La notizia
della chiusura della Vestas, esattamente nel giorno in cui avrebbe avuto inizio
la cassa integrazione ordinaria per 13 settimane, è di una gravità assoluta. A
pochi mesi dalle decisioni prese dal gruppo Natuzzi, la storia figlia di un
capitalismo senza freni si ripresenta uguale a se’ stessa per infierire sulla
pelle delle famiglie tarantine, con protagonisti diversi.
La Vestas,
palesando agli inizi di settembre una crisi dovuta alla contrazione produttiva,
era giunta a un compromesso con i sindacati proponendo una cassa integrazione
che avrebbe diluito la mancanza ordinativa nell’arco di tre mesi. Adesso, senza
motivo e all’improvviso, i vertici hanno annunciato la chiusura immediata dello
stabilimento.
Ci troviamo
per l’ennessima volta di fronte a politiche aziendali che, per poca
lungimiranza o peggio ancora per la poco recondita volontà di delocalizzazione,
presentano interamente il conto ai lavoratori.
La situazione in atto non è più tollerabile, va fatta chiarezza sulla
situazione e si deve trovare una soluzione che non pesi unicamente sulla
spalle dei lavoratori e tenga aperta la possibilità di costruire un’alternativa
e una diversificazione produttiva per il territorio jonico.
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