Grazie
signor Presidente, signor sottosegretario, colleghe e colleghi, nel
nostro ordinamento giuridico non esisteva fino ad oggi una normativa di
carattere generale riguardante le missioni e le operazioni
internazionali.
Il lavoro nelle Commissioni difesa ed esteri che ha
portato al testo in esame oggi, durato oltre un anno e condiviso da
tutti i gruppi parlamentari, aveva lo scopo di superare la prassi delle
emergenzialità e delle conseguenti ambiguità in una delicata materia
come quella delle missioni internazionali. Vorrei ricordare che il
nostro Paese è tuttora impegnato in 24 missioni e che, nel corso degli
anni, le missioni alle quali abbiamo partecipato hanno superato il
numero di 120. La formulazione definitiva del testo è evidentemente un
compromesso ma per noi non del tutto sufficiente in riferimento ad
alcune sue parti: in riferimento al processo autorizzatorio, alla
tipologia di missioni cui l'Italia può partecipare e al ruolo di
controllo del Parlamento, nonostante alcune modifiche che hanno
sicuramente migliorato la prima formulazione del testo che oggi è in
aula. Vorrei ricordare che il gruppo di Sinistra Ecologia Libertà ha
lungamente lavorato insistito sia nelle Commissioni congiunte difesa ed
esteri perché si arrivasse all'approvazione di un provvedimento di una
legge quadro sulle missioni internazionali. Abbiamo insistito anche in
aula in occasione di ogni rifinanziamento della proroga delle missioni
internazionali. Abbiamo presentato a maggio del 2013 una proposta di
legge per regolamentare le missioni internazionali perché c'era a nostro
giudizio appunto la necessità di definire finalmente
un quadro normativo più adeguato al crescente impegno del nostro Paese
nell'ambito delle operazioni missioni internazionali. Con la proposta di
legge Atto Camera n. 933, a mia prima firma, avevamo previsto una
stringente definizione legislativa degli ambiti di intervento delle
operazioni e delle missioni internazionali in modo da garantire un più
incisivo controllo del Parlamento e la disciplina della normativa da
parte di una norma di rango primario, per l'appunto di una legge;
l'indicazione poi puntuale delle fonti primarie di riferimento per
chiarire il terreno normativo per l'operatività delle missioni. Tutto
ciò perché, giova ricordarlo, sul piano internazionale, nonostante la
chiarezza delle norme e dei principi, si è contrapposta nel tempo una
prassi segnata da gravi violazioni ed ambiguità ed il nostro Paese ha
partecipato a missioni ad alto contenuto di uso della forza e, anche con
propri mezzi, ha partecipato operazioni di bombardamento. Inoltre
l'Italia ha partecipato a missioni in cui non veniva rispettato il
principio che l'autorizzazione del Consiglio di sicurezza ONU per azioni
coercitive da parte di un'organizzazione o di un accordo regionale
debba essere preventiva ed esplicita. L'ambito di applicazione
individuato dall'articolo 1 del testo in esame a nostro giudizio non è
sufficiente al fine di realizzare l'obiettivo che avevamo indicato cioè
dare forza al nuovo diritto internazionale che riconosce la pace quale
diritto fondamentale delle persone e dei popoli. Abbiamo insistito con
gli emendamenti sulla necessità di indicare la tipologia delle missioni
che non è resa superflua dall'esplicitazione della base di legalità
internazionale ma, al contrario, la loro indicazione metterebbe al
sicuro anche in riferimento ad eventuali operazioni NATO perché, come
sappiamo, anche la NATO deve comunque agire secondo la Carta delle
Nazioni Unite e così non è stato sempre. Per quanto attiene alla
procedura per l'autorizzazione delle missioni internazionali, abbiamo
sostenuto la necessità, peraltro condivisa da diversi gruppi
parlamentari, di superare la prassi che si è sviluppata negli anni che
ha limitato il ruolo del Parlamento all'autorizzazione dell'erogazione
dei mezzi finanziari; che ha costretto ad una valutazione globale non
consentendo la possibilità di valutare compiutamente
la coerenza delle missioni con il dettato costituzionale dell'articolo
11, mettendo tutte le missioni sullo stesso piano.
La
formulazione del testo non risponde a questa necessità secondo noi,
perché lascia, con le previsioni dell'articolo 2, in capo al Governo la
deliberazione della partecipazione alle missioni internazionali e solo
successivamente – lo voglio dire ai colleghi che hanno tanto enfatizzato
questo procedimento autorizzatorio – prevede il passaggio alle Camere
per la loro autorizzazione. È per questo, perché non ci soddisfa
l'articolo 2, che abbiamo insistito perché si riprendesse la
formulazione «autorizzate con apposito provvedimento legislativo».
Lavoreremo nel passaggio al Senato per modificare sostanzialmente e
concretamente l'articolo 2, appunto, quello che riguarda il procedimento
autorizzativo.
Quanto
alla funzione di controllo, il testo unificato prevede una sessione
parlamentare attraverso la presentazione di una relazione del Governo da
effettuarsi entro il 31 marzo. Abbiamo sostenuto la necessità di
istituire anche un comitato parlamentare di controllo, che potesse avere
penetranti competenze di controllo sulle missioni e sull'aderenza di
esse ai principi del diritto internazionale, al dettato costituzionale,
alle regole di ingaggio, agli obiettivi, ai risultati, per l'appunto
alla legge quadro, e al rispetto degli atti di indirizzo deliberati
dalle Camere.
Tant’è:
il testo all'esame, nonostante sia un passo avanti rispetto alla prassi
degli ultimi decenni, sembra, per alcuni profili, limitarsi a
fotografare l'esistente, senza andare fino in fondo nella direzione
auspicata da più parti, cioè verso una norma che completamente indichi
le fonti primarie di riferimento, capace di superare le ambiguità
dell'impiego dei militari in operazioni internazionali necessarie al
fine di dare la piena prerogativa sul procedimento autorizzatorio alle
Camere.
Insomma,
a nostro giudizio, non è stata sfruttata a pieno l'occasione di
presentare, in sede internazionale, una legge riconosciuta come sviluppo
naturale dell'impegno del nostro Paese a promuovere il nuovo diritto
internazionale, quello che ripudia la guerra e disciplina l'uso della
forza, con elementi di sopranazionalità e per finalità diverse da quelle
belliche.
Abbiamo
perso l'occasione di smilitarizzazione il profilo della nostra politica
estera, di scongiurare la possibilità che l'Italia si ritrovi a
partecipare a missioni di guerra, come è avvenuto negli anni.
Il
voto di SEL sarà di astensione per significare il nostro impegno nel
dibattito nelle Commissioni, in quest'Aula e nella stesura del testo e
la nostra convinzione rispetto alla necessità di arrivare ad una
normativa che modifichi realmente la prassi consolidata, ma, nel
contempo, per significare l'insoddisfazione rispetto al risultato
finale, che doveva essere più pregnante rispetto, soprattutto, alle
aspettative che tutti insieme abbiamo creato.
Resta
l'auspicio che, finalmente, con questo seppur insufficiente e piccolo
passo avanti anche grazie al dibattito che si è sviluppato intorno a
questo provvedimento, si arrivi a determinare un cambio di passo sul
terreno dell'impegno a promuovere azioni ed interventi che non
differiscano più le decisioni di avviare operazioni di guerra o di uso
della violenza bellica agli organismi internazionali quali la NATO,
aggirando, di fatto, l'articolo 11, così com’è avvenuto molteplici volte
in questi anni. Un impegno che definisca, al contrario, come priorità
politica del nostro Paese, azione ed interventi di carattere umanitario e
non bellico, in conformità alla Carta delle Nazioni Unite, al diritto
alla pace di ogni individuo e di ogni popolo, a cominciare dalla
gestione delle crisi aperte nei Paesi che si affacciano sul
Mediterraneo.
In
conclusione, signor Presidente, voto di astensione del gruppo di
Sinistra Ecologia Libertà è a significare la nostra ferma determinazione
a continuare al Senato la battaglia che abbiamo cominciato qui, in
quest'Aula, ormai da anni. Lavoreremo per cancellare le norme che non
consentono anche e, soprattutto, in questo testo oggi all'esame, il
pieno dispiegamento delle prerogative parlamentari e noi aggiungiamo il
pieno dispiegamento delle previsioni dell'articolo 11 della Costituzione
italiana.

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