mercoledì 13 maggio 2015

Dichiarazioni di voto finale sulla Legge Quadro sulle Missioni Internazionali

Grazie signor Presidente, signor sottosegretario, colleghe e colleghi, nel nostro ordinamento giuridico non esisteva fino ad oggi una normativa di carattere generale riguardante le missioni e le operazioni internazionali. 
Il lavoro nelle Commissioni difesa ed esteri che ha portato al testo in esame oggi, durato oltre un anno e condiviso da tutti i gruppi parlamentari, aveva lo scopo di superare la prassi delle emergenzialità e delle conseguenti ambiguità in una delicata materia come quella delle missioni internazionali. Vorrei ricordare che il nostro Paese è tuttora impegnato in 24 missioni e che, nel corso degli anni, le missioni alle quali abbiamo partecipato hanno superato il numero di 120. La formulazione definitiva del testo è evidentemente un compromesso ma per noi non del tutto sufficiente in riferimento ad alcune sue parti: in riferimento al processo autorizzatorio, alla tipologia di missioni cui l'Italia può partecipare e al ruolo di controllo del Parlamento, nonostante alcune modifiche che hanno sicuramente migliorato la prima formulazione del testo che oggi è in aula. Vorrei ricordare che il gruppo di Sinistra Ecologia Libertà ha lungamente lavorato insistito sia nelle Commissioni congiunte difesa ed esteri perché si arrivasse all'approvazione di un provvedimento di una legge quadro sulle missioni internazionali. Abbiamo insistito anche in aula in occasione di ogni rifinanziamento della proroga delle missioni internazionali. Abbiamo presentato a maggio del 2013 una proposta di legge per regolamentare le missioni internazionali perché c'era a nostro giudizio appunto la necessità di definire  finalmente un quadro normativo più adeguato al crescente impegno del nostro Paese nell'ambito delle operazioni missioni internazionali. Con la proposta di legge Atto Camera n. 933, a mia prima firma, avevamo previsto una stringente definizione legislativa degli ambiti di intervento delle operazioni e delle missioni internazionali in modo da garantire un più incisivo controllo del Parlamento e la disciplina della normativa da parte di una norma di rango primario, per l'appunto di una legge; l'indicazione poi puntuale delle fonti primarie di riferimento per chiarire il terreno normativo per l'operatività delle missioni. Tutto ciò perché, giova ricordarlo, sul piano internazionale, nonostante la chiarezza delle norme e dei principi, si è contrapposta nel tempo una prassi segnata da gravi violazioni ed ambiguità ed il nostro Paese ha partecipato a missioni ad alto contenuto di uso della forza e, anche con propri mezzi, ha partecipato operazioni di bombardamento. Inoltre l'Italia ha partecipato a missioni in cui non veniva rispettato il principio che l'autorizzazione del Consiglio di sicurezza ONU per azioni coercitive da parte di un'organizzazione o di un accordo regionale debba essere preventiva ed esplicita. L'ambito di applicazione individuato dall'articolo 1 del testo in esame a nostro giudizio non è sufficiente al fine di realizzare l'obiettivo che avevamo indicato cioè dare forza al nuovo diritto internazionale che riconosce la pace quale diritto fondamentale delle persone e dei popoli. Abbiamo insistito con gli emendamenti sulla necessità di indicare la tipologia delle missioni che non è resa superflua dall'esplicitazione della base di legalità internazionale ma, al contrario, la loro indicazione metterebbe al sicuro anche in riferimento ad eventuali operazioni NATO perché, come sappiamo, anche la NATO deve comunque agire secondo la Carta delle Nazioni Unite e così non è stato sempre. Per quanto attiene alla procedura per l'autorizzazione delle missioni internazionali, abbiamo sostenuto la necessità, peraltro condivisa da diversi gruppi parlamentari, di superare la prassi che si è sviluppata negli anni che ha limitato il ruolo del Parlamento all'autorizzazione dell'erogazione dei mezzi finanziari; che ha costretto ad una valutazione globale non consentendo la possibilità di valutare compiutamente la coerenza delle missioni con il dettato costituzionale dell'articolo 11, mettendo tutte le missioni sullo stesso piano. 

La formulazione del testo non risponde a questa necessità secondo noi, perché lascia, con le previsioni dell'articolo 2, in capo al Governo la deliberazione della partecipazione alle missioni internazionali e solo successivamente – lo voglio dire ai colleghi che hanno tanto enfatizzato questo procedimento autorizzatorio – prevede il passaggio alle Camere per la loro autorizzazione. È per questo, perché non ci soddisfa l'articolo 2, che abbiamo insistito perché si riprendesse la formulazione «autorizzate con apposito provvedimento legislativo». Lavoreremo nel passaggio al Senato per modificare sostanzialmente e concretamente l'articolo 2, appunto, quello che riguarda il procedimento autorizzativo. 
Quanto alla funzione di controllo, il testo unificato prevede una sessione parlamentare attraverso la presentazione di una relazione del Governo da effettuarsi entro il 31 marzo. Abbiamo sostenuto la necessità di istituire anche un comitato parlamentare di controllo, che potesse avere penetranti competenze di controllo sulle missioni e sull'aderenza di esse ai principi del diritto internazionale, al dettato costituzionale, alle regole di ingaggio, agli obiettivi, ai risultati, per l'appunto alla legge quadro, e al rispetto degli atti di indirizzo deliberati dalle Camere. 
Tant’è: il testo all'esame, nonostante sia un passo avanti rispetto alla prassi degli ultimi decenni, sembra, per alcuni profili, limitarsi a fotografare l'esistente, senza andare fino in fondo nella direzione auspicata da più parti, cioè verso una norma che completamente indichi le fonti primarie di riferimento, capace di superare le ambiguità dell'impiego dei militari in operazioni internazionali necessarie al fine di dare la piena prerogativa sul procedimento autorizzatorio alle Camere. 
Insomma, a nostro giudizio, non è stata sfruttata a pieno l'occasione di presentare, in sede internazionale, una legge riconosciuta come sviluppo naturale dell'impegno del nostro Paese a promuovere il nuovo diritto internazionale, quello che ripudia la guerra e disciplina l'uso della forza, con elementi di sopranazionalità e per finalità diverse da quelle belliche.

Abbiamo perso l'occasione di smilitarizzazione il profilo della nostra politica estera, di scongiurare la possibilità che l'Italia si ritrovi a partecipare a missioni di guerra, come è avvenuto negli anni. 
Il voto di SEL sarà di astensione per significare il nostro impegno nel dibattito nelle Commissioni, in quest'Aula e nella stesura del testo e la nostra convinzione rispetto alla necessità di arrivare ad una normativa che modifichi realmente la prassi consolidata, ma, nel contempo, per significare l'insoddisfazione rispetto al risultato finale, che doveva essere più pregnante rispetto, soprattutto, alle aspettative che tutti insieme abbiamo creato. 
Resta l'auspicio che, finalmente, con questo seppur insufficiente e piccolo passo avanti anche grazie al dibattito che si è sviluppato intorno a questo provvedimento, si arrivi a determinare un cambio di passo sul terreno dell'impegno a promuovere azioni ed interventi che non differiscano più le decisioni di avviare operazioni di guerra o di uso della violenza bellica agli organismi internazionali quali la NATO, aggirando, di fatto, l'articolo 11, così com’è avvenuto molteplici volte in questi anni. Un impegno che definisca, al contrario, come priorità politica del nostro Paese, azione ed interventi di carattere umanitario e non bellico, in conformità alla Carta delle Nazioni Unite, al diritto alla pace di ogni individuo e di ogni popolo, a cominciare dalla gestione delle crisi aperte nei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. 
In conclusione, signor Presidente, voto di astensione del gruppo di Sinistra Ecologia Libertà è a significare la nostra ferma determinazione a continuare al Senato la battaglia che abbiamo cominciato qui, in quest'Aula, ormai da anni. Lavoreremo per cancellare le norme che non consentono anche e, soprattutto, in questo testo oggi all'esame, il pieno dispiegamento delle prerogative parlamentari e noi aggiungiamo il pieno dispiegamento delle previsioni dell'articolo 11 della Costituzione italiana.

giovedì 16 aprile 2015

Non ci è stato regalato niente

Giovedi 24 aprile alle ore 18,00 presso il circolo Arci Aggarbato in via Ribes a Gandoli dibattito sulle donne nella Resistenza

mercoledì 15 aprile 2015

LA NOSTRA POLITICA ESTERA E DI DIFESA NON PUO’ ESSERE DECISA DALLA PASSERELLA ALLA CASA BIANCA DEL PREMIER

A quanto si apprende dalla stampa, il premier Renzi, durante la visita al Presidente Obama, si appresterebbe ad impegnarsi per il prolungamento italiano della missione ISAF in Afghanistan, oltre a considerare l’impegno diretto dell’Italia nell’attuazione di un blocco navale al largo delle coste libiche.
Chiediamo per questo che la Ministra Pinotti ed il Ministro Gentiloni vengano immediatamente a riferire in Aula circa le reali intenzioni del Governo, ritenendo inconcepibile un comportamento del genere, che esautora completamente il parlamento da decisioni delicate e fondamentali di Politica Estera e Difesa.
Il nostro impegno in Afghanistan, così come previsto dal Decreto Missioni appena approvato anche al Senato, ha come termine ultimo il settembre di questo anno.
Invece si sta paventando la possibilità, per rispondere alle richieste unilaterali americane, di prolungare la nostra presenza (che consta di almeno 750 uomini), almeno fino alla fine del 2015 se non oltre.
Per quanto riguarda la Libia invece, il nostro appoggio concreto al blocco navale della Libia, richiesto ripetutamente dal generale Khalifa Haftar, capo delle forze armate libiche schierate al fianco del Governo riconosciuto di Tobruk, sarebbe una libera e forzata interpretazione della Missione Mare Sicuro, presente nel Decreto Missioni senza dettagli precisi di regole di ingaggio e senza esplicitazione della sua reale funzione. Inoltre rappresenterebbe l’ennesima giravolta del Governo, che predilige l’approccio di stampo militaristico (dietro lo scudo dei presunti interessi nazionali) a discapito della diplomazia e di quello che invece dovrebbe essere il nostro ruolo. Cioè quello di registi di un processo di pacificazione che parta dal dialogo fra i due Governi riconosciuti in Libia.
La nostra Politica Estera e di Difesa, con decisioni che avranno ripercussioni sulla intera stabilità del mediterraneo per almeno i prossimi trenta anni, non può e non deve essere decisa nella passerella alla Casa Bianca del Premier, ne tantomeno dagli Stati Maggiori nel chiuso delle loro stanze.


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lunedì 30 marzo 2015

Circhi, ora stop allo sfruttamento degli animali

Nonostante le molte interrogazioni sullo sfruttamento degli animali nei circhi di Sel, e di altre forze parlamentari, il governo e il ministro dei Beni e delle Attività Culturali non hanno mai risposto. Silenzio anche sulle 20.000 firme raccolte dalla LAV su una petizione popolare volta a porre fine a questa odiosa pratica.
I circhi su cui la magistratura indaga, o quelli condannati in via definitiva, continuano a ricevere i fondi del Fondo Unico per lo Spettacolo, in contrasto con quanto previsto dalla normativa vigente e nonostante l’accoglimento da parte del governo dell’ordine del giorno del Senato con cui appunto si chiedeva l’azzeramento del “FUS” ai circhi con animali. È necessario che il governo si esprima al più presto su questa vicenda e il ministro non si sottragga più al confronto con le associazioni. L’Italia si metta alla testa dei Paesi più evoluti sul piano della civiltà e del rispetto per gli animali