Oggi abbiamo celebrato il funerale dei sogni di chi è morto in mare cercando di realizzarli, fuggendo dall'orrore della fame e della guerra.
mercoledì 24 giugno 2015
mercoledì 17 giugno 2015
Vertenza Teleperformance, dalla Ministra Guidi solo buoni propositi. Il Governo si attivi immediatamente e concretamente.
"Questo pomeriggio ho discusso in Aula una interrogazione urgente
sulla vertenza Teleperformance, che mette a serio rischio oltre 2000 fra
lavoratrici e lavoratori della città di Taranto.
Di oggi, infatti, la notizia della rottura della
trattativa fra i sindacati ed i vertici della azienda, avvenuta durante il
tavolo convocato a Roma da Confindustria con tutte le parti coinvolte.
I dirigenti hanno continuato ad opporre il muro del ricatto alle
rappresentanze sindacali confermando la societarizzazione del polo di
Taranto, che andrebbe ad acuire in maniera irreparabile la già difficile
situazione sociale ed occupazionale del capoluogo jonico.
Ho chiesto alla Ministra Guidi la convocazione immediata di un tavolo
interministeriale nazionale che affronti in maniera risolutiva una vertenza che
va avanti da troppo tempo, e che ciclicamente mette a repentaglio il futuro di
migliaia di famiglie.
La risposta ottenuta, come spesso accade, è stata vaga ed intrisa di
semplici buoni propositi.
La Ministra ha ricordato l’esistenza di un tavolo nazionale che si occupa
delle problematiche del settore dei call center , che ad onor del vero mi
risulta non venga convocato da ormai troppi mesi, e si è limitata ad auspicare
che le amministrazioni non utilizzino il regime del massimo ribasso nelle gare
per l'aggiudicazione degli appalti, dichiarandosi infine disponibile
all'apertura di un tavolo nazionale, accusando le parti però di non averne
ancora fatto richiesta.
Ho trovato queste ultime affermazioni inaccettabili.
Un Ministro della Repubblica ha il dovere di adottare provvedimenti e non
auspici, e per quanto riguarda la convocazione di un tavolo nazionale, i
sindacati tutti hanno lanciato l’allarme sin da gennaio di quest’anno ed io,
insieme ad altri parlamentari jonici, ho inviato richiesta scritta alla
Presidenza del Consiglio dei Ministri una decina di giorni fa.
Mi auguro che il Governo si attivi immediatamente per risolvere la
situazione della seconda realtà produttiva di Taranto e per risarcire le
lavoratrici e i lavoratori dei sacrifici sostenuti in questi anni con una
soluzione definitiva, che riconosca il loro diritto alla stabilità del posto di
lavoro e ad una giusta retribuzione."
mercoledì 10 giugno 2015
Mozione Xylella. Dalla parte degli ulivi
Mozione 1-00863
presentata da
DURANTI Donatella
La Camera,
premesso che:
con quasi 500 milioni di tonnellate, l'Italia è il secondo produttore
mondiale (dopo la Spagna) di olio d'oliva, rappresentando uno dei prodotti più
importanti del made in Italyagroalimentare, i cui
importanti risvolti socio-economici si esprimono, in particolare, nei territori
del Sud del Paese, dove tale coltura è principalmente presente. L'olivicoltura
pugliese costituisce, infatti, uno dei comparti più rilevanti del sistema
agricolo, rappresentando il 30 per cento circa della produzione olivicola nazionale;
per quanto riguarda la superficie interessata dall'olivicoltura, in Puglia
risultano in
produzione circa 375.000 ettari a olivo (pari al 32 per cento delle
superfici olivicole nazionali e a circa il 29 per cento della superficie
agricola utilizzata regionale);
inoltre, per quanto attiene al tessuto-imprenditoriale, l'olivicoltura è
realizzata in Puglia da circa 270.000 imprese agricole, pari al 22 per cento
delle aziende olivicole italiane, dove si rileva anche come la superficie media
per azienda coltivata a olivo (1,4 ettari) sia sensibilmente superiore alla
media nazionale (un ettaro);
nel panorama olivicolo nazionale, la Puglia si contraddistingue anche per
l'olio a denominazione di origine protetta (dop Terra di Bari, dop Terra di
Otranto), con il fatturato più elevato in Italia (28 milioni di euro),
rappresentando al contempo il 35 per cento del fatturato complessivo degli oli
extravergine a marchio dop e igp italiani. Negli scambi internazionali di
settore, l'olio rappresenta il terzo prodotto pugliese più esportato (dopo
ortofrutta e conserve vegetali), per un valore di circa 106 milioni di euro,
pari al 9 per cento dell’export di olio dall'Italia (1,2 miliardi di
euro di olio d'oliva esportato nel 2012);
il ritrovamento nell'ottobre del 2013 nell'area del gallipolino del
patogeno da quarantena Xylella fastidiosa su piante di olivo
e su altre specie coltivate, ornamentali e spontanee ha determinato sin dai
primi mesi notevole criticità per la gestione di questa emergenza
fitosanitaria, unica per la sua specificità;
il 15 ottobre 2013 viene data la comunicazione ufficiale del ritrovamento
della Xylella fastidiosa da parte delle
istituzioni scientifiche facenti parte della rete dei laboratori pubblici Selge
e, in particolare, il batterio viene identificato dal Cnr-Istituto per la
protezione sostenibile delle piante di Bari. Il ritrovamento della Xylella fastidiosa, batterio da quarantena inserito nella lista A1 dell’Eppo (European and Mediterranean plant protection Organization) ha determinato l'avvio
di un'intensa attività tecnico-amministrativa da parte della regione
Puglia;
mercoledì 13 maggio 2015
Dichiarazioni di voto finale sulla Legge Quadro sulle Missioni Internazionali
Grazie
signor Presidente, signor sottosegretario, colleghe e colleghi, nel
nostro ordinamento giuridico non esisteva fino ad oggi una normativa di
carattere generale riguardante le missioni e le operazioni
internazionali.
Il lavoro nelle Commissioni difesa ed esteri che ha
portato al testo in esame oggi, durato oltre un anno e condiviso da
tutti i gruppi parlamentari, aveva lo scopo di superare la prassi delle
emergenzialità e delle conseguenti ambiguità in una delicata materia
come quella delle missioni internazionali. Vorrei ricordare che il
nostro Paese è tuttora impegnato in 24 missioni e che, nel corso degli
anni, le missioni alle quali abbiamo partecipato hanno superato il
numero di 120. La formulazione definitiva del testo è evidentemente un
compromesso ma per noi non del tutto sufficiente in riferimento ad
alcune sue parti: in riferimento al processo autorizzatorio, alla
tipologia di missioni cui l'Italia può partecipare e al ruolo di
controllo del Parlamento, nonostante alcune modifiche che hanno
sicuramente migliorato la prima formulazione del testo che oggi è in
aula. Vorrei ricordare che il gruppo di Sinistra Ecologia Libertà ha
lungamente lavorato insistito sia nelle Commissioni congiunte difesa ed
esteri perché si arrivasse all'approvazione di un provvedimento di una
legge quadro sulle missioni internazionali. Abbiamo insistito anche in
aula in occasione di ogni rifinanziamento della proroga delle missioni
internazionali. Abbiamo presentato a maggio del 2013 una proposta di
legge per regolamentare le missioni internazionali perché c'era a nostro
giudizio appunto la necessità di definire finalmente
un quadro normativo più adeguato al crescente impegno del nostro Paese
nell'ambito delle operazioni missioni internazionali. Con la proposta di
legge Atto Camera n. 933, a mia prima firma, avevamo previsto una
stringente definizione legislativa degli ambiti di intervento delle
operazioni e delle missioni internazionali in modo da garantire un più
incisivo controllo del Parlamento e la disciplina della normativa da
parte di una norma di rango primario, per l'appunto di una legge;
l'indicazione poi puntuale delle fonti primarie di riferimento per
chiarire il terreno normativo per l'operatività delle missioni. Tutto
ciò perché, giova ricordarlo, sul piano internazionale, nonostante la
chiarezza delle norme e dei principi, si è contrapposta nel tempo una
prassi segnata da gravi violazioni ed ambiguità ed il nostro Paese ha
partecipato a missioni ad alto contenuto di uso della forza e, anche con
propri mezzi, ha partecipato operazioni di bombardamento. Inoltre
l'Italia ha partecipato a missioni in cui non veniva rispettato il
principio che l'autorizzazione del Consiglio di sicurezza ONU per azioni
coercitive da parte di un'organizzazione o di un accordo regionale
debba essere preventiva ed esplicita. L'ambito di applicazione
individuato dall'articolo 1 del testo in esame a nostro giudizio non è
sufficiente al fine di realizzare l'obiettivo che avevamo indicato cioè
dare forza al nuovo diritto internazionale che riconosce la pace quale
diritto fondamentale delle persone e dei popoli. Abbiamo insistito con
gli emendamenti sulla necessità di indicare la tipologia delle missioni
che non è resa superflua dall'esplicitazione della base di legalità
internazionale ma, al contrario, la loro indicazione metterebbe al
sicuro anche in riferimento ad eventuali operazioni NATO perché, come
sappiamo, anche la NATO deve comunque agire secondo la Carta delle
Nazioni Unite e così non è stato sempre. Per quanto attiene alla
procedura per l'autorizzazione delle missioni internazionali, abbiamo
sostenuto la necessità, peraltro condivisa da diversi gruppi
parlamentari, di superare la prassi che si è sviluppata negli anni che
ha limitato il ruolo del Parlamento all'autorizzazione dell'erogazione
dei mezzi finanziari; che ha costretto ad una valutazione globale non
consentendo la possibilità di valutare compiutamente
la coerenza delle missioni con il dettato costituzionale dell'articolo
11, mettendo tutte le missioni sullo stesso piano.
La
formulazione del testo non risponde a questa necessità secondo noi,
perché lascia, con le previsioni dell'articolo 2, in capo al Governo la
deliberazione della partecipazione alle missioni internazionali e solo
successivamente – lo voglio dire ai colleghi che hanno tanto enfatizzato
questo procedimento autorizzatorio – prevede il passaggio alle Camere
per la loro autorizzazione. È per questo, perché non ci soddisfa
l'articolo 2, che abbiamo insistito perché si riprendesse la
formulazione «autorizzate con apposito provvedimento legislativo».
Lavoreremo nel passaggio al Senato per modificare sostanzialmente e
concretamente l'articolo 2, appunto, quello che riguarda il procedimento
autorizzativo.
Quanto
alla funzione di controllo, il testo unificato prevede una sessione
parlamentare attraverso la presentazione di una relazione del Governo da
effettuarsi entro il 31 marzo. Abbiamo sostenuto la necessità di
istituire anche un comitato parlamentare di controllo, che potesse avere
penetranti competenze di controllo sulle missioni e sull'aderenza di
esse ai principi del diritto internazionale, al dettato costituzionale,
alle regole di ingaggio, agli obiettivi, ai risultati, per l'appunto
alla legge quadro, e al rispetto degli atti di indirizzo deliberati
dalle Camere.
Tant’è:
il testo all'esame, nonostante sia un passo avanti rispetto alla prassi
degli ultimi decenni, sembra, per alcuni profili, limitarsi a
fotografare l'esistente, senza andare fino in fondo nella direzione
auspicata da più parti, cioè verso una norma che completamente indichi
le fonti primarie di riferimento, capace di superare le ambiguità
dell'impiego dei militari in operazioni internazionali necessarie al
fine di dare la piena prerogativa sul procedimento autorizzatorio alle
Camere.
Insomma,
a nostro giudizio, non è stata sfruttata a pieno l'occasione di
presentare, in sede internazionale, una legge riconosciuta come sviluppo
naturale dell'impegno del nostro Paese a promuovere il nuovo diritto
internazionale, quello che ripudia la guerra e disciplina l'uso della
forza, con elementi di sopranazionalità e per finalità diverse da quelle
belliche.
Abbiamo
perso l'occasione di smilitarizzazione il profilo della nostra politica
estera, di scongiurare la possibilità che l'Italia si ritrovi a
partecipare a missioni di guerra, come è avvenuto negli anni.
Il
voto di SEL sarà di astensione per significare il nostro impegno nel
dibattito nelle Commissioni, in quest'Aula e nella stesura del testo e
la nostra convinzione rispetto alla necessità di arrivare ad una
normativa che modifichi realmente la prassi consolidata, ma, nel
contempo, per significare l'insoddisfazione rispetto al risultato
finale, che doveva essere più pregnante rispetto, soprattutto, alle
aspettative che tutti insieme abbiamo creato.
Resta
l'auspicio che, finalmente, con questo seppur insufficiente e piccolo
passo avanti anche grazie al dibattito che si è sviluppato intorno a
questo provvedimento, si arrivi a determinare un cambio di passo sul
terreno dell'impegno a promuovere azioni ed interventi che non
differiscano più le decisioni di avviare operazioni di guerra o di uso
della violenza bellica agli organismi internazionali quali la NATO,
aggirando, di fatto, l'articolo 11, così com’è avvenuto molteplici volte
in questi anni. Un impegno che definisca, al contrario, come priorità
politica del nostro Paese, azione ed interventi di carattere umanitario e
non bellico, in conformità alla Carta delle Nazioni Unite, al diritto
alla pace di ogni individuo e di ogni popolo, a cominciare dalla
gestione delle crisi aperte nei Paesi che si affacciano sul
Mediterraneo.
In
conclusione, signor Presidente, voto di astensione del gruppo di
Sinistra Ecologia Libertà è a significare la nostra ferma determinazione
a continuare al Senato la battaglia che abbiamo cominciato qui, in
quest'Aula, ormai da anni. Lavoreremo per cancellare le norme che non
consentono anche e, soprattutto, in questo testo oggi all'esame, il
pieno dispiegamento delle prerogative parlamentari e noi aggiungiamo il
pieno dispiegamento delle previsioni dell'articolo 11 della Costituzione
italiana.
sabato 9 maggio 2015
giovedì 16 aprile 2015
Non ci è stato regalato niente
Giovedi 24 aprile alle ore 18,00 presso il circolo Arci Aggarbato in via Ribes a Gandoli dibattito sulle donne nella Resistenza
mercoledì 15 aprile 2015
LA NOSTRA POLITICA ESTERA E DI DIFESA NON PUO’ ESSERE DECISA DALLA PASSERELLA ALLA CASA BIANCA DEL PREMIER
A quanto si
apprende dalla stampa, il premier Renzi, durante la visita al Presidente Obama,
si appresterebbe ad impegnarsi per il prolungamento italiano della missione
ISAF in Afghanistan, oltre a considerare l’impegno diretto dell’Italia
nell’attuazione di un blocco navale al largo delle coste libiche.
Chiediamo
per questo che la Ministra Pinotti ed il Ministro Gentiloni vengano
immediatamente a riferire in Aula circa le reali intenzioni del Governo,
ritenendo inconcepibile un comportamento del genere, che esautora completamente
il parlamento da decisioni delicate e fondamentali di Politica Estera e Difesa.
Il nostro impegno
in Afghanistan, così come previsto dal Decreto Missioni appena approvato anche
al Senato, ha come termine ultimo il settembre di questo anno.
Invece si
sta paventando la possibilità, per rispondere alle richieste unilaterali
americane, di prolungare la nostra presenza (che consta di almeno 750 uomini),
almeno fino alla fine del 2015 se non oltre.
Per quanto
riguarda la Libia invece, il nostro appoggio concreto al blocco navale della
Libia, richiesto ripetutamente dal generale Khalifa Haftar, capo delle forze
armate libiche schierate al fianco del Governo riconosciuto di Tobruk, sarebbe
una libera e forzata interpretazione della Missione Mare Sicuro, presente nel
Decreto Missioni senza dettagli precisi di regole di ingaggio e senza
esplicitazione della sua reale funzione. Inoltre rappresenterebbe l’ennesima
giravolta del Governo, che predilige l’approccio di stampo militaristico
(dietro lo scudo dei presunti interessi nazionali) a discapito della diplomazia
e di quello che invece dovrebbe essere il nostro ruolo. Cioè quello di registi
di un processo di pacificazione che parta dal dialogo fra i due Governi
riconosciuti in Libia.
La nostra
Politica Estera e di Difesa, con decisioni che avranno ripercussioni sulla
intera stabilità del mediterraneo per almeno i prossimi trenta anni, non può e
non deve essere decisa nella passerella alla Casa Bianca del Premier, ne
tantomeno dagli Stati Maggiori nel chiuso delle loro stanze.
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