Taranto e
l’Ilva sono di straordinaria importanza non solo per la comunità ionica ma per
l’intero Paese, perché chiamano in causa una diversa idea di sviluppo
economico. Il decreto Ilva poteva rappresentare l’occasione per mettere a tema,
compiutamente e con coraggio, la responsabilità delle imprese e il rispetto del
dettato costituzionale; la responsabilità della politica, cioè la sua capacità
e volontà di rispondere alle domande della collettività e di trovare soluzioni.
Questo decreto, che prevedeva il commissariamento dell’Ilva di Taranto, è stato
voluto da SEL e, in particolare, dal presidente Vendola, come unica possibilità
di affrontare il risanamento degli impianti e del territorio ionico senza
chiudere la fabbrica, dopo le inadempienze della proprietà e della dirigenza e
a seguito delle inchieste giudiziarie contro i Riva. Il decreto è entrato in
Parlamento in un modo e ne è uscito peggiorato, depotenziato per rispondere
alle richieste di Federacciai e di Confindustria.
Era la prima volta che si prevedeva il commissariamento per danni alla salute e
all’ambiente, ma bisognava avere più coraggio, perché la comunità ionica e la
comunità operaia sono colpite profondamente nel diritto prioritario alla salute
e alla vita.
Avremmo voluto la divisione netta della proprietà dall’azienda, ma non sarà
così perché la nomina a commissario straordinario di Bondi, uomo di fiducia dei
Riva, non lo consentirà.
Era necessario avere più coraggio e operare una svolta reale, così come si
aspettano i cittadini e i lavoratori di Taranto, così come richiesto anche dal
presidente Vendola. La regione Puglia è stata l’unica istituzione che, in
questi anni, e dopo tanti anni di assenza della politica, ha posto l’accento e
l’attenzione, pur dentro competenze limitate, sul diritto prioritario alla
salute con normative di legge che hanno garantito, di avere evidenze
scientifiche chiare, il riesame dell’AIA, e alla magistratura di avviare le
inchieste. Noi abbiamo voluto fortemente il commissariamento straordinario
dell’Ilva per dividere la proprietà dall’azienda perché quella proprietà, ma
anche quella dirigenza, non compissero più reati contro il diritto alla salute
e il diritto all’ambiente.
Ci siamo astenuti sul decreto Ilva perché pensiamo che non sia sufficiente; è
solo un primo, piccolo passo verso, la separazione dell’azienda dalla sua
proprietà, un segnale per dire che la politica, così come ha fatto la regione
Puglia fino ad oggi, si comincia ad occupare direttamente delle comunità
interessate.
Noi saremo attenti. Vigileremo a che le normative regionali e europee siano
rispettate, e stiamo già lavorando per modificare quelle nazionali. La
valutazione del danno sanitario deve entrare nelle prescrizioni dell’autorizzazione
integrata ambientale, perché diversamente sarà difficile salvaguardare la
salute dei cittadini.
La salute dei cittadini e dei lavoratori di Taranto è un bene prioritario; e se
il Parlamento non dà risposte immediate non resta che vigilare, per fare in
modo che il commissariamento straordinario, grazie anche all’impegno che noi
speriamo ci metteranno il Ministro dell’ambiente e il sub commissario Ronchi,
possa dare risposte concrete ai lavoratori, alla città, alla comunità tutta.
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