mercoledì 11 marzo 2015

Lavoratori Difesa, pieni diritti sindacali anche per loro

Sinistra Ecologia Libertà è per la riforma della rappresentanza militare che vada nel senso indicato dalla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo, ovvero il pieno riconoscimento del diritto dei lavoratori delle Forze Armate italiane all’associazione sindacale, fatti salvi i doverosi limiti al diritto di sciopero da prevedere in un comparto così delicato come quello della difesa nazionale.
Le audizioni di oggi in Commissione Difesa hanno chiarito l’orientamento della Corte Europea e segnalato la differenza che intercorre fra una versione soft, che riconoscerebbe il mero diritto d’associazione, la linea della maggioranza di governo, e il pieno riconoscimento del diritto al sindacato contenuto nella nostra proposta di legge. Le indicazioni della sentenza della Corte europea non possono che essere accolte dal legislatore italiano. Lanciamo un appello a tutte le forze politiche affinché l’Italia si uniformi a quanto disposto in sede UE. Anche i nostri lavoratori delle Forze Armate hanno il diritto di crearsi il proprio sindacato.


martedì 3 marzo 2015

No al Decreto Ilva. Taranto paradigma di politiche ambientali ed industriali assenti, errate ed impattanti sulla salute

"Questa mattina, in nome del gruppo di Sinistra Ecologia Libertà alla Camera, sono intervenuta contro l’ennesimo Decreto sull’Ilva.
Abbiamo deciso di opporci per evidenti ragioni di metodo e soprattutto di merito.
Siamo stati chiamati infatti a convertire il settimo Decreto sul siderurgico di Taranto con la spada di Damocle della scadenza del provvedimento, dopo che al Senato è stata posta la questione di fiducia e dopo che alla Camera ci è stato impedito di cambiare anche solo una virgola del testo con la bocciatura di tutti i nostri emendamenti.
Questo decreto entra pesantemente a gamba tesa addirittura sulla prima parte della Costituzione, e viola il diritto comunitario come evidenziato dalla ennesima apertura di una procedura di infrazione nei confronti del nostro Paese.
Si prevede infatti l’esclusione della responsabilità penale ed amministrativa del commissario, e dei suoi delegati, in riferimento alle condotte connesse alla attuazione dell’AIA violando quindi il principio di uguaglianza davanti alla legge ed il principio della responsabilità dei funzionari dipendenti dello Stato; la previsione dell’attuazione del 80% delle prescrizioni AIA, riferite alla quantità e non alla qualità, viola l’obbligo di tutela del paesaggio e della salute, nonché l’obbligo di impedire che l’iniziativa economica arrechi danno alla dignità ed alla sicurezza dei cittadini; la legge regionale sulla VDS viene indebolita con conseguente violazione del principio secondo il quale la tutela della salute rientra nella legislazione concorrente; si produce infine un cortocircuito con le normative europee che si basano sui principi precauzione, prevenzione e correzione nonché sul principio del “chi inquina paga”.
Questo provvedimento è l’ennesimo simbolo di un governo incapace, buono solo a guadagnare tempo giocando sulla pelle dei cittadini e lavoratori.
Taranto non si merita assolutamente tutto questo. Taranto non è solo Puglia, non è solo Meridione ma è Italia. Nel capoluogo jonico hanno sede il più grande stabilimento siderurgico, la più grande stazione navale della Marina Militare ed una importante raffineria di petrolio. Taranto è il centro della Magna Grecia ed una città vecchia con 2700 anni di storia, ma è purtroppo diventata il paradigma delle politiche ambientali, industriali ed energetiche assenti o profondamente errate ed impattanti sulla salute.
In questa città, sito di interesse nazionale, con una delle aree contaminate più pericolose della nazione, lo Stato da un lato ed il capitalismo cialtrone dall’altro hanno svelato, e continuano a svelare, il loro volto da predoni.
Servirebbero investimenti seri per il risanamento ambientale, per l’innovazione e la diversificazione produttiva e per la valorizzazione culturale e turistica.
Per l’ennesima volta però, nulla di tutto questo è stato fatto.
Per tutte queste ragioni il nostro no è stato forte ed evidente.

Lo dico con grande convinzione e sofferenza: se Taranto non si salva e cambia, non si salverà e non cambierà l’Italia, ed il nostro Paese non uscirà da una “modernità” che calpesta diritti e dignità."



venerdì 20 febbraio 2015

Ilva, con il decreto l’ennesima beffa per Taranto

Ieri, con il voto di fiducia sul decreto Ilva, si è consumata l’ennesima pagina beffa per i cittadini della provincia jonica.

Riteniamo gravissimo, e da irresponsabili, murare al Senato tutto il lavoro emendativo fatto in una ottica di riqualificazione seria delle politiche ambientali e sanitarie della città di Taranto.
Come al solito, le promesse di Renzi e della sua maggioranza si sono rivelate parole vuote buone solo come spot elettorali su Twitter.
Con il voto di fiducia si è cementata la non punibilità per legge del commissario straordinario e si è impedito all’Arpa di implementare i propri, necessari, organici.
Con l’ennesimo voto di questo governo, su di un provvedimento che incide sulla pelle viva dei cittadini pugliesi, ci si fa pubblicità con il fantomatico reparto di oncologia pediatrica, 4,5 milioni spalmati nei prossimi due anni sono una cifra insignificante per le esigenze esistenti, ed in più si consolida il principio per cui si è nel rispetto della legge anche non rispettando tutte le prescrizioni AIA.

Denunciamo con forza questa operazione che per noi è una presa in giro, e annunciamo sin d’ora che con il gruppo di Sinistra Ecologia Libertà daremo battaglia serrata, quando il decreto arriverà alla Camera.

I parlamentari e le forze politiche pugliesi e di Taranto, contribuiscano a convincere il governo a rivedere questo ennesimo passaggio sopra alle esigenze di un intero territorio, già gravemente colpito da politiche di sviluppo sganciate dalla tutela della salute e delle bellezze naturali esistenti.

mercoledì 18 febbraio 2015

Libia, venti di guerra e solita corsa al riarmo

Mentre spirano venti di guerra e si moltiplicano gli appelli per impedire un nuovo conflitto in Libia il nostro Paese continua la corsa al riarmo sotto l’occhio vigile della ministra Pinotti che, dismessi i panni della no global di Porto Alegre, ormai indossa l’elmetto. Le notizie che vengono dagli Usa sulla conferma dell’acquisto di tutto il pacchetto F35 e del via libera all’acquisto della tecnologia dei droni armati “Predator” ne sono l’esempio più eclatante. La ministra Pinotti continua ad armare il Paese senza tenere conto del Parlamento come nel caso degli F35, o addirittura senza informarlo, vedi droni Predator. Il tutto mentre aspettiamo impazienti il fantomatico Libro Bianco che dovrebbe definire la politica di difesa e lo strumento militare di cui l’Italia si dovrebbe dotare.

giovedì 22 gennaio 2015

Taranto, certezze ai lavoratori dei servizi degli Enti della Difesa

Leggo con preoccupazione le notizie che riguardano le lavoratrici ed i lavoratori dei servizi di manovalanza, pulizie e ristorazione degli Enti della Difesa della città di Taranto e provincia che hanno proclamato lo stato di agitazione in seguito alla ennesima ed inaccettabile riduzione delle risorse finanziarie destinate agli appalti esternalizzati. Esprimo la mia disapprovazione rispetto a ciò che sta accadendo e oggi stesso presenterò un’interrogazione al Ministro della Difesa per chiedere conto degli impegni assunti e, ad ora, non rispettati, in occasione dell’approvazione dell’ultima legge di Bilancio.
Il 13 novembre scorso infatti, in Commissione Bilancio, è stato approvato un mio emendamento che prevede uno stanziamento ulteriore per il 2015 di 500 mila euro per tutti questi contratti di appalto.
Nonostante ciò, e nonostante il parere favorevole e l’impegno preciso del viceministro Morando, per i servizi di pulizia e sanificazione della provincia jonica è stata prevista una riduzione del 10 %, che comporterà una ulteriore riduzione degli orari contrattuali dei 144 lavoratori dipendenti già in regime di part-time e già colpiti nel maggio scorso da una decurtazione del 60% del monte ore.

Per quanto riguarda i lavoratori degli appalti di manovalanza, che hanno visto negli anni decurtate le risorse finanziarie di oltre il 50% invece, non è stata previsto alcun aumento di fondi rispetto al 2014. Così facendo, le oltre 40 persone impiegate continueranno nel loro calvario precario che li vede collocati con un contratto a chiamata e salari bassissimi, che garantisce appena fra le 40 e le 70 ore mensili, con picchi a volte molto più bassi. È necessario che la Difesa e il Governo, dopo aver riconosciuto la necessità di aumentare le risorse destinate a questi lavoratori e a queste lavoratrici con l’approvazione dell’emendamento al Bilancio, pongano al più presto rimedio ad una situazione inaccettabile socialmente e che pesa negativamente sul corretto funzionamento delle strutture della Difesa.

martedì 13 gennaio 2015

Teleperformance, a Taranto in 2000 sotto ricatto

Riteniamo intollerabile la situazione di ricatto sotto cui si ritrovano, ad anno appena iniziato, le lavoratrici e i lavoratori della Teleperformance di Taranto.

Il 30 giugno prossimo infatti scadrà l’accordo firmato nel 2013 con cui si rilanciava l’attività della azienda, riducendo il costo del lavoro e revocando oltre 800 esuberi.
A quel punto, anche a causa del combinato disposto di Jobs Act e legge di stabilità ed all’aumento del costo del lavoro previsto nell’ordine del 12%, ci sarà il concreto rischio di una richiesta di esubero per le oltre 2000 lavoratrici e lavoratori impiegati direttamente.
Con Sinistra Ecologia Libertà seguiamo la vertenza della Teleperformance dal 2013, in particolare con una interrogazione ( alla quale non abbiamo ancora avuto risposta, nonostante numerose sollecitazioni) e con una mozione al Ministro dello Sviluppo Economico con cui chiedevamo degli interventi immediati per risolvere in via definitiva tutte le problematiche legate ai call center. Partendo dalla piaga del “minimo ribasso”, dalla diffusa e capillare presenza di centri abusivi nella provincia di Taranto ed arrivando alle continue minacce di delocalizzazione da parte dei vertici aziendali.
Fra sei mesi rischiamo quindi seriamente di ritrovarci sul baratro della disoccupazione per un numero incredibile di famiglie, così come denunciato ieri da Andrea Lumino, segretario SLC CGIL ionica e da Giuseppe Massafra, segretario provinciale CGIL Taranto.
Il 15 gennaio si terrà al Mise l’ennesimo tavolo sulla vertenza in oggetto, dopo che tutti gli altri hanno partorito molto spesso soluzioni temporanee e raffazzonate.
È arrivato il momento di prendere seriamente in mano la situazione, dando una risposta chiara e definitiva a tutte le donne e gli uomini che vedono ogni sei mesi il loro futuro in bilico.
La nostra parte la abbiamo sempre fatta, e continueremo a farla con tutti gli strumenti a nostra disposizione, in tutela dei lavoratori.
Ci auguriamo ci sia una presa di responsabilità identica da parte di tutti gli altri partiti, con particolare riferimento a quelli che compongono la strana maggioranza che guida il nostro Paese, che a parole esprimono continuamente solidarietà ma alla prova dei fatti troppo spesso concludono poco, o nulla.

giovedì 4 dicembre 2014

Difesa, non si posso acquistare nuove navi militari

Come Sinistra Ecologia Libertà in Commissione Difesa abbiamo espresso la nostra contrarietà all’acquisto di nuove navi, peraltro a carico del Ministero dello Sviluppo Economico e non della Difesa. Non si possono spendere in questo momento di crisi per il nostro Paese 5,4 miliardi di euro per i prossimi anni. Ma l’Italia con l’acquisto di tutte queste navi e dei caccia F35 ha deciso di dichiarare guerra a qualcuno?

Le nuove 10 Fregate previste nel programma, la cui grandezza e dotazione d’arma non rispondono all’esigenza di soccorso dei migranti ed alla salvaguardia delle vite umane, sono vere e proprie navi da guerra che, insieme al programma Fremm e ai nuovi sommergibili, trasformeranno la nostra Marina Militare in quella dotata di maggiore capacità offensiva d’Europa. La ministra Pinotti da mesi ci dice che sarà il libro bianco della difesa a fissare gli obiettivi. Fino ad ora però del libro bianco nessuna notizia mentre continuano gli acquisti. Va assolutamente evitato di assecondare le voglie di rafforzamento militare, in ottica da grande potenza militare, degli Stati maggiori della Difesa delle diverse Forze armate. È la politica che definisce il ruolo del nostro Paese non i generali.