giovedì 11 luglio 2013

Ilva: per una svolta vera serviva più coraggio


Taranto e l’Ilva sono di straordinaria importanza non solo per la comunità ionica ma per l’intero Paese, perché chiamano in causa una diversa idea di sviluppo economico. Il decreto Ilva poteva rappresentare l’occasione per mettere a tema, compiutamente e con coraggio, la responsabilità delle imprese e il rispetto del dettato costituzionale; la responsabilità della politica, cioè la sua capacità e volontà di rispondere alle domande della collettività e di trovare soluzioni.

Questo decreto, che prevedeva il commissariamento dell’Ilva di Taranto, è stato voluto da SEL e, in particolare, dal presidente Vendola, come unica possibilità di affrontare il risanamento degli impianti e del territorio ionico senza chiudere la fabbrica, dopo le inadempienze della proprietà e della dirigenza e a seguito delle inchieste giudiziarie contro i Riva. Il decreto è entrato in Parlamento in un modo e ne è uscito peggiorato, depotenziato per rispondere alle richieste di Federacciai e di Confindustria.
Era la prima volta che si prevedeva il commissariamento per danni alla salute e all’ambiente, ma bisognava avere più coraggio, perché la comunità ionica e la comunità operaia sono colpite profondamente nel diritto prioritario alla salute e alla vita.
Avremmo voluto la divisione netta della proprietà dall’azienda, ma non sarà così perché la nomina a commissario straordinario di Bondi, uomo di fiducia dei Riva, non lo consentirà.
Era necessario avere più coraggio e operare una svolta reale, così come si aspettano i cittadini e i lavoratori di Taranto, così come richiesto anche dal presidente Vendola. La regione Puglia è stata l’unica istituzione che, in questi anni, e dopo tanti anni di assenza della politica, ha posto l’accento e l’attenzione, pur dentro competenze limitate, sul diritto prioritario alla salute con normative di legge che hanno garantito, di avere evidenze scientifiche chiare, il riesame dell’AIA, e alla magistratura di avviare le inchieste. Noi abbiamo voluto fortemente il commissariamento straordinario dell’Ilva per dividere la proprietà dall’azienda perché quella proprietà, ma anche quella dirigenza, non compissero più reati contro il diritto alla salute e il diritto all’ambiente.
Ci siamo astenuti sul decreto Ilva perché pensiamo che non sia sufficiente; è solo un primo, piccolo passo verso, la separazione dell’azienda dalla sua proprietà, un segnale per dire che la politica, così come ha fatto la regione Puglia fino ad oggi, si comincia ad occupare direttamente delle comunità interessate.  
Noi saremo attenti. Vigileremo a che le normative regionali e europee siano rispettate, e stiamo già lavorando per modificare quelle nazionali. La valutazione del danno sanitario deve entrare nelle prescrizioni dell’autorizzazione integrata ambientale, perché diversamente sarà difficile salvaguardare la salute dei cittadini.
La salute dei cittadini e dei lavoratori di Taranto è un bene prioritario; e se il Parlamento non dà risposte immediate non resta che vigilare, per fare in modo che il commissariamento straordinario, grazie anche all’impegno che noi speriamo ci metteranno il Ministro dell’ambiente e il sub commissario Ronchi, possa dare risposte concrete ai lavoratori, alla città, alla comunità tutta. 

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