Riteniamo
intollerabile la situazione di ricatto sotto cui si ritrovano, ad anno appena
iniziato, le lavoratrici e i lavoratori della Teleperformance di Taranto.
Il 30 giugno prossimo infatti scadrà l’accordo firmato nel 2013 con cui si
rilanciava l’attività della azienda, riducendo il costo del lavoro e revocando
oltre 800 esuberi.
A quel punto, anche a causa del combinato disposto di Jobs Act e legge di
stabilità ed all’aumento del costo del lavoro previsto nell’ordine del 12%, ci
sarà il concreto rischio di una richiesta di esubero per le oltre 2000
lavoratrici e lavoratori impiegati direttamente.
Con Sinistra Ecologia Libertà seguiamo la vertenza della Teleperformance dal 2013,
in particolare con una interrogazione ( alla quale non abbiamo ancora avuto
risposta, nonostante numerose sollecitazioni) e con una mozione al Ministro
dello Sviluppo Economico con cui chiedevamo degli interventi immediati per
risolvere in via definitiva tutte le problematiche legate ai call center.
Partendo dalla piaga del “minimo ribasso”, dalla diffusa e capillare presenza
di centri abusivi nella provincia di Taranto ed arrivando alle continue minacce
di delocalizzazione da parte dei vertici aziendali.
Fra sei mesi rischiamo quindi seriamente di ritrovarci sul baratro della
disoccupazione per un numero incredibile di famiglie, così come denunciato ieri
da Andrea Lumino, segretario SLC CGIL ionica e da Giuseppe Massafra, segretario
provinciale CGIL Taranto.
Il 15 gennaio si terrà al Mise l’ennesimo tavolo sulla vertenza in oggetto,
dopo che tutti gli altri hanno partorito molto spesso soluzioni temporanee e
raffazzonate.
È arrivato il momento di prendere seriamente in mano la situazione, dando una
risposta chiara e definitiva a tutte le donne e gli uomini che vedono ogni sei
mesi il loro futuro in bilico.
La nostra parte la abbiamo sempre fatta, e continueremo a farla con tutti gli
strumenti a nostra disposizione, in tutela dei lavoratori.
Ci auguriamo ci sia una presa di responsabilità identica da parte di tutti gli
altri partiti, con particolare riferimento a quelli che compongono la strana
maggioranza che guida il nostro Paese, che a parole esprimono continuamente
solidarietà ma alla prova dei fatti troppo spesso concludono poco, o nulla.
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