Lunghissimo
percorso, durato quasi vent’anni, e l’impegno personale, spesso duro e molto
penalizzante, di centinaia, migliaia di persone che hanno spesso sacrificato
all’affermazione di questo principio di civiltà giuridica anche la propria
libertà personale.
Anche se di
esperienze nazionali non ne esistono molte (ricordiamo tuttavia che alla fine
degli anni settanta ci fu un caso molto controverso di obiezione di coscienza
da parte di un ufficiale dell’Aeronautica militare), essendo l’esperienza
professionale generalizzata una realtà troppo recente nel nostro ordinamento, i
dati provenienti da altri Paesi con Forze armate di consolidata tradizione
professionale dimostrano che il fenomeno dell’obiezione di coscienza tra i
militari professionisti è un fenomeno non secondario e non marginale.
Secondo il
General accounting office, un organismo del Congresso degli Stati Uniti con
funzioni assimilabili per certi versi a quelle della Corte dei conti, sarebbero
stati 447 i militari che avrebbero chiesto di essere congedati per ragioni di
coscienza nel 1991. Normalmente, secondo lo stesso ufficio, le richieste di
obiezione di coscienza negli Stati Uniti sono circa 200 l’anno.
Questa proposta di legge stabilisce la possibilità per gli appartenenti alle
Forze armate e ai Corpi di polizia ad ordinamento militare, indipendentemente
dal grado rivestito, di dichiararsi obiettori di coscienza.
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