domenica 6 ottobre 2013

Stop alle esercitazioni militari nel Parco nazionale dell’Alta Murgia

A seguito della ripresa delle esercitazioni militari nel Parco dell’Alta Murgia il primo ottobre, non è più procrastinabile un tavolo di confronto istituzionale che affronti la questione della compatibilità fra le esercitazioni stesse e il patrimonio naturalistico di quel territorio, come richiesto dalla Regione Puglia, dall’Autorità del Parco e da Legambiente.
Il parco Nazionale dell’Alta Murgia, che nel 2014 festeggerà il decennale della sua istituzione, rappresenta un gioiello di biodiversità e di bellezza che ha pochi pari in Italia e in Europa.
Su questo area insistono delle servitù militari sin dagli anni 80 che coprono il 30 per cento del territorio con poligoni di tiro, senza contare le altre installazioni. Già nella primavera scorsa ci sono state esercitazioni di tiro di una violenza incredibile che hanno riportato con vigore il problema alla luce. Il Ministro Mauro aveva confermato la possibilità’ di ulteriori esercitazioni proprio nei mesi di ottobre e novembre e cosi e’ stato. Peraltro, le dichiarazioni del Ministro sono coerenti con le affermazioni, fatte in occasione di una sua visita in Sardegna, con cui ha ribadito la scelta di non dismettere alcuna servitù militare. E’ invece indispensabile, al contrario, che vada avviato un percorso legislativo con l’obbiettivo di liberare le aree protette dalle attuali servitù militari, che occupano e mortificano pesantemente i territori nelle loro vocazioni naturali. I vertici militari e il Ministro avrebbero già dovuto rispondere alle richieste di Regione e Autorità del Parco di dare avvio al dialogo fra le istituzioni sospendendo, nel frattempo, le esercitazioni. Già il 27 giugno scorso avevo, con i miei colleghi pugliesi, interrogato il Ministro non avendo alcuna risposta.

A questo punto, ribadisco, non è più rimandabile l’apertura di un tavolo con il coinvolgimento del Ministero dell’Ambiente in cui si ponga il tema della tutela delle Aree Protette e, finalmente, si operi per affrancarle dalle servitù militari per restituirle alle finalità per cui sono costituite. 

martedì 1 ottobre 2013

Chiarezza per Vestas e per il territorio jonico

La notizia della chiusura della Vestas, esattamente nel giorno in cui avrebbe avuto inizio la cassa integrazione ordinaria per 13 settimane, è di una gravità assoluta. A pochi mesi dalle decisioni prese dal gruppo Natuzzi, la storia figlia di un capitalismo senza freni si ripresenta uguale a se’ stessa per infierire sulla pelle delle famiglie tarantine, con protagonisti diversi.
La Vestas, palesando agli inizi di settembre una crisi dovuta alla contrazione produttiva, era giunta a un compromesso con i sindacati proponendo una cassa integrazione che avrebbe diluito la mancanza ordinativa nell’arco di tre mesi. Adesso, senza motivo e all’improvviso, i vertici hanno annunciato la chiusura immediata dello stabilimento.

Ci troviamo per l’ennessima volta di fronte a politiche aziendali che, per poca lungimiranza o peggio ancora per la poco recondita volontà di delocalizzazione, presentano interamente il conto ai lavoratori.
La situazione in atto non è più tollerabile, va fatta chiarezza sulla situazione e si deve trovare una soluzione che non pesi unicamente sulla spalle dei lavoratori e tenga aperta la possibilità di costruire un’alternativa e una diversificazione produttiva per il territorio jonico.

venerdì 20 settembre 2013

La famiglia Riva fuori dall’ILVA e dalle aziende collegate

Non si può giocare sulla pelle dei lavoratori. La vicenda del gruppo Riva rischia, se non s’interviene come si è fatto per l’Ilva di Taranto, di far pagare ai lavoratori le scellerate scelte della famiglia Riva. Questa è l’unica risposta possibile alle parole dell’on. Sandro Bondi, che auspica manifestazioni dei lavoratori contro i tribunali per esprimere la sua contrarietà all’ipotesi di commissariamento.
Interi territori del nostro Paese e decine di migliaia di lavoratori stanno subendo le conseguenze di una gestione aziendale che non rispetta il diritto dei cittadini alla salute, alla vita e a un ambiente sano, ma che soprattutto non rispetta la legge.
Sinistra Ecologia Libertà, per salvaguardare il patrimonio rappresentato dalle aziende del gruppo Riva e dai suoi lavoratori, ritiene necessaria la definitiva estromissione della famiglia Riva da qualsiasi decisione inerente l’ILVA e le aziende ad essa collegate.

Chi attacca i giudici o auspica manifestazioni contro la magistratura per impedire il commissariamento se ne faccia una ragione: i lavoratori e i cittadini sanno esattamente che la responsabilità del dramma che stanno vivendo è ascrivibile esclusivamente ai Riva.

venerdì 6 settembre 2013

Siria: il Ministro Mauro digiuna per la pace e la nave Doria si prepara alla guerra. Interpellanza al Ministro della difesa

Il Ministro della Difesa Mauro da un lato domani aderisce all’appello del Papa per una giornata di digiuno e preghiera contro il possibile attacco militare in Siria e dall’altro autorizza l’invio della migliore nave da guerra della nostra Marina Militare, il cacciatorpediniere Doria, in Medio Oriente. Chiediamo al Governo il ritiro della nave da guerra Doria.
Lo scrivono i deputati di Sel delle Commissioni Difesa ed Esteri Duranti, Scotto, Piras e Fava nell’interpellanza presentata al Ministro della Difesa sull’invio della nave Doria.
L’invio del cacciatorpediniere Doria – nave da difesa aerea dotata di un sofisticato sistema missilistico, di lanciarazzi e lanciasiluri – e il già annunciato invio della nave Maestrale, rappresenta, scrivono i deputati di Sel nell’interpellanza, più un segnale di aggressione e di potenziale minaccia che non un gesto di difesa e di pace.

Chiediamo al Ministro della Difesa, concludono i deputati di Sel nell’interpellanza, il ritiro della nave Doria e la sua sostituzione con navi più adatte al compito di appoggio logistico al nostro contingente impegnato il Libano e alle attività di pattugliamento previste dalla missione Unifil.

mercoledì 7 agosto 2013

F35: italia non paga penali per uscire da programma. Necessario piano bonifica elicotteri Augusta

Oggi abbiamo chiesto al Ministro Mauro di spiegarci definitivamente se ci sono o no penali per l’uscita dal programma di acquisizione dei caccia F35 e sui costi, a nostro avviso gonfiati, della nave Cavour che dovrebbe ospitare gli F-35.
Lo afferma l’on. Donatella Duranti, capogruppo Sel in commissione Difesa, durante il question time in merito all’interrogazione sui costi e sulle spese già sostenute per la partecipazione al programma F35 presentata da Sel.
Il Ministro, continua l’on. Duranti, ci ha risposto che l’Italia non pagherebbe penali in caso di sospensione e annullamento del programma di acquisto dei caccia F35. Oltre a questa importante notizia il ministro non ci ha fornito alcun elemento conoscitivo ulteriore ma ha di nuovo parlato dei costi della portaerei Cavour: portaerei commissionata nel 2000 e la cui costruzione era finalizzata a sostituire la portaerei Garibaldi e a imbarcare gli Harrier, e non gli F-35B che probabilmente non imbarcherà mai per problemi di decollo e appontaggio.
Sinistra Ecologia Libertà ritiene che le risorse della Difesa non debbano andare nell’acquisizione di nuovi sistemi di arma, ma alla tutela della sicurezza e della salute dei militari e del personale civile della Difesa, all’efficienza dei nostri mezzi armati.
Ci piacerebbe che le risorse fossero utilizzate per avviare un grande piano di bonifica degli elicotteri dell’Augusta Westland che come abbiamo appreso, da un articolo di giornale, sono pieni di amianto e sono state utilizzati dalle nostre Forze armate senza consapevolezza da parte dei nostri militari.
Il Ministro Mauro, conclude l’on. Duranti, la smetta di dare informazioni frammentarie sugli F35 e si occupi di più delle reali necessità del ministero e del suo personale civile e militare.

martedì 23 luglio 2013

Difesa: necessario cambio di strategia. Su F35 Ministro non risponde a domande

Il Ministro Mauro oggi in commissione Difesa non ha risposto alle domande di Sel sugli F35.
Lo afferma l’on. Donatella Duranti, capogruppo Sel in commissione Difesa al termine dell’audizione del Ministro della Difesa nell’ambito dell’indagine conoscitiva sui sistemi d’arma.
Lo scopo dell’audizione, prosegue l’on. Duranti, era quello di fornire alla commissione Difesa elementi conoscitivi sui sistemi d’arma e sugli F35 in particolare. Abbiamo chiesto al Ministro Mauro i tempi di realizzazione, i costi effettivi, i contratti stipulati.
Il Ministro Mauro si è guardato bene dal rispondere alle nostre domande, continua la capogruppo di Sel in commissione Difesa, e non è entrato nel merito di quello che potremmo definire il più grande investimento italiano degli ultimi anni nel settore della Difesa.
Invece il Ministro ha usato la commissione per riproporre il suo pensiero e la sua impostazione: proiettabilità delle nostre forze armate sugli scenari internazionali e che la missione della Difesa è la tutela degli interessi dell’Italia. Gli F35, secondo il Ministro, rispondono a queste esigenze.

Il Ministro Mauro, come d’altronde la strana maggioranza che sostiene il governo Letta, è in piena continuità con il suo predecessore Di Paola, conclude l’on. Duranti.
Sel esprime un giudizio negativo e ritiene che sia necessario un cambio di strategia.

giovedì 11 luglio 2013

Ilva: per una svolta vera serviva più coraggio


Taranto e l’Ilva sono di straordinaria importanza non solo per la comunità ionica ma per l’intero Paese, perché chiamano in causa una diversa idea di sviluppo economico. Il decreto Ilva poteva rappresentare l’occasione per mettere a tema, compiutamente e con coraggio, la responsabilità delle imprese e il rispetto del dettato costituzionale; la responsabilità della politica, cioè la sua capacità e volontà di rispondere alle domande della collettività e di trovare soluzioni.

Questo decreto, che prevedeva il commissariamento dell’Ilva di Taranto, è stato voluto da SEL e, in particolare, dal presidente Vendola, come unica possibilità di affrontare il risanamento degli impianti e del territorio ionico senza chiudere la fabbrica, dopo le inadempienze della proprietà e della dirigenza e a seguito delle inchieste giudiziarie contro i Riva. Il decreto è entrato in Parlamento in un modo e ne è uscito peggiorato, depotenziato per rispondere alle richieste di Federacciai e di Confindustria.
Era la prima volta che si prevedeva il commissariamento per danni alla salute e all’ambiente, ma bisognava avere più coraggio, perché la comunità ionica e la comunità operaia sono colpite profondamente nel diritto prioritario alla salute e alla vita.
Avremmo voluto la divisione netta della proprietà dall’azienda, ma non sarà così perché la nomina a commissario straordinario di Bondi, uomo di fiducia dei Riva, non lo consentirà.
Era necessario avere più coraggio e operare una svolta reale, così come si aspettano i cittadini e i lavoratori di Taranto, così come richiesto anche dal presidente Vendola. La regione Puglia è stata l’unica istituzione che, in questi anni, e dopo tanti anni di assenza della politica, ha posto l’accento e l’attenzione, pur dentro competenze limitate, sul diritto prioritario alla salute con normative di legge che hanno garantito, di avere evidenze scientifiche chiare, il riesame dell’AIA, e alla magistratura di avviare le inchieste. Noi abbiamo voluto fortemente il commissariamento straordinario dell’Ilva per dividere la proprietà dall’azienda perché quella proprietà, ma anche quella dirigenza, non compissero più reati contro il diritto alla salute e il diritto all’ambiente.
Ci siamo astenuti sul decreto Ilva perché pensiamo che non sia sufficiente; è solo un primo, piccolo passo verso, la separazione dell’azienda dalla sua proprietà, un segnale per dire che la politica, così come ha fatto la regione Puglia fino ad oggi, si comincia ad occupare direttamente delle comunità interessate.  
Noi saremo attenti. Vigileremo a che le normative regionali e europee siano rispettate, e stiamo già lavorando per modificare quelle nazionali. La valutazione del danno sanitario deve entrare nelle prescrizioni dell’autorizzazione integrata ambientale, perché diversamente sarà difficile salvaguardare la salute dei cittadini.
La salute dei cittadini e dei lavoratori di Taranto è un bene prioritario; e se il Parlamento non dà risposte immediate non resta che vigilare, per fare in modo che il commissariamento straordinario, grazie anche all’impegno che noi speriamo ci metteranno il Ministro dell’ambiente e il sub commissario Ronchi, possa dare risposte concrete ai lavoratori, alla città, alla comunità tutta.