).
Ad oggi il
progetto di sviluppo correlato al “Piano Brin” per l’Arsenale di Taranto ha
evidenziato numerose criticità che hanno compromesso il rispetto della tabella
di marcia inizialmente prevista; hanno provocato disagi notevoli alle
lavoratrici e ai lavoratori pubblici che sono stati spostati da un Reparto
all’altro, costretti ad effettuare le lavorazioni in condizioni ambientali non
adeguate ed hanno pregiudicato anche i lavoratori delle ditte private
coinvolte, dati i ritardi nella liquidazione delle spettanze per le opere già
effettuate che hanno generato, in taluni casi, l’apertura delle procedure per
la dichiarazione dello stato di fallimento delle stesse.
Tengo a
ricordare che i fondi messi a disposizione in questi anni per il suddetto
“Piano Brin” sono risorse pubbliche, e quindi l’attenzione verso il loro effettivo,
concreto e corretto utilizzo deve essere massima.
La mia
Risoluzione ha lo scopo quindi di verificare, come detto, le responsabilità
rispetto alla situazione attuale di questa rilevante realtà socio-economica del
territorio jonico, e a determinare soluzioni immediate per ridare centralità ad
uno stabilimento in cui per altro, alle problematiche espresse, va aggiunto il
blocco del turn-over dei dipendenti la cui età media si attesta oltre i 53
anni.
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