martedì 3 novembre 2015

Il 7 novembre al Teatro Quirino i parlamentari della sinistra presentano un’altra idea d’Italia



martedì 28 luglio 2015

Arsenale di Taranto: dalla Pinotti solo parole generiche. Serve azione concreta e condivisa con le OO.SS.

"Non mi e' stato possibile, per impegni concomitanti presso la commissione Difesa alla Camera dei Deputati, partecipare all'incontro organizzato dalla Ministra Pinotti con i Parlamentari jonici, in occasione della sua visita a Taranto. Sono venuta comunque a conoscenza, da articoli di stampa ma non solo, delle dichiarazioni della Ministra durante la serie di incontri istituzionali tenutisi nel capoluogo, fra cui la visita all’Arsenale della Marina Militare. Intendo, però, esprimere innanzitutto il mio sconcerto per come è stato gestito quello con le oo.ss. Non ho compreso la ragione per cui non erano tra i soggetti invitati al tavolo istituzionale presso la Prefettura e, comunque, ritengo un grave errore che la Ministra non abbia dedicato il tempo necessario al dialogo con i rappresentanti delle lavoratrici e dei lavoratori dello stabilimento e delle ditte di appalto e, soprattutto, che non sia venuta alcuna risposta alle questioni che pongono ormai da mesi. Credo di poter dire che e' la prima volta che un Ministro della Difesa assume un tale atteggiamento e tratta con tale superficialità e sottovalutazione il ruolo delle oo.ss.

Mi ha lasciato molto perplessa la dichiarazione con la quale la signora Ministro ha definito la privatizzazione degli Arsenali “una leggenda metropolitana”, pur sapendo benissimo che nel Libro Bianco , nel capitolo dedicato a “relazioni tra Difesa ed Industria”, si legge che “sarà esplorata la possibilità che l’industria possa assorbire alcune strutture tecnico-industriali della Difesa e, grazie a specifiche norme, il relativo personale...."
Inoltre, riferendosi al tema della attuazione del Piano Brin (indispensabile per assicurare la funzionalità e la piena operatività delle basi della Marina), ha dichiarato che sono già stati spesi 70 milioni, e che ne mancano 36 con la speranza di sbloccarne 1 per il 2015 ed altri 6 per il 2016. Mi risulta, come da risposte a miei atti di sindacato ispettivo, che fino al 2018 erano stati preventivati stanziamenti pari a 40 milioni di euro, ed invece apprendo che le risorse disponibili sono irrilevanti, a tutta conferma delle preoccupazioni già espresse dalle oo.ss. In un altro passaggio la Ministra afferma sottovoce che forse non sarà effettivamente possibile reperire tali risorse nella Legge di Stabilità, e che bisognerà ricorrere ad altre forme di finanziamento fra cui alcune private.
Infine, la Ministra ha auspicato l'inserimento delle problematiche relative all’attuazione del Piano Brin nel tavolo nazionale su Taranto ed alla presenza di tutte le parti interessate. Peccato però che la sua maggioranza ha bocciato un mio emendamento al decreto su Taranto che andava in quella direzione.
Inoltre, voglio ricordare che il governo aveva assunto un preciso impegno in riferimento all'apertura di un tavolo istituzionale con tutte le parti interessate sull'attuazione del Piano Brin accogliendo la mia Risoluzione dell'agosto 2014, approvata all'unanimità dalla Commissione Difesa. Anche da questo punto di vista, senza risultati.
Penso di poter dire che le dichiarazioni fatte abbiano avuto solo lo scopo di provare a tranquillizzare una realtà, quella di Taranto, che rischia di esplodere da un momento all'altro mentre meriterebbe risposte chiare e concrete. Sono convinta che vadano sviluppati tutti i progetti possibili per la valorizzazione culturale e storica dell'Arsenale della MM, ma non basta ed anzi non può essere solo questo.
Ho avuto modo di dirlo attraverso numerosi atti parlamentari, serve un rilancio vero a partire dall'attuazione del Piano Brin sino allo sblocco del turnover. Il Governo continua a tagliare le risorse per l'esercizio penalizzando il funzionamento degli stabilimenti e i lavoratori.
Si deve cambiare marcia al più presto perché la situazione si fa ogni giorno più critica, con il rischio molto alto che l'Arsenale di Taranto si trasformi esclusivamente in una grande area di archeologia industriale o che attività, strutture e personale vengano cedute ai privati con la possibilità di lucrare in un settore sensibile quale quello delle manutenzioni della Difesa. Sono due ipotesi che vanno scongiurate, e non certo con dichiarazioni di buone intenzioni o ad effetto, ma con un reale impegno in termini legislativi e di risorse in un leale, quanto indispensabile, confronto con i rappresentanti delle lavoratrici e dei lavoratori."

On. Donatella Duranti.

mercoledì 24 giugno 2015

Flash mob "Sogni dall'aldilà"

Oggi abbiamo celebrato il funerale dei sogni di chi è morto in mare cercando di realizzarli, fuggendo dall'orrore della fame e della guerra.





mercoledì 17 giugno 2015

Vertenza Teleperformance, dalla Ministra Guidi solo buoni propositi. Il Governo si attivi immediatamente e concretamente.

"Questo pomeriggio ho discusso in Aula una interrogazione urgente sulla vertenza Teleperformance, che mette a serio rischio oltre 2000 fra lavoratrici e lavoratori della città di Taranto.
Di oggi, infatti, la notizia della rottura della trattativa fra i sindacati ed i vertici della azienda, avvenuta durante il tavolo convocato a Roma da Confindustria con tutte le parti coinvolte.
I dirigenti hanno continuato ad opporre il muro del ricatto alle rappresentanze sindacali confermando la societarizzazione del polo di Taranto, che andrebbe ad acuire in maniera irreparabile la già difficile situazione sociale ed occupazionale del capoluogo jonico.
Ho chiesto alla Ministra Guidi la convocazione immediata di un tavolo interministeriale nazionale che affronti in maniera risolutiva una vertenza che va avanti da troppo tempo, e che ciclicamente mette a repentaglio il futuro di migliaia di famiglie.
La risposta ottenuta, come spesso accade, è stata vaga ed intrisa di semplici buoni propositi.
La Ministra ha ricordato l’esistenza di un tavolo nazionale che si occupa delle problematiche del settore dei call center , che ad onor del vero mi risulta non venga convocato da ormai troppi mesi, e si è limitata ad auspicare che le amministrazioni non utilizzino il regime del massimo ribasso nelle gare per l'aggiudicazione degli appalti, dichiarandosi infine disponibile all'apertura di un tavolo nazionale, accusando le parti però di non averne ancora fatto richiesta.
Ho trovato queste ultime affermazioni inaccettabili.
Un Ministro della Repubblica ha il dovere di adottare provvedimenti e non auspici, e per quanto riguarda la convocazione di un tavolo nazionale, i sindacati tutti hanno lanciato l’allarme sin da gennaio di quest’anno ed io, insieme ad altri parlamentari jonici, ho inviato richiesta scritta alla Presidenza del Consiglio dei Ministri una decina di giorni fa.

Mi auguro che il Governo si attivi immediatamente per risolvere la situazione della seconda realtà produttiva di Taranto e per risarcire le lavoratrici e i lavoratori dei sacrifici sostenuti in questi anni con una soluzione definitiva, che riconosca il loro diritto alla stabilità del posto di lavoro e ad una giusta retribuzione."

mercoledì 10 giugno 2015

Mozione Xylella. Dalla parte degli ulivi

Mozione 1-00863
presentata da
DURANTI Donatella


La Camera, 
premesso che: 
con quasi 500 milioni di tonnellate, l'Italia è il secondo produttore mondiale (dopo la Spagna) di olio d'oliva, rappresentando uno dei prodotti più importanti del made in Italyagroalimentare, i cui importanti risvolti socio-economici si esprimono, in particolare, nei territori del Sud del Paese, dove tale coltura è principalmente presente. L'olivicoltura pugliese costituisce, infatti, uno dei comparti più rilevanti del sistema agricolo, rappresentando il 30 per cento circa della produzione olivicola nazionale; 
per quanto riguarda la superficie interessata dall'olivicoltura, in Puglia risultano in

produzione circa 375.000 ettari a olivo (pari al 32 per cento delle superfici olivicole nazionali e a circa il 29 per cento della superficie agricola utilizzata regionale); 
inoltre, per quanto attiene al tessuto-imprenditoriale, l'olivicoltura è realizzata in Puglia da circa 270.000 imprese agricole, pari al 22 per cento delle aziende olivicole italiane, dove si rileva anche come la superficie media per azienda coltivata a olivo (1,4 ettari) sia sensibilmente superiore alla media nazionale (un ettaro); 
nel panorama olivicolo nazionale, la Puglia si contraddistingue anche per l'olio a denominazione di origine protetta (dop Terra di Bari, dop Terra di Otranto), con il fatturato più elevato in Italia (28 milioni di euro), rappresentando al contempo il 35 per cento del fatturato complessivo degli oli extravergine a marchio dop e igp italiani. Negli scambi internazionali di settore, l'olio rappresenta il terzo prodotto pugliese più esportato (dopo ortofrutta e conserve vegetali), per un valore di circa 106 milioni di euro, pari al 9 per cento dell’export di olio dall'Italia (1,2 miliardi di euro di olio d'oliva esportato nel 2012); 
il ritrovamento nell'ottobre del 2013 nell'area del gallipolino del patogeno da quarantena Xylella fastidiosa su piante di olivo e su altre specie coltivate, ornamentali e spontanee ha determinato sin dai primi mesi notevole criticità per la gestione di questa emergenza fitosanitaria, unica per la sua specificità; 
il 15 ottobre 2013 viene data la comunicazione ufficiale del ritrovamento della Xylella fastidiosa da parte delle istituzioni scientifiche facenti parte della rete dei laboratori pubblici Selge e, in particolare, il batterio viene identificato dal Cnr-Istituto per la protezione sostenibile delle piante di Bari. Il ritrovamento della Xylella fastidiosa, batterio da quarantena inserito nella lista A1 dell’Eppo (European and Mediterranean plant protection Organization) ha determinato l'avvio di un'intensa attività tecnico-amministrativa da parte della regione Puglia; 

mercoledì 13 maggio 2015

Dichiarazioni di voto finale sulla Legge Quadro sulle Missioni Internazionali

Grazie signor Presidente, signor sottosegretario, colleghe e colleghi, nel nostro ordinamento giuridico non esisteva fino ad oggi una normativa di carattere generale riguardante le missioni e le operazioni internazionali. 
Il lavoro nelle Commissioni difesa ed esteri che ha portato al testo in esame oggi, durato oltre un anno e condiviso da tutti i gruppi parlamentari, aveva lo scopo di superare la prassi delle emergenzialità e delle conseguenti ambiguità in una delicata materia come quella delle missioni internazionali. Vorrei ricordare che il nostro Paese è tuttora impegnato in 24 missioni e che, nel corso degli anni, le missioni alle quali abbiamo partecipato hanno superato il numero di 120. La formulazione definitiva del testo è evidentemente un compromesso ma per noi non del tutto sufficiente in riferimento ad alcune sue parti: in riferimento al processo autorizzatorio, alla tipologia di missioni cui l'Italia può partecipare e al ruolo di controllo del Parlamento, nonostante alcune modifiche che hanno sicuramente migliorato la prima formulazione del testo che oggi è in aula. Vorrei ricordare che il gruppo di Sinistra Ecologia Libertà ha lungamente lavorato insistito sia nelle Commissioni congiunte difesa ed esteri perché si arrivasse all'approvazione di un provvedimento di una legge quadro sulle missioni internazionali. Abbiamo insistito anche in aula in occasione di ogni rifinanziamento della proroga delle missioni internazionali. Abbiamo presentato a maggio del 2013 una proposta di legge per regolamentare le missioni internazionali perché c'era a nostro giudizio appunto la necessità di definire  finalmente un quadro normativo più adeguato al crescente impegno del nostro Paese nell'ambito delle operazioni missioni internazionali. Con la proposta di legge Atto Camera n. 933, a mia prima firma, avevamo previsto una stringente definizione legislativa degli ambiti di intervento delle operazioni e delle missioni internazionali in modo da garantire un più incisivo controllo del Parlamento e la disciplina della normativa da parte di una norma di rango primario, per l'appunto di una legge; l'indicazione poi puntuale delle fonti primarie di riferimento per chiarire il terreno normativo per l'operatività delle missioni. Tutto ciò perché, giova ricordarlo, sul piano internazionale, nonostante la chiarezza delle norme e dei principi, si è contrapposta nel tempo una prassi segnata da gravi violazioni ed ambiguità ed il nostro Paese ha partecipato a missioni ad alto contenuto di uso della forza e, anche con propri mezzi, ha partecipato operazioni di bombardamento. Inoltre l'Italia ha partecipato a missioni in cui non veniva rispettato il principio che l'autorizzazione del Consiglio di sicurezza ONU per azioni coercitive da parte di un'organizzazione o di un accordo regionale debba essere preventiva ed esplicita. L'ambito di applicazione individuato dall'articolo 1 del testo in esame a nostro giudizio non è sufficiente al fine di realizzare l'obiettivo che avevamo indicato cioè dare forza al nuovo diritto internazionale che riconosce la pace quale diritto fondamentale delle persone e dei popoli. Abbiamo insistito con gli emendamenti sulla necessità di indicare la tipologia delle missioni che non è resa superflua dall'esplicitazione della base di legalità internazionale ma, al contrario, la loro indicazione metterebbe al sicuro anche in riferimento ad eventuali operazioni NATO perché, come sappiamo, anche la NATO deve comunque agire secondo la Carta delle Nazioni Unite e così non è stato sempre. Per quanto attiene alla procedura per l'autorizzazione delle missioni internazionali, abbiamo sostenuto la necessità, peraltro condivisa da diversi gruppi parlamentari, di superare la prassi che si è sviluppata negli anni che ha limitato il ruolo del Parlamento all'autorizzazione dell'erogazione dei mezzi finanziari; che ha costretto ad una valutazione globale non consentendo la possibilità di valutare compiutamente la coerenza delle missioni con il dettato costituzionale dell'articolo 11, mettendo tutte le missioni sullo stesso piano. 

La formulazione del testo non risponde a questa necessità secondo noi, perché lascia, con le previsioni dell'articolo 2, in capo al Governo la deliberazione della partecipazione alle missioni internazionali e solo successivamente – lo voglio dire ai colleghi che hanno tanto enfatizzato questo procedimento autorizzatorio – prevede il passaggio alle Camere per la loro autorizzazione. È per questo, perché non ci soddisfa l'articolo 2, che abbiamo insistito perché si riprendesse la formulazione «autorizzate con apposito provvedimento legislativo». Lavoreremo nel passaggio al Senato per modificare sostanzialmente e concretamente l'articolo 2, appunto, quello che riguarda il procedimento autorizzativo. 
Quanto alla funzione di controllo, il testo unificato prevede una sessione parlamentare attraverso la presentazione di una relazione del Governo da effettuarsi entro il 31 marzo. Abbiamo sostenuto la necessità di istituire anche un comitato parlamentare di controllo, che potesse avere penetranti competenze di controllo sulle missioni e sull'aderenza di esse ai principi del diritto internazionale, al dettato costituzionale, alle regole di ingaggio, agli obiettivi, ai risultati, per l'appunto alla legge quadro, e al rispetto degli atti di indirizzo deliberati dalle Camere. 
Tant’è: il testo all'esame, nonostante sia un passo avanti rispetto alla prassi degli ultimi decenni, sembra, per alcuni profili, limitarsi a fotografare l'esistente, senza andare fino in fondo nella direzione auspicata da più parti, cioè verso una norma che completamente indichi le fonti primarie di riferimento, capace di superare le ambiguità dell'impiego dei militari in operazioni internazionali necessarie al fine di dare la piena prerogativa sul procedimento autorizzatorio alle Camere. 
Insomma, a nostro giudizio, non è stata sfruttata a pieno l'occasione di presentare, in sede internazionale, una legge riconosciuta come sviluppo naturale dell'impegno del nostro Paese a promuovere il nuovo diritto internazionale, quello che ripudia la guerra e disciplina l'uso della forza, con elementi di sopranazionalità e per finalità diverse da quelle belliche.

Abbiamo perso l'occasione di smilitarizzazione il profilo della nostra politica estera, di scongiurare la possibilità che l'Italia si ritrovi a partecipare a missioni di guerra, come è avvenuto negli anni. 
Il voto di SEL sarà di astensione per significare il nostro impegno nel dibattito nelle Commissioni, in quest'Aula e nella stesura del testo e la nostra convinzione rispetto alla necessità di arrivare ad una normativa che modifichi realmente la prassi consolidata, ma, nel contempo, per significare l'insoddisfazione rispetto al risultato finale, che doveva essere più pregnante rispetto, soprattutto, alle aspettative che tutti insieme abbiamo creato. 
Resta l'auspicio che, finalmente, con questo seppur insufficiente e piccolo passo avanti anche grazie al dibattito che si è sviluppato intorno a questo provvedimento, si arrivi a determinare un cambio di passo sul terreno dell'impegno a promuovere azioni ed interventi che non differiscano più le decisioni di avviare operazioni di guerra o di uso della violenza bellica agli organismi internazionali quali la NATO, aggirando, di fatto, l'articolo 11, così com’è avvenuto molteplici volte in questi anni. Un impegno che definisca, al contrario, come priorità politica del nostro Paese, azione ed interventi di carattere umanitario e non bellico, in conformità alla Carta delle Nazioni Unite, al diritto alla pace di ogni individuo e di ogni popolo, a cominciare dalla gestione delle crisi aperte nei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. 
In conclusione, signor Presidente, voto di astensione del gruppo di Sinistra Ecologia Libertà è a significare la nostra ferma determinazione a continuare al Senato la battaglia che abbiamo cominciato qui, in quest'Aula, ormai da anni. Lavoreremo per cancellare le norme che non consentono anche e, soprattutto, in questo testo oggi all'esame, il pieno dispiegamento delle prerogative parlamentari e noi aggiungiamo il pieno dispiegamento delle previsioni dell'articolo 11 della Costituzione italiana.