giovedì 24 marzo 2016

LAVORATORI A CONTATTO CON AMIANTO SULLE NAVI. LA MARINA MILITARE FACCIA CHIAREZZA ED INTERVENGA

COMUNICATO STAMPA

"Apprendo dalla stampa dell’esposto alla Procura della Repubblica fatto dalla Fiom- Cgil di Taranto, circa la presenza di amianto su nave Espero, su cui lavorano i dipendenti della Imet.
La denuncia riguarda, nello specifico, la richiesta dei lavoratori e dell'organizzazione sindacale di verificare – appunto – l’eventuale presenza del pericolosissimo minerale sulle guarnizioni che stavano sostituendo. Dopo una breve sospensione delle attività, ai lavoratori veniva assicurato che non c'erano rischi, viceversa, il laboratorio di analisi al quale i lavoratori stessi si sono rivolti ha rilasciato certificazione da cui risulta la presenza di fibre di amianto.
Giudico gravissimo che ancora oggi gli operai siano mandati a svolgere attività senza sapere se corrono pericoli per la salute; che gli organi preposti non abbiano evitato che ciò accadesse; che non si sia provveduto immediatamente alla verifica richiesta e che, anzi, siano risultate discrepanze gravissime tra le analisi prodotte dall'azienda e quelle del laboratorio di analisi privato.
La presenza dell'amianto sulle navi e negli stabilimenti militari è un dato ormai acclarato, così come le centinaia di casi di lavoratori diretti e dell'appalto ammalati o morti per l'esposizione al pericolosissimo minerale. Ne dovrebbe discendere l'applicazione rigorosissima del principio di precauzione visto, per altro, che nonostante le centinaia di tonnellate di amianto estratto dalle navi in questi anni, le bonifiche non sono state ancora completate, così come risulta anche da atti di sindacato ispettivo parlamentare e dal lavoro avviato nella Commissione di inchiesta sui rischi correlati all'utilizzo dell'uranio impoverito.
Ricordo infatti che la Commissione, su mia richiesta in qualità di vicepresidente, ha allargato il suo campo di indagine ed azione sia alla presenza ed agli effetti dell’amianto negli Arsenali della MM e nel naviglio militare che agli effettidell'esposizione - e relative conseguenze - sulla salute del personale militare e civile, diretto e dell'appalto. Allargando oltremodo le verifiche al tema delle bonifiche.
Inoltre è stato deciso di effettuare visite ispettive presso alcuni stabilimenti militari, fra i quali appunto quello di Taranto.
Ritengo che gli organi preposti della Marina Militare debbano al più presto fare chiarezza e garantire che i lavoratori non siano in alcun modo messi nelle condizioni di svolgere attività che li espongano a rischi per la salute; che, nel malaugurato caso di esposizione avvenuta nei giorni scorsi, si proceda immediatamente a sottoporre i lavoratori alla sorveglianza sanitaria; che si interrompa qualsiasi attività a bordo fino alla bonifica completa di ambienti, strumentazioni ed apparati.
Ovviamente, mi aspetto che azienda e Marina Militare rispettino le normative nazionali e gli obblighi che da esse discendono, senza omissioni o interventi volti a minimizzare se non – addirittura - a nascondere i fatti.
Penso che ognuno debba dare conto delle proprie responsabilità e che il sindacato abbia svolto appieno il ruolo che gli compete, in riferimento alla tutela della salute dei lavoratori ed in particolare a quelli dell'appalto, da sempre l'anello più debole delle lavorazioni all'interno degli stabilimenti militari."

On. Donatella Duranti

giovedì 17 marzo 2016

L'Italia deve sospendere immediatamente i trasferimenti di armi verso l'Arabia Saudita

L'Arabia Saudita continua a bombardare in Yemen, provocando la morte di migliaia di civili. Il Governo italiano deve impegnarsi a dar seguito alla Risoluzione del Parlamento europeo, finalizzata all'imposizione di un embargo sulle armi nei confronti dell'Arabia Saudita. L'Italia deve sospendere  immediatamente i trasferimenti di armi verso quel Paese.

A seguire il testo della Risoluzione presentata in Commissione Difesa.
 RISOLUZIONE IN COMMISSIONE
La IV Commissione,
premesso che:
dal 26 marzo 2015 in Yemen è in corso una guerra tra le forze della coalizione guidata dall'Arabia saudita, cui fanno parte anche gli Emirati Arabi Uniti, Bahrain, Kuwait, Qatar ed Egitto i ribelli Houthi;
tale guerra, iniziata in seguito all’operazione lanciata dall’Arabia Saudita,  non ha mai ricevuto avallo e/o mandato dell'ONU;
come diretta conseguenza della guerra, più di 21 milioni di persone, pari all'80 per cento della popolazione, necessitano di aiuti umanitari e 6 milioni di persone hanno bisogno immediato di assistenza di primo soccorso;
in questi mesi, più volte il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ha invocato un immediato "cessate il fuoco" in Yemen, per affrontare quella che è stata definita come un immane catastrofe umanitaria in atto nel Paese;
il 16 novembre 2015, il Consiglio europeo ha espresso gravi preoccupazioni per ciò che sta accadendo in Yemen, con attacchi indiscriminati contro le infrastrutture civili e in particolare su strutture sanitarie, scuole e impianti idrici;
considerato che:
a Domusnovas, in provincia di Cagliari, è operante uno stabilimento della Rwm Italia SpA (società sussidiaria del gruppo tedesco Rheinmetall Defence), il cui “core business”, secondo il sito web dell'Aiad (Aziende italiane per l'aerospazio, la difesa e la sicurezza), è rappresentato da "bombe d'aereo e da penetrazione, caricamento di munizioni e spolette, sviluppo e produzione di teste in guerra per missili, siluri, mine marine, cariche di demolizione e controminamento";
numerose e accreditate testate giornalistiche nazionali e internazionali,  hanno riferito e documentato, a partire dall'ottobre 2015, la partenza dalla Sardegna di ingenti quantitativi di bombe prodotte dalla Rwm Italia SpA e classificate MK82, MK83 e MK84, con destinazione ultima l'Arabia saudita;
in particolare il carico di bombe del 16 gennaio 2016 scorso – effettuato a bordo di un cargo «Boeing 747» della compagnia azera «Silk Way» – sarebbe partito dall'aeroporto di Cagliari Elmas con destinazione l'Arabia Saudita, nello specifico la base della Royal Saudi Air Force della città di Ta'if della provincia della Mecca;
questa ultima sarebbe stata la quinta spedizione che il Governo italiano avrebbe autorizzato negli ultimi mesi, dopo quella del 29 ottobre 2015 (da Cagliari Elmas); quella del 18 novembre (da Cagliari Elmas); quella del 22 novembre (oltre mille bombe caricate su di un cargo nel porto di Olbia, successivamente trasportato a Piombino con destinazione finale l'Arabia Saudita); quella del 14 dicembre 2015 (dal porto canale di Cagliari);
tutte queste spedizioni sono state più volte portate all’attenzione del governo dai parlamentari di diversi gruppi, con atti di sindacato ispettivo volti a chiedere l’aderenza di tali spedizioni al dettato normativo della legge n. 185 del 9 luglio 1990, successivamente modificata dalla legge n. 148 del 17 giugno 2003;
preso atto che:
la legge n. 185 del 1990, recante "Nuove norme sul controllo dell'esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento", all'articolo 1, comma 1, sancisce che l'esportazione, l'importazione ed il transito di materiale di armamento, nonché la cessione delle relative licenze di produzione devono essere conformi alla politica estera e di difesa dell'Italia, vietando al comma 6, lettera a), l'esportazione, il transito, il trasferimento intracomunitario e l'intermediazione di materiali di armamento in Paesi in stato di conflitto e i cui Governi siano responsabili di violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani;
in base al Trattato internazionale sul commercio delle armi e alla common position dell'Unione europea sull'export di armamenti, l'Italia deve seguire una rigorosa valutazione del rischio, caso per caso, su ogni proposta di trasferimento di armamenti, per determinare se c'è il sostanziale rischio che le armi possano essere usate da chi le riceve per compiere o facilitare gravi violazioni delle leggi internazionali sui diritti umani. In base a tali elementi l'Italia sarebbe tenuta a negare la licenza per l'esportazione;
il Trattato internazionale sul commercio delle armi, all'articolo 6, prevede il divieto per gli Stati aderenti di autorizzare l'esportazione di armamenti, qualora si sia a conoscenza del fatto che possono essere utilizzati per commettere atti di genocidio, crimini contro l'umanità, gravi violazioni della convenzione di Ginevra del 1949, attacchi diretti a obiettivi o a soggetti civili o altri crimini di guerra;
il decreto legislativo n. 105 del 2012 ha modificato la legge n. 185 del 1990, in attuazione della direttiva 2009/43/CE, vietando l'esportazione di armi quando mancano adeguate garanzie sulla definitiva destinazione dei prodotti per la difesa, prevedendo altresì l'eventuale sospensione o revoca di autorizzazioni già concesse per gravi motivi nel frattempo subentrati;
la monarchia saudita è responsabile di gravi e reiterate violazioni dei diritti umani, come denunciano da anni le principali e riconosciute organizzazioni non governative, le quali hanno documentato continue violazioni dei diritti umani e costante pratica delle punizioni corporali, della tortura e della pena di morte, anche per reati minori, inflitta con la decapitazione pubblica;
Amnesty international Italia, dinanzi alla catastrofe umanitaria in atto in Yemen, ha formalizzato al Governo italiano numerosi appelli per l'istituzione di una commissione di inchiesta internazionale sui crimini di guerra commessi in Yemen e per la sospensione immediata dei trasferimenti di armamenti;
stesse richieste sono state avanzate dalla Rete Italiana per il Disarmo e dalla rete ENAAT (European Network Against Arms Trade), chiedendo anche l’embargo di armi nei confronti dell’Arabia Saudita;
considerato altresì che:
il 25 febbraio 2016 il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione sulla situazione umanitaria nello Yemen (2016/2515 (RSP), nella quale, tra l'altro, si evidenzia che:
«l'intervento militare a guida saudita nello Yemen, richiesto dal presidente yemenita, Abd Rabbuh Mansur Hadi, compreso l'uso di bombe a grappolo bandite a livello internazionale, ha portato a una situazione umanitaria disastrosa che interessa la popolazione in tutto il Paese, ha gravi implicazioni per la regione e costituisce una minaccia per la pace e la sicurezza a livello internazionale: membri della popolazione civile yemenita, già esposta a condizioni di vita terribili, sono le principali vittime dell'attuale escalation militare»;
«dall'inizio del conflitto sono state uccise almeno 5.979 persone, quasi la metà delle quali civili, e 28.208 sono rimaste ferite; tra le vittime si contano centinaia di donne e bambini; l'impatto umanitario sulla popolazione civile degli attuali scontri tra le diverse milizie, dei bombardamenti e dell'interruzione della fornitura dei servizi essenziali sta raggiungendo proporzioni allarmanti»;
«secondo molteplici segnalazioni, gli attacchi aerei della coalizione militare a guida saudita nello Yemen hanno colpito bersagli civili, tra cui ospedali, scuole, mercati, magazzini cerealicoli, porti e un campo di sfollati, danneggiando gravemente infrastrutture essenziali per la fornitura degli aiuti e contribuendo alla grave carenza di generi alimentari e di carburante nel Paese; il 10 gennaio 2016 è stato bombardato nello Yemen settentrionale un ospedale finanziato da Medici senza frontiere (MSF) e ciò ha provocato la morte di almeno 6 persone e il ferimento di una dozzina, tra cui membri del personale di MSF, oltre a danneggiare gravemente le strutture mediche; si tratta dell'ultimo di una serie di attacchi ai danni di strutture mediche; anche numerosi monumenti storici e siti archeologici sono stati distrutti o danneggiati irrimediabilmente, comprese alcune parti della città vecchia di Sana'a, sito patrimonio mondiale dell'Unesco»;
«a causa di capacità portuali ridotte e della congestione derivante da infrastrutture e strutture danneggiate, solo il 15% del volume pre-crisi delle importazioni di carburante riesce a giungere nel paese; che, secondo il quadro integrato di classificazione della sicurezza alimentare (IPC) dell'Organizzazione per l'alimentazione e l'agricoltura, otto governatorati, vale a dire Sa'da, Hajja, Hodeida, Ta'izz, al-Dali, Lahj, Abyan e Hadramawt, sono attualmente classificati a livello di emergenza per quanto riguarda la sicurezza alimentare»;
«stando all'organizzazione Save the Children, in almeno 18 dei 22 governatorati del paese gli ospedali sono stati chiusi o gravemente danneggiati a causa dei combattimenti o della mancanza di carburante; che, in particolare, sono stati chiusi 153 centri sanitari che in precedenza fornivano nutrimento a oltre 450 000 bambini a rischio, insieme a 158 ambulatori che erogavano servizi di assistenza sanitaria di base a quasi mezzo milione di bambini al di sotto dei cinque anni»;
«secondo l'UNICEF, il conflitto nello Yemen ha avuto pesanti ricadute anche sull'accesso dei bambini all'istruzione, che ha smesso di funzionare per quasi 2 milioni di minori, con la chiusura di 3 584 scuole, ossia una su quattro; che 860 di tali scuole sono danneggiate oppure sono utilizzate come rifugio per gli sfollati»;
«il 15 dicembre 2015 è stato dichiarato un cessate il fuoco nell'intero paese, che tuttavia è stato subito ampiamente violato; che i colloqui di pace tra le parti belligeranti, svoltisi a metà dicembre 2015 in Svizzera, non hanno portato ad alcuna svolta importante in vista della fine del conflitto; che la ripresa dei negoziati di pace guidati dall'ONU, sotto l'egida dell'inviato speciale delle Nazioni Unite per lo Yemen, Ismail Ould Cheikh Ahmed, prevista per il 14 gennaio 2016, è stata temporaneamente rinviata per il perdurare delle violenze»;
«alcuni Stati membri UE hanno continuato ad autorizzare il trasferimento di armi e articoli correlati verso l'Arabia saudita dopo l'inizio della guerra; tali trasferimenti violano la posizione comune 2008/944/PESC sul controllo delle esportazioni di armi, che esclude esplicitamente il rilascio di licenze relative ad armi da parte degli Stati membri, laddove vi sia il rischio evidente che la tecnologia o le attrezzature militari da esportare possano essere utilizzate per commettere gravi violazioni del diritto umanitario internazionale e per compromettere la pace, la sicurezza e la stabilità regionali»;
la risoluzione, nell'esprimere grave preoccupazione per gli attacchi aerei da parte della coalizione a guida saudita e il blocco navale da essa imposto allo Yemen, che hanno causato la morte di migliaia di persone, invita il vicepresidente della Commissione europea e l'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza ad avviare un'iniziativa finalizzata all'imposizione da parte della UE di un embargo sulle armi nei confronti dell'Arabia saudita, tenuto conto delle gravi accuse di violazione del diritto umanitario internazionale da parte di tale Paese nello Yemen e del fatto che il continuo rilascio di licenze di vendita di armi all'Arabia saudita violerebbe pertanto la posizione comune 2008/944/PESC del Consiglio dell'8 dicembre 2008»,
impegna il Governo:
a dar seguito alla risoluzione del Parlamento europeo e sospendere immediatamente i trasferimenti di armi verso l'Arabia saudita;
a promuovere un impegno dell'alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, perché venga posto un embargo da parte della UE;
a sostenere nelle opportune sedi una rigorosa applicazione di quanto già previsto dalla posizione comune 2008/944/PESC e un rafforzamento del ruolo di monitoraggio dei Parlamenti nazionali.

DURANTI, SCOTTO, PALAZZOTTO, PIRAS, MARCON