mercoledì 30 ottobre 2013

Servono risposte concrete per la Marcegaglia Buildtech

La notizia arrivata ieri dai vertici della Marcegaglia Buildtech è l’ennesimo dramma che si consuma sulla pelle dei lavoratori tarantini e della provincia jonica tutta .
Proprio mentre ci troviamo ad affrontare altre crisi simili, come quella della Vestas, arriva notizia della chiusura di un altro stabilimento, la Marcegaglia Buildtech, che occupa direttamente 134 persone.
Stabilimento che fra l’altro è stato inaugurato appena due anni fa.
Esattamente ieri sera sono intervenuta in aula mentre si discutevano le mozioni per sviluppare iniziative volte al rilancio del settore manifatturiero e per programmare una nuova politica industriale nazionale.
La decisione del gruppo Marcegaglia è la goccia che fa traboccare il già colmo vaso del dramma occupazionale che investe in maniera devastante in particolar modo la provincia di Taranto.
A questo punto il Governo non può più esimersi dall’intervenire in maniera netta, determinata ed immediata per risolvere la questione. Ogni giorno ci troviamo a commentare situazioni analoghe, fabbriche che chiudono perché gli amministratori o ritengono poco conveniente la manodopera italiana o perché non riescono a sviluppare politiche industriali a lungo termine, e a pagare la poca lungimiranza sono sempre i più deboli. In tutta risposta, il Governo continua ad aprire tavoli su tavoli di “concertazione”, senza dare risposte concrete.
Mi stringo con forza accanto atutti i lavoratori che nel giro di un pomeriggio hanno visto stravolta la loro vita, e continuerò ad impegnarmi quotidianamente affinché l’attenzione in Parlamento rimanga alta su tematiche di cosi vitale importanza.

On. Donatella Duranti.

Missioni internazionali: Sel abbandona lavori commissioni esteri e difesa

I deputati di Sel Donatella Duranti, Michele Piras, Arturo Scotto e Claudio Fava hanno abbandonato polemicamente i lavori delle commissioni Esteri e Difesa riunite per discutere il decreto missioni internazionali.
Nei giorni scorsi i deputati di Sel avevano intrapreso una pratica ostruzionistica, presentando 160 emendamenti, affinché si separassero le missioni in Afghanistan ed in Libia dal resto dei teatri nei quali sono impegnati i nostri militari.
Sono anni che i governi in carica ci presentano sempre lo stesso decreto, sempre la stessa minestra riscaldata, senza alcuna discontinuità tra una legislatura e l’altra, commentano i deputati di Sel al momento di abbandonare i lavori delle commissioni.
Sel ritiene, continuano i deputati di Sel, che l’Italia debba ritirare immediatamente i propri soldati dal teatro afgano, come fatto già dalla Francia.
Noi, concludono i deputati di Sel delle commissioni Esteri e Difesa Duranti, Piras, Scotto siamo radicalmente contrati alla filosofia che anima questo decreto. L’unica opposizione che lo ha contrastato frontalmente e senza sconti. Abbiamo presentato una serie di emendamenti che la maggioranza delle larghe intese ha bocciato senza neanche entrare nel merito delle nostre proposte. Adesso porteremo la nostra battaglia in Aula. Convinti che siano tanti i cittadini che vogliono che si torni a parlare di pace e cooperazione.

Lo rende noto l’ufficio stampa nazionale di Sel

martedì 22 ottobre 2013

Obiezione di coscienza per i militari

Lunghissimo percorso, durato quasi vent’anni, e l’impegno personale, spesso duro e molto penalizzante, di centinaia, migliaia di persone che hanno spesso sacrificato all’affermazione di questo principio di civiltà giuridica anche la propria libertà personale.
Anche se di esperienze nazionali non ne esistono molte (ricordiamo tuttavia che alla fine degli anni settanta ci fu un caso molto controverso di obiezione di coscienza da parte di un ufficiale dell’Aeronautica militare), essendo l’esperienza professionale generalizzata una realtà troppo recente nel nostro ordinamento, i dati provenienti da altri Paesi con Forze armate di consolidata tradizione professionale dimostrano che il fenomeno dell’obiezione di coscienza tra i militari professionisti è un fenomeno non secondario e non marginale.
Secondo il General accounting office, un organismo del Congresso degli Stati Uniti con funzioni assimilabili per certi versi a quelle della Corte dei conti, sarebbero stati 447 i militari che avrebbero chiesto di essere congedati per ragioni di coscienza nel 1991. Normalmente, secondo lo stesso ufficio, le richieste di obiezione di coscienza negli Stati Uniti sono circa 200 l’anno.

Questa proposta di legge stabilisce la possibilità per gli appartenenti alle Forze armate e ai Corpi di polizia ad ordinamento militare, indipendentemente dal grado rivestito, di dichiararsi obiettori di coscienza.

giovedì 17 ottobre 2013

Oltre il danno la beffa per i lavoratori della ITN Martina Franca

Questa mattina il Prefetto di Taranto ha accolto una rappresentanza di lavoratori della ITN di Martina Franca, affinché si facesse portavoce presso il Ministero del Lavoro.
La situazione che colpisce i lavoratori, ben 123, della azienda tessile martinese è a dir poco sconcertante, e purtroppo figlia della crisi e delle solite, dissennate e poco lungimiranti, politiche produttive che continuano a colpire quasi come fosse una epidemia tutto il territorio pugliese.
Ci troviamo di fronte ad una grande realtà imprenditoriale della Valle d’Itria, che nella primavera del 2011 ha dichiarato la chiusura della attività. Oltre al giudizio assolutamente negativo su questa scelta della dirigenza, che paventa come al solito la mancanza di volontà di trovare vie alternative per diversificare la produzione nell’ottica della competitività per superare la crisi salvaguardando il territorio, e che manifesta la solita, comoda scelta di provare a delocalizzare per abbattere i costi, ci troviamo a fare i conti con una ulteriore beffa per i lavoratori coinvolti.
Otto mesi fa è stata infatti inoltrata richiesta per la cassa integrazione straordinaria, minima misura per dare una boccata di ossigeno a famiglie sull’orlo della disperazione, ed è inaccettabile che ad oggi non ci sia ancora stata autorizzazione da parte del Ministero del Lavoro.
Non si tratta di una misura meramente assistenzialistica, ma di una soluzione che permette l’individuazione di strumenti in grado di consentire di guadagnare tempo prezioso.

Sono vicina a tutte le persone coinvolte in questa vicenda, e, oltre ad aver già interessato il Sottosegretario al Ministero del Lavoro, Carlo Dell’Aringa, sulla questione, mi impegno ad adottare ogni iniziativa in mio potere affinché sia ridata la speranza a queste persone.

Afghanistan: no a presenza militare dopo 2014. Su decreto missioni opposizione durissima

L’audizione dei ministri Bonino e Mauro ha confermato i nostri timori. Lo scenario afgano non sarà abbandonato e la presenza militare, anche con regole d’ingaggio diverse, rimarrà sul campo anche dopo il 2014.
Lo affermano i capigruppo di Sel in Commissione Esteri e Difesa on. Arturo Scotto e Donatella Duranti commentando l’audizione davanti alle commissioni riunite dei ministri degli Esteri e della Difesa.
Non ci bastano le rassicurazioni sul carattere no combat della missione, perché, di fatto, sarebbe la conferma di una tendenza a considerare lo scenario afgano come permanente.

Sinistra Ecologia Libertà, concludono gli on.li Scotto e Duranti, non è d’accordo e, a partire dal decreto missioni che arriverà in Commissione la prossima settimana, preannunciamo un’opposizione durissima.

mercoledì 16 ottobre 2013

Povero Mare Nostrum

Spero che il Presidente Vito si attivi immediatamente per estendere la mia richiesta al Ministro Mauro, formulata oggi in Commissione Difesa, di riferire sulla operazione Mare Nostrum.
Il Parlamento deve essere messo a conoscenza dei termini della decisione del Consiglio dei Ministri in merito alle risposte alle tragedie dei migranti nel Mar Mediterraneo. Nutro dei forti dubbi riguardo la natura umanitaria della missione “Mare Nostrum”, innanzitutto perché il Presidente Letta continua a chiedere il rafforzamento di Frontex, ossia il dispositivo europeo che prevede il pattugliamento militare per cacciare indietro uomini e donne che fuggono dalle guerre e dalla fame.
Sono inoltre fonte di grande preoccupazione le affermazioni del Ministro Mauro in merito ai trasferimenti nei porti più vicini dei profughi che non necessitano di assistenza sanitaria. Vorrei sottolineare che tutti i profughi che cercano disperatamente di arrivare dall’altra parte del Mediterraneo sono bisognosi in primis di assistenza umanitaria, non vorrei che si introducesse un nuovo ed ennesimo filtro alla concessione dell’asilo e dell’accoglienza. E’ davvero incomprensibile e dannosa la distinzione che opera il Ministro.
Come se non bastasse, la Missione Mare Nostrum viene inaugurata proprio mentre si rafforza la collaborazione con la Libia per la securizzazione delle frontiere ed i pattugliamenti per il respingimento dei profughi.
In ultimo suddetta operazione contempla uno schieramento imponente di uomini e mezzi militari, che ancora una volta declinano un ossimoro : dalla guerra umanitaria siamo passati al pattugliamento militare umanitario.

Ritengo non più tollerabile che il Governo esautori il Parlamento rispetto a decisioni di questa portata, soprattutto in un momento storico tanto delicato e che merita un impegno concreto del nostro Paese in termini di accoglienza e assistenza. Momento che richiede con forza anche l’abolizione di alcune leggi italiane e richiede urgenti misure per abolire le leggi italiane che consentono che tragedie come quella di Lampedusa si consumino sulle nostre coste

martedì 15 ottobre 2013

Mare Nostrum: Mauro riferisca in Parlamento su natura missione

Il Parlamento deve essere messo a conoscenza sulle modalità operative e sulle regole della missione “Mare Nostrum”, che contempla uno schieramento imponente di uomini e mezzi militari, sia aerei che navali. Dalla guerra umanitaria siamo passati al pattugliamento umanitario. Il Ministro Mauro riferisca al Parlamento.
Lo dichiara la capogruppo di Sel in commissione Difesa on. Donatella Duranti.
Non è tollerabile, continua la deputata di Sel, che il Governo esautori il Parlamento rispetto a decisioni di questa portata, soprattutto rispetto ad un impegno concreto del nostro Paese in termini di accoglienza e assistenza. E tutto questo mentre si rafforza la collaborazione con la Libia sulla sicurezza delle frontiere e sui pattugliamenti per il respingimento dei profughi.
Destano poi grande preoccupazione le affermazioni del Ministro Mauro in merito ai trasferimenti nei porti più vicini dei profughi che non hanno bisogno di assistenza sanitaria.

Tutti i profughi che cercano disperatamente di arrivare da questa parte del Mediterraneo sono bisognosi di assistenza, in primis umanitaria. Non vorrei, conclude l’on. Duranti, che si introducesse un nuovo, ed ennesimo, filtro alla concessione dell’asilo. E’ davvero incomprensibile e dannosa la distinzione che opera il Ministro.