giovedì 17 ottobre 2013

Afghanistan: no a presenza militare dopo 2014. Su decreto missioni opposizione durissima

L’audizione dei ministri Bonino e Mauro ha confermato i nostri timori. Lo scenario afgano non sarà abbandonato e la presenza militare, anche con regole d’ingaggio diverse, rimarrà sul campo anche dopo il 2014.
Lo affermano i capigruppo di Sel in Commissione Esteri e Difesa on. Arturo Scotto e Donatella Duranti commentando l’audizione davanti alle commissioni riunite dei ministri degli Esteri e della Difesa.
Non ci bastano le rassicurazioni sul carattere no combat della missione, perché, di fatto, sarebbe la conferma di una tendenza a considerare lo scenario afgano come permanente.

Sinistra Ecologia Libertà, concludono gli on.li Scotto e Duranti, non è d’accordo e, a partire dal decreto missioni che arriverà in Commissione la prossima settimana, preannunciamo un’opposizione durissima.

mercoledì 16 ottobre 2013

Povero Mare Nostrum

Spero che il Presidente Vito si attivi immediatamente per estendere la mia richiesta al Ministro Mauro, formulata oggi in Commissione Difesa, di riferire sulla operazione Mare Nostrum.
Il Parlamento deve essere messo a conoscenza dei termini della decisione del Consiglio dei Ministri in merito alle risposte alle tragedie dei migranti nel Mar Mediterraneo. Nutro dei forti dubbi riguardo la natura umanitaria della missione “Mare Nostrum”, innanzitutto perché il Presidente Letta continua a chiedere il rafforzamento di Frontex, ossia il dispositivo europeo che prevede il pattugliamento militare per cacciare indietro uomini e donne che fuggono dalle guerre e dalla fame.
Sono inoltre fonte di grande preoccupazione le affermazioni del Ministro Mauro in merito ai trasferimenti nei porti più vicini dei profughi che non necessitano di assistenza sanitaria. Vorrei sottolineare che tutti i profughi che cercano disperatamente di arrivare dall’altra parte del Mediterraneo sono bisognosi in primis di assistenza umanitaria, non vorrei che si introducesse un nuovo ed ennesimo filtro alla concessione dell’asilo e dell’accoglienza. E’ davvero incomprensibile e dannosa la distinzione che opera il Ministro.
Come se non bastasse, la Missione Mare Nostrum viene inaugurata proprio mentre si rafforza la collaborazione con la Libia per la securizzazione delle frontiere ed i pattugliamenti per il respingimento dei profughi.
In ultimo suddetta operazione contempla uno schieramento imponente di uomini e mezzi militari, che ancora una volta declinano un ossimoro : dalla guerra umanitaria siamo passati al pattugliamento militare umanitario.

Ritengo non più tollerabile che il Governo esautori il Parlamento rispetto a decisioni di questa portata, soprattutto in un momento storico tanto delicato e che merita un impegno concreto del nostro Paese in termini di accoglienza e assistenza. Momento che richiede con forza anche l’abolizione di alcune leggi italiane e richiede urgenti misure per abolire le leggi italiane che consentono che tragedie come quella di Lampedusa si consumino sulle nostre coste

martedì 15 ottobre 2013

Mare Nostrum: Mauro riferisca in Parlamento su natura missione

Il Parlamento deve essere messo a conoscenza sulle modalità operative e sulle regole della missione “Mare Nostrum”, che contempla uno schieramento imponente di uomini e mezzi militari, sia aerei che navali. Dalla guerra umanitaria siamo passati al pattugliamento umanitario. Il Ministro Mauro riferisca al Parlamento.
Lo dichiara la capogruppo di Sel in commissione Difesa on. Donatella Duranti.
Non è tollerabile, continua la deputata di Sel, che il Governo esautori il Parlamento rispetto a decisioni di questa portata, soprattutto rispetto ad un impegno concreto del nostro Paese in termini di accoglienza e assistenza. E tutto questo mentre si rafforza la collaborazione con la Libia sulla sicurezza delle frontiere e sui pattugliamenti per il respingimento dei profughi.
Destano poi grande preoccupazione le affermazioni del Ministro Mauro in merito ai trasferimenti nei porti più vicini dei profughi che non hanno bisogno di assistenza sanitaria.

Tutti i profughi che cercano disperatamente di arrivare da questa parte del Mediterraneo sono bisognosi di assistenza, in primis umanitaria. Non vorrei, conclude l’on. Duranti, che si introducesse un nuovo, ed ennesimo, filtro alla concessione dell’asilo. E’ davvero incomprensibile e dannosa la distinzione che opera il Ministro.

venerdì 11 ottobre 2013

Si smetta di fare gli “scaricabarili” sull’Arsenale di Taranto

Il Ministero della Difesa Mauro ha risposto questa mattina ad un’altra mia interrogazione sulle condizioni in cui versano le strutture dell’Arsenale della Marina Militare di Taranto.
In particolare, ho fatto riferimento ai ritardi ed ai rinvii che hanno subito i lavori di ristrutturazione e di ammodernamento della Mensa, e che hanno determinato disagi alle lavoratrici ed ai lavoratori oltre ad un enorme esborso di risorse pubbliche. Dopo 13 anni e centinaia di migliaia di euro impegnati, i locali della mensa non sono ancora disponibili e agibili.
Per tutta risposta il rappresentante del Ministero ha dichiarato la fondatezza delle preoccupazioni da me espresse, adducendo però “fattori imprevisti ed imprevedibili” alla base del mancato completamento dei lavori e, in modo rituale, ha rinnovato l’impegno dell’Amministrazione per la soluzione definitiva della vicenda.
Esprimo tutto il mio sconcerto e la mia contrarietà rispetto a questo atteggiamento, che per l’ennesima volta elude il merito della questione e la diretta assunzione di responsabilità. E’ stato così anche a luglio quando interrogai il Ministro a proposito del grave stallo in cui versa il Piano Brin di ristrutturazione infrastrutturale dello Stabilimento.
Siamo ancora e di nuovo allo “scaricabarile”, ed è manifesta ed intollerabile la volontà di non affrontare la situazione e di non dare risposte serie. Sono convinta che le RSU abbiano fatto bene ad interessare la Procura della Repubblica affinché si vada fino in fondo nell’individuazione delle responsabilità delle aziende appaltatrici dei lavori alla Mensa n.1.
Da parte mia, penso ci sia stata una omissione di controllo da parte della Amministrazione ed un colpevole lassismo rispetto a problematiche che toccano le condizioni di vita dei dipendenti e alla possibilità stessa di rendere efficiente il più grande Arsenale della M.M., oltre che rispetto all’utilizzo di risorse pubbliche.
Credo che la visita ufficiale della Commissione Difesa, che ho personalmente richiesto e che si svolgerà nelle prossime settimane, dovrà essere l’occasione per mettere definitivamente in chiaro i termini della situazione e per pretendere che, ognuno per la sua parte, si assuma le proprie responsabilità. A cominciare dai rappresentanti dell’Amministrazione, che da anni si nascondono dietro imprevisti e imprevedibili fattori.

martedì 8 ottobre 2013

Maltempo Puglia: stanziare fondi per emergenza e per la difesa del suolo

Presentata interpellanza ai ministri dell’ambiente e dell’economia
I deputati pugliesi di Sinistra Ecologia Libertà hanno presentato un’interpellanza urgente ai ministri dell’Ambiente e dell’Economia sul nubifragio che ha colpito la Puglia nella quale si chiede di stanziare le risorse necessarie per far fronte all’emergenza e a sostegno dei territori e delle popolazioni colpite; di incrementare le risorse, a partire dalla manovra economica per il 2014, a favore della difesa e della tutela del territorio, unica vera grande opera pubblica necessaria al nostro paese e di prevedere che le risorse necessarie per la difesa del suolo e per gli interventi post-calamità provenienti dallo Stato e trasferite alle regioni ed agli enti locali, nonché le spese sostenute dagli enti locali a valere su risorse proprie, anche per il ristoro ai privati in conseguenza dei danni subito, siano escluse dal Patto di stabilità interno.

Con l’arrivo delle piogge, scrivono nell’interpellanza i deputati pugliesi di Sel Duranti, Pannarale, Fratoianni, Sannicandro e Matarrelli, il nostro Paese si trova a dover fare i conti con smottamenti, frane, crolli d’infrastrutture, argini che non riescono più a trattenere l’impatto con le acque, e allagamenti che troppo spesso assumono le proporzioni di vere e proprie tragedie. Questi drammatici effetti prodotti da eventi calamitosi naturali sono spesso acuiti e drammaticamente amplificati da una gestione dissennata dei suoli, e dall’assenza di una rigorosa politica di pianificazione, manutenzione e prevenzione territoriale.

E’ necessario, concludono i deputati pugliesi di Sel nell’interpellanza, finanziare con risorse adeguate un Piano pluriennale d’interventi per la difesa del suolo e il contrasto al dissesto idrogeologico nel nostro Paese, consentendo contestualmente la loro effettiva spendibilità, troppo spesso impedita a causa dell’obbligo del rispetto del Patto di stabilità interno da parte delle regioni e degli enti locali.

domenica 6 ottobre 2013

Stop alle esercitazioni militari nel Parco nazionale dell’Alta Murgia

A seguito della ripresa delle esercitazioni militari nel Parco dell’Alta Murgia il primo ottobre, non è più procrastinabile un tavolo di confronto istituzionale che affronti la questione della compatibilità fra le esercitazioni stesse e il patrimonio naturalistico di quel territorio, come richiesto dalla Regione Puglia, dall’Autorità del Parco e da Legambiente.
Il parco Nazionale dell’Alta Murgia, che nel 2014 festeggerà il decennale della sua istituzione, rappresenta un gioiello di biodiversità e di bellezza che ha pochi pari in Italia e in Europa.
Su questo area insistono delle servitù militari sin dagli anni 80 che coprono il 30 per cento del territorio con poligoni di tiro, senza contare le altre installazioni. Già nella primavera scorsa ci sono state esercitazioni di tiro di una violenza incredibile che hanno riportato con vigore il problema alla luce. Il Ministro Mauro aveva confermato la possibilità’ di ulteriori esercitazioni proprio nei mesi di ottobre e novembre e cosi e’ stato. Peraltro, le dichiarazioni del Ministro sono coerenti con le affermazioni, fatte in occasione di una sua visita in Sardegna, con cui ha ribadito la scelta di non dismettere alcuna servitù militare. E’ invece indispensabile, al contrario, che vada avviato un percorso legislativo con l’obbiettivo di liberare le aree protette dalle attuali servitù militari, che occupano e mortificano pesantemente i territori nelle loro vocazioni naturali. I vertici militari e il Ministro avrebbero già dovuto rispondere alle richieste di Regione e Autorità del Parco di dare avvio al dialogo fra le istituzioni sospendendo, nel frattempo, le esercitazioni. Già il 27 giugno scorso avevo, con i miei colleghi pugliesi, interrogato il Ministro non avendo alcuna risposta.

A questo punto, ribadisco, non è più rimandabile l’apertura di un tavolo con il coinvolgimento del Ministero dell’Ambiente in cui si ponga il tema della tutela delle Aree Protette e, finalmente, si operi per affrancarle dalle servitù militari per restituirle alle finalità per cui sono costituite. 

martedì 1 ottobre 2013

Chiarezza per Vestas e per il territorio jonico

La notizia della chiusura della Vestas, esattamente nel giorno in cui avrebbe avuto inizio la cassa integrazione ordinaria per 13 settimane, è di una gravità assoluta. A pochi mesi dalle decisioni prese dal gruppo Natuzzi, la storia figlia di un capitalismo senza freni si ripresenta uguale a se’ stessa per infierire sulla pelle delle famiglie tarantine, con protagonisti diversi.
La Vestas, palesando agli inizi di settembre una crisi dovuta alla contrazione produttiva, era giunta a un compromesso con i sindacati proponendo una cassa integrazione che avrebbe diluito la mancanza ordinativa nell’arco di tre mesi. Adesso, senza motivo e all’improvviso, i vertici hanno annunciato la chiusura immediata dello stabilimento.

Ci troviamo per l’ennessima volta di fronte a politiche aziendali che, per poca lungimiranza o peggio ancora per la poco recondita volontà di delocalizzazione, presentano interamente il conto ai lavoratori.
La situazione in atto non è più tollerabile, va fatta chiarezza sulla situazione e si deve trovare una soluzione che non pesi unicamente sulla spalle dei lavoratori e tenga aperta la possibilità di costruire un’alternativa e una diversificazione produttiva per il territorio jonico.