martedì 22 ottobre 2013

Obiezione di coscienza per i militari

Lunghissimo percorso, durato quasi vent’anni, e l’impegno personale, spesso duro e molto penalizzante, di centinaia, migliaia di persone che hanno spesso sacrificato all’affermazione di questo principio di civiltà giuridica anche la propria libertà personale.
Anche se di esperienze nazionali non ne esistono molte (ricordiamo tuttavia che alla fine degli anni settanta ci fu un caso molto controverso di obiezione di coscienza da parte di un ufficiale dell’Aeronautica militare), essendo l’esperienza professionale generalizzata una realtà troppo recente nel nostro ordinamento, i dati provenienti da altri Paesi con Forze armate di consolidata tradizione professionale dimostrano che il fenomeno dell’obiezione di coscienza tra i militari professionisti è un fenomeno non secondario e non marginale.
Secondo il General accounting office, un organismo del Congresso degli Stati Uniti con funzioni assimilabili per certi versi a quelle della Corte dei conti, sarebbero stati 447 i militari che avrebbero chiesto di essere congedati per ragioni di coscienza nel 1991. Normalmente, secondo lo stesso ufficio, le richieste di obiezione di coscienza negli Stati Uniti sono circa 200 l’anno.

Questa proposta di legge stabilisce la possibilità per gli appartenenti alle Forze armate e ai Corpi di polizia ad ordinamento militare, indipendentemente dal grado rivestito, di dichiararsi obiettori di coscienza.

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