L'Arabia Saudita continua a bombardare in Yemen, provocando la morte di migliaia di civili. Il Governo italiano deve impegnarsi a dar seguito alla Risoluzione del Parlamento europeo, finalizzata all'imposizione di un embargo sulle armi nei confronti dell'Arabia Saudita. L'Italia deve sospendere immediatamente i trasferimenti di armi verso quel Paese.
A seguire il testo della Risoluzione presentata in Commissione Difesa.
RISOLUZIONE IN COMMISSIONE
premesso
che:
dal
26 marzo 2015 in Yemen è in corso una guerra tra le forze della coalizione
guidata dall'Arabia saudita, cui fanno parte anche gli Emirati Arabi Uniti,
Bahrain, Kuwait, Qatar ed Egitto i ribelli Houthi;
tale
guerra, iniziata in seguito all’operazione lanciata dall’Arabia Saudita, non ha mai ricevuto avallo e/o mandato
dell'ONU;
come
diretta conseguenza della guerra, più di 21 milioni di persone, pari all'80 per
cento della popolazione, necessitano di aiuti umanitari e 6 milioni di persone
hanno bisogno immediato di assistenza di primo soccorso;
in
questi mesi, più volte il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon,
ha invocato un immediato "cessate il fuoco" in Yemen, per affrontare
quella che è stata definita come un immane catastrofe umanitaria in atto nel
Paese;
il
16 novembre 2015, il Consiglio europeo ha espresso gravi preoccupazioni per ciò
che sta accadendo in Yemen, con attacchi indiscriminati contro le
infrastrutture civili e in particolare su strutture sanitarie, scuole e
impianti idrici;
considerato
che:
a
Domusnovas, in provincia di Cagliari, è operante uno stabilimento della Rwm
Italia SpA (società sussidiaria del gruppo tedesco Rheinmetall Defence), il cui
“core business”, secondo il sito web dell'Aiad (Aziende italiane per
l'aerospazio, la difesa e la sicurezza), è rappresentato da "bombe d'aereo
e da penetrazione, caricamento di munizioni e spolette, sviluppo e produzione
di teste in guerra per missili, siluri, mine marine, cariche di demolizione e
controminamento";
numerose
e accreditate testate giornalistiche nazionali e internazionali, hanno riferito e documentato, a partire
dall'ottobre 2015, la partenza dalla Sardegna di ingenti quantitativi di bombe
prodotte dalla Rwm Italia SpA e classificate MK82, MK83 e MK84, con
destinazione ultima l'Arabia saudita;
in
particolare il carico di bombe del 16 gennaio 2016 scorso – effettuato a bordo
di un cargo «Boeing 747» della compagnia azera «Silk Way» – sarebbe partito
dall'aeroporto di Cagliari Elmas con destinazione l'Arabia Saudita, nello
specifico la base della Royal Saudi Air Force della città di Ta'if della
provincia della Mecca;
questa
ultima sarebbe stata la quinta spedizione che il Governo italiano avrebbe
autorizzato negli ultimi mesi, dopo quella del 29 ottobre 2015 (da Cagliari
Elmas); quella del 18 novembre (da Cagliari Elmas); quella del 22 novembre
(oltre mille bombe caricate su di un cargo nel porto di Olbia, successivamente
trasportato a Piombino con destinazione finale l'Arabia Saudita); quella del 14
dicembre 2015 (dal porto canale di Cagliari);
tutte
queste spedizioni sono state più volte portate all’attenzione del governo dai
parlamentari di diversi gruppi, con atti di sindacato ispettivo volti a
chiedere l’aderenza di tali spedizioni al dettato normativo della legge n. 185
del 9 luglio 1990, successivamente modificata dalla legge n. 148 del 17 giugno
2003;
preso
atto che:
la
legge n. 185 del 1990, recante "Nuove norme sul controllo
dell'esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento",
all'articolo 1, comma 1, sancisce che l'esportazione, l'importazione ed il
transito di materiale di armamento, nonché la cessione delle relative licenze
di produzione devono essere conformi alla politica estera e di difesa
dell'Italia, vietando al comma 6, lettera a), l'esportazione, il transito, il
trasferimento intracomunitario e l'intermediazione di materiali di armamento in
Paesi in stato di conflitto e i cui Governi siano responsabili di violazioni
delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani;
in
base al Trattato internazionale sul commercio delle armi e alla common position
dell'Unione europea sull'export di armamenti, l'Italia deve seguire una
rigorosa valutazione del rischio, caso per caso, su ogni proposta di
trasferimento di armamenti, per determinare se c'è il sostanziale rischio che
le armi possano essere usate da chi le riceve per compiere o facilitare gravi
violazioni delle leggi internazionali sui diritti umani. In base a tali
elementi l'Italia sarebbe tenuta a negare la licenza per l'esportazione;
il
Trattato internazionale sul commercio delle armi, all'articolo 6, prevede il
divieto per gli Stati aderenti di autorizzare l'esportazione di armamenti, qualora
si sia a conoscenza del fatto che possono essere utilizzati per commettere atti
di genocidio, crimini contro l'umanità, gravi violazioni della convenzione di
Ginevra del 1949, attacchi diretti a obiettivi o a soggetti civili o altri
crimini di guerra;
il
decreto legislativo n. 105 del 2012 ha modificato la legge n. 185 del 1990, in
attuazione della direttiva 2009/43/CE, vietando l'esportazione di armi quando
mancano adeguate garanzie sulla definitiva destinazione dei prodotti per la
difesa, prevedendo altresì l'eventuale sospensione o revoca di autorizzazioni
già concesse per gravi motivi nel frattempo subentrati;
la
monarchia saudita è responsabile di gravi e reiterate violazioni dei diritti
umani, come denunciano da anni le principali e riconosciute organizzazioni non
governative, le quali hanno documentato continue violazioni dei diritti umani e
costante pratica delle punizioni corporali, della tortura e della pena di
morte, anche per reati minori, inflitta con la decapitazione pubblica;
Amnesty
international Italia, dinanzi alla catastrofe umanitaria in atto in Yemen, ha
formalizzato al Governo italiano numerosi appelli per l'istituzione di una
commissione di inchiesta internazionale sui crimini di guerra commessi in Yemen
e per la sospensione immediata dei trasferimenti di armamenti;
stesse
richieste sono state avanzate dalla Rete Italiana per il Disarmo e dalla rete
ENAAT (European Network Against Arms Trade), chiedendo anche l’embargo di armi
nei confronti dell’Arabia Saudita;
considerato
altresì che:
il
25 febbraio 2016 il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione sulla
situazione umanitaria nello Yemen (2016/2515 (RSP), nella quale, tra l'altro,
si evidenzia che:
«l'intervento
militare a guida saudita nello Yemen, richiesto dal presidente yemenita, Abd
Rabbuh Mansur Hadi, compreso l'uso di bombe a grappolo bandite a livello
internazionale, ha portato a una situazione umanitaria disastrosa che interessa
la popolazione in tutto il Paese, ha gravi implicazioni per la regione e
costituisce una minaccia per la pace e la sicurezza a livello internazionale:
membri della popolazione civile yemenita, già esposta a condizioni di vita
terribili, sono le principali vittime dell'attuale escalation militare»;
«dall'inizio
del conflitto sono state uccise almeno 5.979 persone, quasi la metà delle quali
civili, e 28.208 sono rimaste ferite; tra le vittime si contano centinaia di
donne e bambini; l'impatto umanitario sulla popolazione civile degli attuali
scontri tra le diverse milizie, dei bombardamenti e dell'interruzione della
fornitura dei servizi essenziali sta raggiungendo proporzioni allarmanti»;
«secondo
molteplici segnalazioni, gli attacchi aerei della coalizione militare a guida
saudita nello Yemen hanno colpito bersagli civili, tra cui ospedali, scuole,
mercati, magazzini cerealicoli, porti e un campo di sfollati, danneggiando
gravemente infrastrutture essenziali per la fornitura degli aiuti e
contribuendo alla grave carenza di generi alimentari e di carburante nel Paese;
il 10 gennaio 2016 è stato bombardato nello Yemen settentrionale un ospedale
finanziato da Medici senza frontiere (MSF) e ciò ha provocato la morte di
almeno 6 persone e il ferimento di una dozzina, tra cui membri del personale di
MSF, oltre a danneggiare gravemente le strutture mediche; si tratta dell'ultimo
di una serie di attacchi ai danni di strutture mediche; anche numerosi
monumenti storici e siti archeologici sono stati distrutti o danneggiati
irrimediabilmente, comprese alcune parti della città vecchia di Sana'a, sito
patrimonio mondiale dell'Unesco»;
«a
causa di capacità portuali ridotte e della congestione derivante da
infrastrutture e strutture danneggiate, solo il 15% del volume pre-crisi delle
importazioni di carburante riesce a giungere nel paese; che, secondo il quadro
integrato di classificazione della sicurezza alimentare (IPC)
dell'Organizzazione per l'alimentazione e l'agricoltura, otto governatorati,
vale a dire Sa'da, Hajja, Hodeida, Ta'izz, al-Dali, Lahj, Abyan e Hadramawt,
sono attualmente classificati a livello di emergenza per quanto riguarda la
sicurezza alimentare»;
«stando
all'organizzazione Save the Children, in almeno 18 dei 22 governatorati del
paese gli ospedali sono stati chiusi o gravemente danneggiati a causa dei
combattimenti o della mancanza di carburante; che, in particolare, sono stati
chiusi 153 centri sanitari che in precedenza fornivano nutrimento a oltre 450
000 bambini a rischio, insieme a 158 ambulatori che erogavano servizi di
assistenza sanitaria di base a quasi mezzo milione di bambini al di sotto dei
cinque anni»;
«secondo
l'UNICEF, il conflitto nello Yemen ha avuto pesanti ricadute anche sull'accesso
dei bambini all'istruzione, che ha smesso di funzionare per quasi 2 milioni di
minori, con la chiusura di 3 584 scuole, ossia una su quattro; che 860 di tali
scuole sono danneggiate oppure sono utilizzate come rifugio per gli sfollati»;
«il
15 dicembre 2015 è stato dichiarato un cessate il fuoco nell'intero paese, che
tuttavia è stato subito ampiamente violato; che i colloqui di pace tra le parti
belligeranti, svoltisi a metà dicembre 2015 in Svizzera, non hanno portato ad
alcuna svolta importante in vista della fine del conflitto; che la ripresa dei
negoziati di pace guidati dall'ONU, sotto l'egida dell'inviato speciale delle
Nazioni Unite per lo Yemen, Ismail Ould Cheikh Ahmed, prevista per il 14
gennaio 2016, è stata temporaneamente rinviata per il perdurare delle violenze»;
«alcuni
Stati membri UE hanno continuato ad autorizzare il trasferimento di armi e
articoli correlati verso l'Arabia saudita dopo l'inizio della guerra; tali
trasferimenti violano la posizione comune 2008/944/PESC sul controllo delle
esportazioni di armi, che esclude esplicitamente il rilascio di licenze
relative ad armi da parte degli Stati membri, laddove vi sia il rischio
evidente che la tecnologia o le attrezzature militari da esportare possano
essere utilizzate per commettere gravi violazioni del diritto umanitario
internazionale e per compromettere la pace, la sicurezza e la stabilità
regionali»;
la
risoluzione, nell'esprimere grave preoccupazione per gli attacchi aerei da
parte della coalizione a guida saudita e il blocco navale da essa imposto allo
Yemen, che hanno causato la morte di migliaia di persone, invita il
vicepresidente della Commissione europea e l'alto rappresentante dell'Unione
per gli affari esteri e la politica di sicurezza ad avviare un'iniziativa
finalizzata all'imposizione da parte della UE di un embargo sulle armi nei
confronti dell'Arabia saudita, tenuto conto delle gravi accuse di violazione del
diritto umanitario internazionale da parte di tale Paese nello Yemen e del
fatto che il continuo rilascio di licenze di vendita di armi all'Arabia saudita
violerebbe pertanto la posizione comune 2008/944/PESC del Consiglio dell'8
dicembre 2008»,
impegna
il Governo:
a
dar seguito alla risoluzione del Parlamento europeo e sospendere immediatamente
i trasferimenti di armi verso l'Arabia saudita;
a
promuovere un impegno dell'alto rappresentante per gli affari esteri e la
politica di sicurezza, Federica Mogherini, perché venga posto un embargo da
parte della UE;
a
sostenere nelle opportune sedi una rigorosa applicazione di quanto già previsto
dalla posizione comune 2008/944/PESC e un rafforzamento del ruolo di
monitoraggio dei Parlamenti nazionali.
DURANTI,
SCOTTO, PALAZZOTTO, PIRAS, MARCON