giovedì 12 marzo 2015

Sel : hub di Taranto. Servono politiche di accoglienza strutturate per i migranti.


"Abbiamo appreso che il Ministro Alfano pensa di realizzare a Taranto un “hub” per il transito e l'identificazione delle migliaia di uomini e donne che, probabilmente, arriveranno sulle coste italiane dalla Libia nei prossimi mesi. Secondo le notizie di stampa, i migranti, perlopiù richiedenti asilo, dovrebbero rimanere nel capoluogo jonico non oltre le 72 ore, ospitati in una tensostruttura al porto, per poi essere destinati a strutture di accoglienza sul territorio regionale e nazionale. Esprimiamo forte disappunto per il modo di procedere del Ministro che fa annunci sulla stampa anziché confrontarsi con il Parlamento e coinvolgere il sindaco della città. Il Governo Renzi continua ad affrontare la questione degli sbarchi dei disperati, che scappano da guerre e fame, come si tratti di un'emergenza. Siamo, al contrario, di fronte ad un fenomeno strutturale che va gestito in modi e tempi completamente diversi. Si devono cambiare le politiche migratorie e dell'accoglienza italiane ed europee per garantire il soccorso in mare ed evitare di contare ancora morti nel Mediterraneo; organizzare canali umanitari dai Paesi di transito; avviare la gestione condivisa e multilaterale del soccorso e dell'accoglienza. Ed invece il Governo ha sospeso Mare Nostrum che è stata sostituito dall'operazione europea “Triton” che rischia, per la sua natura, di produrre più morti e tragedie, ed ha sospeso le procedure per il riconoscimento dei permessi di soggiorno a scopi umanitari. Sinistra Ecologia e Libertà presenterà un'interrogazione urgente per chiedere al Ministro che renda noto, al più presto, se esiste un programma di pianificazione nazionale per il transito e l'accoglienza che definisca le quote per ogni territorio regionale e provinciale; quali sono le caratteristiche che dovrà avere la struttura prevista al porto di Taranto; se è prevista una quota massima per la città e la provincia; se esiste un progetto rispetto alla regolarizzazione delle persone che rimarranno sul territorio nazionale. Infine, perché non ha dato corso ad un nostro ordine del giorno accolto che prevede l'estensione al comune di Taranto dell'esclusione delle spese connesse alla pressione migratoria dal patto di stabilità. La città può e deve, a nostro parere, dare un contributo importante ad affrontare la situazione e non girare lo sguardo davanti alla tragedia dei profughi di Paesi in cui l'Italia e l'Europa hanno contribuito a creare condizioni di instabilità e di guerra con una politica estera sbagliata. Abbiamo un dovere nei confronti di quelle donne e di quegli uomini ma il Governo non può continuare con interventi rabberciati e altamente insufficienti che, peraltro, hanno già dimostrato di non essere all'altezza delle responsabilità del nostro Paese, prima frontiera del Mediterraneo. Infine, esprimiamo preoccupazione e sdegno per alcune reazioni riportate dalla stampa locale che alimentano paura ed intolleranza anziché favorire un clima di serenità e un serio ragionamento per adottare soluzioni improntate ai principi di civiltà e di solidarietà di cui Taranto ha già dato prova."

mercoledì 11 marzo 2015

Lavoratori Difesa, pieni diritti sindacali anche per loro

Sinistra Ecologia Libertà è per la riforma della rappresentanza militare che vada nel senso indicato dalla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo, ovvero il pieno riconoscimento del diritto dei lavoratori delle Forze Armate italiane all’associazione sindacale, fatti salvi i doverosi limiti al diritto di sciopero da prevedere in un comparto così delicato come quello della difesa nazionale.
Le audizioni di oggi in Commissione Difesa hanno chiarito l’orientamento della Corte Europea e segnalato la differenza che intercorre fra una versione soft, che riconoscerebbe il mero diritto d’associazione, la linea della maggioranza di governo, e il pieno riconoscimento del diritto al sindacato contenuto nella nostra proposta di legge. Le indicazioni della sentenza della Corte europea non possono che essere accolte dal legislatore italiano. Lanciamo un appello a tutte le forze politiche affinché l’Italia si uniformi a quanto disposto in sede UE. Anche i nostri lavoratori delle Forze Armate hanno il diritto di crearsi il proprio sindacato.


martedì 3 marzo 2015

No al Decreto Ilva. Taranto paradigma di politiche ambientali ed industriali assenti, errate ed impattanti sulla salute

"Questa mattina, in nome del gruppo di Sinistra Ecologia Libertà alla Camera, sono intervenuta contro l’ennesimo Decreto sull’Ilva.
Abbiamo deciso di opporci per evidenti ragioni di metodo e soprattutto di merito.
Siamo stati chiamati infatti a convertire il settimo Decreto sul siderurgico di Taranto con la spada di Damocle della scadenza del provvedimento, dopo che al Senato è stata posta la questione di fiducia e dopo che alla Camera ci è stato impedito di cambiare anche solo una virgola del testo con la bocciatura di tutti i nostri emendamenti.
Questo decreto entra pesantemente a gamba tesa addirittura sulla prima parte della Costituzione, e viola il diritto comunitario come evidenziato dalla ennesima apertura di una procedura di infrazione nei confronti del nostro Paese.
Si prevede infatti l’esclusione della responsabilità penale ed amministrativa del commissario, e dei suoi delegati, in riferimento alle condotte connesse alla attuazione dell’AIA violando quindi il principio di uguaglianza davanti alla legge ed il principio della responsabilità dei funzionari dipendenti dello Stato; la previsione dell’attuazione del 80% delle prescrizioni AIA, riferite alla quantità e non alla qualità, viola l’obbligo di tutela del paesaggio e della salute, nonché l’obbligo di impedire che l’iniziativa economica arrechi danno alla dignità ed alla sicurezza dei cittadini; la legge regionale sulla VDS viene indebolita con conseguente violazione del principio secondo il quale la tutela della salute rientra nella legislazione concorrente; si produce infine un cortocircuito con le normative europee che si basano sui principi precauzione, prevenzione e correzione nonché sul principio del “chi inquina paga”.
Questo provvedimento è l’ennesimo simbolo di un governo incapace, buono solo a guadagnare tempo giocando sulla pelle dei cittadini e lavoratori.
Taranto non si merita assolutamente tutto questo. Taranto non è solo Puglia, non è solo Meridione ma è Italia. Nel capoluogo jonico hanno sede il più grande stabilimento siderurgico, la più grande stazione navale della Marina Militare ed una importante raffineria di petrolio. Taranto è il centro della Magna Grecia ed una città vecchia con 2700 anni di storia, ma è purtroppo diventata il paradigma delle politiche ambientali, industriali ed energetiche assenti o profondamente errate ed impattanti sulla salute.
In questa città, sito di interesse nazionale, con una delle aree contaminate più pericolose della nazione, lo Stato da un lato ed il capitalismo cialtrone dall’altro hanno svelato, e continuano a svelare, il loro volto da predoni.
Servirebbero investimenti seri per il risanamento ambientale, per l’innovazione e la diversificazione produttiva e per la valorizzazione culturale e turistica.
Per l’ennesima volta però, nulla di tutto questo è stato fatto.
Per tutte queste ragioni il nostro no è stato forte ed evidente.

Lo dico con grande convinzione e sofferenza: se Taranto non si salva e cambia, non si salverà e non cambierà l’Italia, ed il nostro Paese non uscirà da una “modernità” che calpesta diritti e dignità."



venerdì 20 febbraio 2015

Ilva, con il decreto l’ennesima beffa per Taranto

Ieri, con il voto di fiducia sul decreto Ilva, si è consumata l’ennesima pagina beffa per i cittadini della provincia jonica.

Riteniamo gravissimo, e da irresponsabili, murare al Senato tutto il lavoro emendativo fatto in una ottica di riqualificazione seria delle politiche ambientali e sanitarie della città di Taranto.
Come al solito, le promesse di Renzi e della sua maggioranza si sono rivelate parole vuote buone solo come spot elettorali su Twitter.
Con il voto di fiducia si è cementata la non punibilità per legge del commissario straordinario e si è impedito all’Arpa di implementare i propri, necessari, organici.
Con l’ennesimo voto di questo governo, su di un provvedimento che incide sulla pelle viva dei cittadini pugliesi, ci si fa pubblicità con il fantomatico reparto di oncologia pediatrica, 4,5 milioni spalmati nei prossimi due anni sono una cifra insignificante per le esigenze esistenti, ed in più si consolida il principio per cui si è nel rispetto della legge anche non rispettando tutte le prescrizioni AIA.

Denunciamo con forza questa operazione che per noi è una presa in giro, e annunciamo sin d’ora che con il gruppo di Sinistra Ecologia Libertà daremo battaglia serrata, quando il decreto arriverà alla Camera.

I parlamentari e le forze politiche pugliesi e di Taranto, contribuiscano a convincere il governo a rivedere questo ennesimo passaggio sopra alle esigenze di un intero territorio, già gravemente colpito da politiche di sviluppo sganciate dalla tutela della salute e delle bellezze naturali esistenti.

mercoledì 18 febbraio 2015

Libia, venti di guerra e solita corsa al riarmo

Mentre spirano venti di guerra e si moltiplicano gli appelli per impedire un nuovo conflitto in Libia il nostro Paese continua la corsa al riarmo sotto l’occhio vigile della ministra Pinotti che, dismessi i panni della no global di Porto Alegre, ormai indossa l’elmetto. Le notizie che vengono dagli Usa sulla conferma dell’acquisto di tutto il pacchetto F35 e del via libera all’acquisto della tecnologia dei droni armati “Predator” ne sono l’esempio più eclatante. La ministra Pinotti continua ad armare il Paese senza tenere conto del Parlamento come nel caso degli F35, o addirittura senza informarlo, vedi droni Predator. Il tutto mentre aspettiamo impazienti il fantomatico Libro Bianco che dovrebbe definire la politica di difesa e lo strumento militare di cui l’Italia si dovrebbe dotare.

giovedì 22 gennaio 2015

Taranto, certezze ai lavoratori dei servizi degli Enti della Difesa

Leggo con preoccupazione le notizie che riguardano le lavoratrici ed i lavoratori dei servizi di manovalanza, pulizie e ristorazione degli Enti della Difesa della città di Taranto e provincia che hanno proclamato lo stato di agitazione in seguito alla ennesima ed inaccettabile riduzione delle risorse finanziarie destinate agli appalti esternalizzati. Esprimo la mia disapprovazione rispetto a ciò che sta accadendo e oggi stesso presenterò un’interrogazione al Ministro della Difesa per chiedere conto degli impegni assunti e, ad ora, non rispettati, in occasione dell’approvazione dell’ultima legge di Bilancio.
Il 13 novembre scorso infatti, in Commissione Bilancio, è stato approvato un mio emendamento che prevede uno stanziamento ulteriore per il 2015 di 500 mila euro per tutti questi contratti di appalto.
Nonostante ciò, e nonostante il parere favorevole e l’impegno preciso del viceministro Morando, per i servizi di pulizia e sanificazione della provincia jonica è stata prevista una riduzione del 10 %, che comporterà una ulteriore riduzione degli orari contrattuali dei 144 lavoratori dipendenti già in regime di part-time e già colpiti nel maggio scorso da una decurtazione del 60% del monte ore.

Per quanto riguarda i lavoratori degli appalti di manovalanza, che hanno visto negli anni decurtate le risorse finanziarie di oltre il 50% invece, non è stata previsto alcun aumento di fondi rispetto al 2014. Così facendo, le oltre 40 persone impiegate continueranno nel loro calvario precario che li vede collocati con un contratto a chiamata e salari bassissimi, che garantisce appena fra le 40 e le 70 ore mensili, con picchi a volte molto più bassi. È necessario che la Difesa e il Governo, dopo aver riconosciuto la necessità di aumentare le risorse destinate a questi lavoratori e a queste lavoratrici con l’approvazione dell’emendamento al Bilancio, pongano al più presto rimedio ad una situazione inaccettabile socialmente e che pesa negativamente sul corretto funzionamento delle strutture della Difesa.

martedì 13 gennaio 2015

Teleperformance, a Taranto in 2000 sotto ricatto

Riteniamo intollerabile la situazione di ricatto sotto cui si ritrovano, ad anno appena iniziato, le lavoratrici e i lavoratori della Teleperformance di Taranto.

Il 30 giugno prossimo infatti scadrà l’accordo firmato nel 2013 con cui si rilanciava l’attività della azienda, riducendo il costo del lavoro e revocando oltre 800 esuberi.
A quel punto, anche a causa del combinato disposto di Jobs Act e legge di stabilità ed all’aumento del costo del lavoro previsto nell’ordine del 12%, ci sarà il concreto rischio di una richiesta di esubero per le oltre 2000 lavoratrici e lavoratori impiegati direttamente.
Con Sinistra Ecologia Libertà seguiamo la vertenza della Teleperformance dal 2013, in particolare con una interrogazione ( alla quale non abbiamo ancora avuto risposta, nonostante numerose sollecitazioni) e con una mozione al Ministro dello Sviluppo Economico con cui chiedevamo degli interventi immediati per risolvere in via definitiva tutte le problematiche legate ai call center. Partendo dalla piaga del “minimo ribasso”, dalla diffusa e capillare presenza di centri abusivi nella provincia di Taranto ed arrivando alle continue minacce di delocalizzazione da parte dei vertici aziendali.
Fra sei mesi rischiamo quindi seriamente di ritrovarci sul baratro della disoccupazione per un numero incredibile di famiglie, così come denunciato ieri da Andrea Lumino, segretario SLC CGIL ionica e da Giuseppe Massafra, segretario provinciale CGIL Taranto.
Il 15 gennaio si terrà al Mise l’ennesimo tavolo sulla vertenza in oggetto, dopo che tutti gli altri hanno partorito molto spesso soluzioni temporanee e raffazzonate.
È arrivato il momento di prendere seriamente in mano la situazione, dando una risposta chiara e definitiva a tutte le donne e gli uomini che vedono ogni sei mesi il loro futuro in bilico.
La nostra parte la abbiamo sempre fatta, e continueremo a farla con tutti gli strumenti a nostra disposizione, in tutela dei lavoratori.
Ci auguriamo ci sia una presa di responsabilità identica da parte di tutti gli altri partiti, con particolare riferimento a quelli che compongono la strana maggioranza che guida il nostro Paese, che a parole esprimono continuamente solidarietà ma alla prova dei fatti troppo spesso concludono poco, o nulla.