martedì 26 aprile 2016

ISOLAVERDE, UN EPILOGO CHE SI DOVEVA E CHE SI PUO' ANCORA EVITARE

Le lavoratrici e i lavoratori di Isolaverde hanno resistito in condizioni difficilissime per mesi, con la speranza che la loro situazione avesse un epilogo positivo. Nonostante i tanti sacrifici, però, quello che sta accadendo ha il sapore amarissimo della sconfitta: sono in attesa della notifica delle lettere di licenziamento che trascinerà  215 famiglie nella disperazione.
Un epilogo che si doveva e si poteva evitare, c'erano le condizioni per salvare una Societa' con funzioni importanti per l'intera comunità jonica. I dipendenti di Isolaverde e le loro oo.ss hanno messo in campo con grande dignità ogni azione possibile, hanno chiesto aiuto alle istituzioni locali, regionali e nazionali, ai rappresentanti politici, si sono appellati alla Provincia e - quando sembrava che i vari tasselli per una soluzione positiva fossero tutti al loro posto - è arrivata la doccia fredda.

Considero inaccettabile che le forze politiche che governano la Provincia non si siano assunte le proprie responsabilità e abbiano, al contrario, chiuso nel peggiore dei modi la vertenza. Ritengo inconcepibile e gravissimo il comportamento pilatesco del presidente Tamburrano che, dopo aver chiesto ed ottenuto l'intervento del governo nazionale, non ha dato corso agli impegni assunti, e del PD locale che insieme a Tamburrano governa l'Ente.
Come spiegano i rappresentanti del PD, che hanno fortemente voluto quella Presidenza e che ne condividono le attività di governo, il loro silenzio e la loro accondiscendenza? Perché non sono intervenuti per scongiurare l'esito della vertenza e non hanno richiamato Tamburrano alle proprie responsabilità? Perché continuano a tacere assumendo un atteggiamento avulso persino dalle decisioni del governo nazionale a guida dello stesso PD?
Giudico irresponsabile quello che è avvenuto ed urgente e praticabile un cambio di passo per salvare tutti i posti di lavoro: si mettano in atto le procedure necessarie a portare la Società fuori dalla liquidazione; si recuperino gli impegni del governo nazionale, della Regione e del Comune di Taranto. E' ancora possibile e, soprattutto, doveroso dopo che per mesi si sono diffuse rassicurazioni, promesse e impegni, salvo fare spallucce all'ultimo momento e far saltare il banco. La smetta Tamburrano di fare la vittima, le uniche vittime di questa situazione sono i 215 lavoratori. La smetta il PD di fare lo struzzo, prima o poi dovrà tirare fuori la testa e, allora, sara' costretto ad affrontare il giudizio politico sul suo operato. 

On. Donatella Duranti 

sabato 2 aprile 2016

Il sistema degli hotspot e' illegittimo e ingiusto.Vanno chiusi!

Ieri decine di migranti provenienti dall'Hotspot sono stati portati alla stazione di Taranto.
Abbandonati a loro stessi, con un foglio di via che ordina di lasciare l'Italia entro sette giorni.
Considerati irregolari e non meritevoli di aiuto.
Ero con loro e con le associazioni che si sono messe a disposizione, con generosità e competenza, per non lasciarli soli.
Il sistema degli hotspot e' illegittimo e ingiusto.
Insisto, vanno chiusi.
Di seguito il comunicato inviato insieme alle associazioni:
Hotspot. Si faccia chiarezza. Il prefetto convochi un tavolo
"All’indomani dei primi respingimenti differiti effettuati nell’hotspot di Taranto, quando centinaia di uomini, soprattutto, ma anche alcune donne tutti di nazionalità marocchina sono state accompagnate senza soldi né documenti alla stazione di Taranto, con in mano soltanto il provvedimento di espulsione dall’Italia; il giorno dopo l’accaduto, a prendere posizione sono Enzo Pilò dell’associazione Babele di Grottaglie e la parlamentare di Sinistra Italiana, Donatella Duranti che in una nota stampa congiunta chiedono la convocazione di un tavolo istituzionale da tenersi lunedì prossimo in Prefettura, per fare luce sulle dinamiche di funzionamento del centro.
Si sono già rilevate abbondanti criticità nella gestione - scrivono i due – perché ad esempio all’interno dell’hotspot non risulta essere garantito il fondamentale servizio di mediazione linguistica e culturale, di fatto affidato a personale non qualificato che sarebbe sprovvisto degli strumenti professionali adeguati a tale compito. Non solo. Risultano già violati le norme della Costituzione italiana in materia di libertà personale (art. 13 Cost.) e quelle che attengono alla possibilità concreta di accedere alle procedure di richiesta di asilo politico e alle procedure di protezione internazionale, garantite dall’articolo 10 della stessa Carta costituzionale.
È assente per il centro - così come per altre strutture così denominate ( hotspot) localizzate in Sicilia, qualsiasi regolamentazione normativa e anche dal punto di vista amministrativo risultano evidenti opacità, non essendo stata prevista (per ora) dal Comune di Taranto, ad esempio, alcuna procedura di evidenza pubblica per la gestione dei servizi all’interno del centro.
Tralasciando per ora ulteriori considerazioni in merito alle continue violazioni di ordine giuridico che ci hanno spinto nei giorni scorsi a chiedere anche la chiusura di questi centri, in seguito ad una visita effettuata con il team legale di Asgi ( Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione), l’ Arci regionale e l’associazione Babele; ciò che si vuole richiamare in questa sede è l’inaccettabile situazione che si è venuta a verificare lo scorso venerdì nei pressi della stazione ferroviaria tarantina, quando centinaia di migranti ( alcuni di loro anche meritevoli di protezione internazionale) sono stati letteralmente sbattuti in strada, senza alcuna cura e assistenza, alla mercè di trafficanti di uomini, nel mirino probabile della criminalità organizzata.
Soltanto l’accorrere tempestivo, nel piazzale della stazione, dei volontari di associazioni come Arci di Grottaglie e Babele, e di numerosi cittadini solidali, che hanno richiamato il sindaco di Taranto Ippazio Stefano all’assunzione delle responsabilità, ha potuto garantire un tetto temporaneo e un pasto caldo ai migranti sbattuti in strada, evitando, al contempo, anzi disinnescando, seppur temporaneamente, il pericolo concreto di una probabile “bomba sociale”. Di un ulteriore conflitto tra persone in una delle periferie più povere d’Italia, quale è appunto l’area che insiste tra la città vecchia di Taranto e Porta Napoli, la zona della stazione. Per tutti questi motivi chiediamo a sua eccellenza, Prefetto di Taranto, Umberto Guidato, la convocazione di un tavolo urgente di confronto, da tenersi il prossimo lunedì, richiesta che sarà formalizzata ufficialmente nelle prossime ore dalla parlamentare tarantina Donatella Duranti. Per fare chiarezza sulla gestione opaca dell’Hotspot. Per far sì che non si verifichino più situazioni di questo tipo. Perché nessuna donna e nessun uomo, qualsiasi sia la loro nazionalità, debbano essere lasciate indietro. Nessuno è illegale."
Arci Taranto
Associazione Tempo di cambiare
On. Donatella Duranti
Enzo Pilò, Associazione Babele